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  "user_comment": "I support your decision, I believe in change and hope you find just what it is that you are looking for. If your heart is free, the ground you stand on is liberated territory. Defend it. This feed allows you to read the posts from this site in any feed reader that supports the JSON Feed format. To add this feed to your reader, copy the following URL — https://crimethinc.com/feed.json — and add it your reader. For more info on this format: https://jsonfeed.org",
  "title": "CrimethInc.",
  "description": "CrimethInc. ex-Workers’ Collective: Your ticket to a world free of charge",
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      "title": "Il governo degli Stati Uniti dichiara l'host di NoBlogs.org “terrorista globale”",
      "summary": "Il governo statunitense ha dichiarato il collettivo italiano Autistici/Inventati “una pericolosa organizzazione terroristica globale\", a causa delle sue posizioni politiche “di estrema sinistra”.",
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      "content_html": "<p>Il 26 agosto 2026, il governo degli Stati Uniti <a href=\"https://www.state.gov/releases/\noffice-of-the-spokesperson/2026/08/designation-of-autistici-inventati-as-a-specially-designated-global-terrorist/\">ha classificato</a> il collettivo italiano Autistici/Inventati come “pericolosa organizzazione terroristica globale”, giustificando la decisione con l’orientamento politico “di estrema sinistra” del collettivo. \nNella stessa dichiarazione ha annunciato misure simili nei confronti del gruppo britannico Palestine Action e del movimento palestinese transnazionale Masar Badil.</p>\n\n<p>Fondato nel 2001, Autistici/Inventati è un’organizzazione gestita da volontari che fornisce servizi di posta elettronica, siti web, mailing list, blog e strumenti di comunicazione orientati alla privacy per gli utenti che preferiscono non affidarsi alle piattaforme aziendali.\nSecondo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Autistici/Inventati ospita «circa 16.000 caselle di posta, 1.500 siti web, 5.500 mailing list e 10.000 “blog” sulla propria piattaforma sviluppata su misura».</p>\n\n<p>Autistici/Inventati illustra i propri valori e obiettivi nel proprio <a href=\"https://www.autistici.org/who/manifesto\">manifesto</a>:</p>\n\n<blockquote>\n  <p>Crediamo che la comunicazione debba essere libera — e gratuita — e, pertanto, universalmente accessibile.</p>\n\n  <p>Cerchiamo di realizzare tutto ciò offrendo servizi Internet (siti web, e-mail, mailing list, chat, blog, newsletter e altro ancora), mettendo a frutto le nostre migliori competenze e conoscenze per difendere sia i singoli individui che i gruppi che condividono i nostri stessi obiettivi o ideali. […]</p>\n\n  <p>Crediamo che i media e la comunicazione non debbano essere appannaggio esclusivo dei professionisti dell’informazione. Crediamo nel valore dell’autogestione: ecco perché non abbiamo sponsor né finanziamenti di alcun tipo, a parte le donazioni volontarie di chi ritiene che il nostro progetto sia importante e debba continuare a esistere. Nessuno di noi guadagna un centesimo da questo progetto (anzi, è proprio il contrario).</p>\n</blockquote>\n\n<p>Molte <a href=\"https://bsky.app/profile/seabookfair.bsky.social/post/3mtytx2i43225\">fiere del libro</a>, programmi radiofonici e altri progetti culturali si affidano alla piattaforma Autistici/Inventati <a href=\"https://noblogs.org/\">noblogs.org</a> per l’hosting dei siti web.\nSecondo un <a href=\"https://bsky.app/profile/latenightafa.bsky.social/post/3mtytkyp7ws2d\">gruppo di ricerca antifascista</a>, «Alcuni dei siti NoBlogs più noti sono gestiti da ricercatori che si occupano esclusivamente di documentare l’odio e la radicalizzazione dell’estrema destra. Non fanno altro che riportare ciò che esiste». Tali ricercatori hanno contribuito a identificare i fascisti che hanno partecipato alla manifestazione «Unite the Right» del 2017, durante la quale un neonazista <a href=\"https://crimethinc.com/ 2017/08/12/one-dead-in-charlottesville-why-the-right-can-kill-us-now\">ha ucciso</a> Heather Heyer in un <em>vero e proprio</em> atto di terrorismo.</p>\n\n<p>Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti sta giustificando questa designazione sostenendo che Autistici/Inventati «fornisce strumenti e servizi crittografati a numerosi gruppi estremisti e violenti di estrema sinistra», tra cui Rose City Antifa, con sede a Portland. La loro affermazione riguardo alla Rose City Antifa sembra tuttavia <a href=\"https://bsky.app/profile/torchantifa.bsky.social/post/3mtz3ki5i6s2l\">falsa</a>, in quanto <a href=\"https://bsky.app/profile/torchantifa.bsky.social/post/3mtz3kk5kxs2l\">confonde</a> Rose City Antifa con un altro progetto chiamato Rose City Counterinfo.</p>\n\n<p>Sulla base di questo errore, il Dipartimento di Stato si è affrettato a <a href=\"https://www.foxnews.com/politics/exclusive-state-dept-reveals-portland-antifa-connection-hamas-irans-irgc-sweeping-terror-action\">proclamare</a> un presunto «legame tra l’Antifa di Portland e Hamas» e «il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC)» [Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche], con l’unica giustificazione costituita dall’accusa secondo cui un anonimo «gruppo mediatico estremista» — che, secondo loro, non avrebbe alcun legame con Rose City Antifa — avrebbe ripubblicato dichiarazioni di Hamas e dell’IRGC su un sito web ospitato da noblogs.org. Questo fatto dimostra la disonestà e la falsità del comunicato stampa del Dipartimento di Stato nel suo complesso.</p>\n\n<p>Quando una forza militare sferra un attacco contro un villaggio, la prima cosa che fa è tentare di tagliare le linee di comunicazione che lo collegano al mondo esterno. Dobbiamo interpretare l’attacco contro Autistici/Inventati allo stesso modo. Ora che le aziende tecnologiche, da <a href=\"https://crimethinc.com/2020/08/19/on-facebook-banning-pages-that-support-crimethinccom-and-the-digital-censorship-to-come\">Meta</a> alla <a href=\"https://crimethinc.com/2022/11/25/ elon-musk-bans-crimethinc-from-twitter-on-request-from-far-right-troll\">piattaforma precedentemente nota come Twitter</a> hanno dimostrato di essere disposte a bandire chiunque il governo degli Stati Uniti gli ordini di farlo, il governo degli Stati Uniti sta prendendo di mira i gruppi che forniscono servizi web su base non commerciale.</p>\n\n<p>Poiché negli Stati Uniti non esiste la designazione di «organizzazione terroristica interna», l’amministrazione Trump ha avviato la <a href=\"https://crimethinc.com/2025/09/18/make-ready-safeguarding-our-movements-against-repression-how-to-respond-to-donald-trumps-threats\">criminalizzazione</a> degli antifascisti <a href=\"https://www.state.gov/releases/office-of-the-spokesperson/2025/11/terrorist-designations-of-antifa-ost-and-three-other-violent-antifa-groups\">designando</a> i gruppi antifascisti europei come “terroristi”. Stanno prendendo di mira un progetto tecnologico italiano per lo stesso motivo: mirano a mettere in atto le misure necessarie per criminalizzare i manifestanti nazionali associandoli a gruppi designati come «terroristi globali».</p>\n\n<p>Secondo il <a href=\"https://ofac.treasury.gov/media/936791/download?inline\">Dipartimento del Tesoro</a> degli Stati Uniti, a partire dal 25 settembre 2026, qualsiasi transazione con Autistici/Inventati sarà «vietata\nai sensi del Regolamento sulle sanzioni contro il terrorismo globale». <sup id=\"fnref:1\"><a href=\"#fn:1\" class=\"footnote\" rel=\"footnote\" role=\"doc-noteref\">1</a></sup> Il <a href=\"https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0616/\">comunicato stampa</a> del Tesoro precisa:</p>\n\n<blockquote>\n  <p>Le violazioni delle sanzioni statunitensi possono comportare l’imposizione di sanzioni civili o penali a soggetti statunitensi e stranieri.</p>\n</blockquote>\n\n<p>Autistici/Inventati ha diffuso una <a href=\"https://cavallette.noblogs.org/2026/08/10076\">breve dichiarazione</a> in merito alla designazione:</p>\n\n<blockquote>\n  <p>Neghiamo tutte le accuse contenute nelle dichiarazioni, mentre ribadiamo con forza il nostro impegno a fornire una piattaforma di strumenti per l’autodifesa digitale, rispondendo all’esigenza di libera comunicazione per attivisti e altri individui, gruppi e associazioni.</p>\n\n  <p>Non ci tireremo indietro, continueremo a fare ciò che abbiamo fatto in tutti questi anni e faremo tutto ciò che è in nostro potere per contrastare le false accuse mosse da un’amministrazione politicamente disperata, con l’unico intento di distogliere l’attenzione della gente e dei media dalla propria violenza e dal proprio bellicismo.</p>\n\n  <p>L’antifascismo e l’anticapitalismo non sono terrorismo. Protestare non è terrorismo. E tutti hanno il diritto di esprimersi e di lottare per l’umanità.</p>\n</blockquote>\n\n<p>Sulla scia dei divieti sui <a href=\"https://crimethinc.com/2022/12/09/canary-in-the-coal-mine-twitter-and-the-end-of-social-media\">social media</a> degli anni precedenti, la designazione come «organizzazione terroristica» di Autistici/Inventati rappresenta un tentativo di sopprimere i media dissidenti e un passo significativo verso la repressione statale basata esclusivamente sull’ideologia. Questo non si fermerà ai progetti anarchici, ma finirà per estendersi a tutto lo spettro politico, a chiunque non si allinei all’amministrazione — a meno che l’amministrazione non venga rimossa dal potere. Il pericolo per tutti aumenterà finché ciò non accadrà.</p>\n\n<p>Naturalmente, i successori di Donald Trump potrebbero mantenere in vigore politiche repressive come questa, proprio come ha fatto Joe Biden. Oltre a mobilitarci contro l’amministrazione Trump, dobbiamo assicurarci che vi sia una pressione politica sufficiente su qualsiasi formazione politica che possa succedere alla presidenza Trump, per costringerla a revocare le misure repressive introdotte dall’amministrazione Trump.</p>\n\n<hr />\n\n<h1 id=\"approfondimenti\"><a href=\"#approfondimenti\"></a>Approfondimenti</h1>\n\n<p>Per un’analisi giuridica di questa designazione, potete iniziare <a href=\"https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:7498405566512406528/\">da qui</a>.</p>\n\n<ul>\n  <li><a href=\"https://sabot.media/post/the-server-called-paranoia-defend-autistici-inventati-before-september-25\">The Server Called Paranoia</a></li>\n  <li><a href=\"https://exportprac.com/detail.html?sub_id=90a44ac53b\">Gli Stati Uniti sanzionano tre reti di attivisti europei, tra cui il collettivo italiano per la privacy</a></li>\n  <li><a href=\"https://crimethinc.com/2025/09/18/make-ready-safeguarding-our-movements-against-repression-how-to-respond-to-donald-trumps-threats\">Prepararsi: proteggere i nostri movimenti dalla repressione</a></li>\n</ul>\n\n<div class=\"footnotes\" role=\"doc-endnotes\">\n  <ol>\n    <li id=\"fn:1\">\n      <p>La minaccia specifica del Dipartimento del Tesoro recita quanto segue: «A seguito dell’azione odierna, tutti i beni e gli interessi relativi ai beni delle persone designate o soggette a blocco sopra descritte che si trovano negli Stati Uniti o sono in possesso o sotto il controllo di soggetti statunitensi sono soggetti a blocco e devono essere segnalati all’OFAC [Office of Foreign Assets Control]. Inoltre, sono soggette a blocco anche tutte le entità possedute, direttamente o indirettamente, singolarmente o complessivamente, per il 50% o più da una o più persone soggette a blocco. A meno che non siano autorizzate dall’OFAC o esentate, le norme dell’OFAC vietano in generale tutte le transazioni effettuate da soggetti statunitensi o all’interno degli Stati Uniti (o in transito attraverso di essi) che coinvolgano beni o interessi in beni di persone soggette a blocco.” <a href=\"#fnref:1\" class=\"reversefootnote\" role=\"doc-backlink\">&#8617;</a></p>\n    </li>\n  </ol>\n</div>\n"
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      "title": "Attaccare o commemorare? : La risposta all’omicidio di Corey Ruiz a Madison, Wisconsin",
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      "content_html": "<p>Dalla <a href=\"https://crimethinc.com/2020/06/17/snapshots-from-the-uprising-accounts-from-three-weeks-of-countrywide-revolt\">rivolta per George Floyd</a> dell’estate 2020, la polizia ha continuato a uccidere persone a un ritmo costante, senza suscitare, per lo più, una reazione significativa. L’attenzione dell’opinione pubblica si è spostata sulla brutalità dell’<a href=\"https://crimethinc.com/tags/ice\">Immigration and Customs Enforcement</a>, considerando la violenza della polizia come un fenomeno ordinario e accettabile. Eppure, quando la polizia di Madison, nel Wisconsin, ha ucciso Corey Ruiz, in risposta i manifestanti hanno dato vita a un’occupazione durata settimane, facendo sperare che il movimento contro la polizia e quello per l’abolizione dell’ICE riprendano vigore. Qui, i partecipanti alla mobilitazione in seguito all’omicidio di Corey Ruiz raccontano le loro esperienze e discutono di cosa servirebbe per dare vita a un movimento in grado di porre fine alla violenza della polizia.</p>\n\n<hr />\n\n<p>Il Dipartimento di Polizia di Madison ha assassinato Corey Ruiz nel pomeriggio di mercoledì 22 luglio 2026. Lo hanno ucciso in pieno giorno in Williamson (Willy) Street. Una folla si è radunata inorridita, filmando quella raccapricciante esecuzione sancita dallo Stato. Sebbene questo non sia certamente l’unico omicidio commesso dai poliziotti di Madison, l’attenzione che ha suscitato ha innescato una reazione sorprendentemente diffusa e duratura nella città di Madison, nel Wisconsin — una città nota per il suo presunto progressismo e per la storia di attivismo studentesco dell’università. Nel corso di questi eventi, è diventato chiarissimo che le narrazioni sul cambiamento sociale e sul «radicalismo» che alimentano l’ego degli attivisti di Madison, in definitiva, non offrono alcuna via d’uscita nella lotta contro la violenza della polizia. Abbiamo bisogno di un movimento capace di improvvisazione e di azione, non solo di una politica basata sulle rivendicazioni con un’ostentazione appariscente di numeri.</p>\n\n<p>In questa sede, intendiamo esaminare il contesto più ampio dell’omicidio di Corey Ruiz, analizzando le tensioni politiche a Madison, la storia del trattamento riservato dalla città ai suoi cittadini senza fissa dimora e il modo in cui gli organizzatori politici e le organizzazioni no profit non sono riusciti ad affrontare alla radice questi problemi avanzando <a href=\"https://killinitsmalls.substack.com/p/what-are-we-fighting-for?triedRedirect=true\">richieste inefficaci</a>. La violenza della polizia nei confronti della comunità dei senzatetto di Madison e delle persone di colore è dilagante; l’esecuzione di Corey Ruiz è una continuazione e un’escalation di tale violenza. L’esecuzione di Corey, ripresa da un video girato con un cellulare, è stata orribile, e il suo sangue macchierà per sempre le mani dei funzionari comunali, dei legislatori e dei politici, così come quelle dei poliziotti che eseguono i loro ordini.</p>\n\n<p>Nel 2023, l’amministrazione comunale ha inasprito la lunga guerra ai senzatetto, effettuando irruzioni negli accampamenti e chiudendo i rifugi, tagliandone i fondi e trasferendoli fuori città per nascondere la povertà e le difficoltà ai turisti e ai residenti benestanti. Purtroppo, la morte di Corey è solo una delle tante. <em>I nomi di molti che non conosceremo mai; i nostri sguardi si sono incrociati, mentre andavamo al lavoro, durante il tragitto casa-lavoro, alle fermate degli autobus — chissà che fine hanno fatto?</em></p>\n\n<p>Chi di noi ha assistito allo svolgersi di questa guerra a Madison ricorda le rivolte del 2020, Reindahl Park e le occupazioni universitarie in sostegno alla Palestina. Cosa hanno in comune tutti questi eventi? <em>Condividono tutti la cancellazione dei senzatetto e l’imposizione di una divisione tra i senzatetto e gli attivisti, il che mette fuori gioco la logica di una politica identitaria che diventa incompatibile con il moralismo dell’attivismo.</em></p>\n\n<p>Corey Ruiz era nero, era senza fissa dimora ed era uno dei tanti.</p>\n\n<p>La nostra opposizione all’omicidio da parte della polizia non dipende dal carattere morale delle vittime o dalle categorie identitarie in cui rientrano; si basa sulla nostra opposizione alla violenza della polizia in sé. Se una folla di 500 persone non riesce a mobilitarsi contro la polizia in modo significativo, allora che cazzo stiamo facendo? Dobbiamo passare all’attacco, non solo per Corey, ma per coloro che non sono ancora stati uccisi, per noi stessi. Concentrarsi esclusivamente sulla singola vittima di ogni specifico atto di violenza di polizia porta solo a prese di posizione morali. I movimenti sociali contro gli omicidi di polizia e la violenza anti-nera sono limitati dal loro tendere a concentrarsi sul martirio. Dobbiamo sviluppare un’analisi sistemica delle forze dell’ordine come istituzione e cercare di agire efficacemente contro di essa.</p>\n\n<p>Non ci interessa quale sia la fedina penale di Corey. Ciò che ci preoccupa è il ruolo della polizia, che agisce come braccio armato dello Stato. La legge si fonda sulla violenza: la sua intera promessa di sicurezza poggia sul monopolio della violenza.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/20/4.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>L’accampamento attorno al memoriale dedicato a Corey Ruiz all’incrocio tra Williamson St. e S. Baldwin St., visto dall’alto del 328 S. Baldwin St. martedì 28 luglio 2026, con la statua del pugno proveniente da George Floyd Square a Minneapolis, Minnesota. Fotografia di <a href=\"https://www.owenziliak.com/at-willy-and-baldwin\">Owen Ziliak</a>.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<hr />\n\n<h1 id=\"gli-accampamenti-di-protesta-a-madison-2021-2024\"><a href=\"#gli-accampamenti-di-protesta-a-madison-2021-2024\"></a>Gli accampamenti di protesta a Madison 2021-2024</h1>\n\n<p>Per comprendere l’omicidio di Corey Ruiz e il contesto in cui si è sviluppata la reazione pubblica, dobbiamo esaminare le forze che privano le persone della loro casa a Madison e il modo in cui attivisti e organizzazioni no profit sono coinvolti in questa situazione.</p>\n\n<p>Nel 2020, quando lo Stato non è riuscito a proteggere e provvedere ai propri cittadini nel pieno della pandemia di COVID-19, i progetti di mutuo soccorso si sono moltiplicati in tutto il Paese, in particolare nel Midwest. Il governo non ha mantenuto le promesse di protezione e risorse; le moratorie sugli sfratti alla fine sono scadute e il numero degli sfratti è salito alle stelle. Il fatto che vari progetti di mutuo soccorso si siano concentrati sugli accampamenti dei senzatetto e sulla distribuzione di risorse per far fronte a questa situazione ha influenzato l’esito delle lotte successive.</p>\n\n<p>Quando i politici locali o le organizzazioni no profit — che di solito sono alleate in silenzio con i politici — cercano di atteggiarsi a radicali, dobbiamo essere pronti a smascherare il loro passato e i loro veri interessi. Se riescono a convincere i propri seguaci di essere «dalla parte della gente», saranno in grado di plasmare la traiettoria dei movimenti sociali per impedire loro di perseguire un vero cambiamento. Non si tratta di purismo politico, ma del riconoscimento delle contraddizioni politiche in gioco.</p>\n\n<p>Ogni volta che ha inizio un movimento sociale o un’occupazione, prestate attenzione a come le persone usano le parole <em>“sicurezza”</em> e <em>“protezione”</em>. Questa retorica viene spesso utilizzata per dividere i movimenti e sopprimerne il potenziale radicale. Abbiamo ripetutamente assistito a come un certo nucleo di attivisti abbia cooptato le lotte in questa città a proprio vantaggio e a scopo di guadagno professionale.</p>\n\n<p>Nel 2020, l’accampamento di Reindahl Park nell’East Side di Madison era enorme. Era impossibile non notarlo mentre si percorreva East Washington, una delle strade più trafficate della città. Assistenti sociali, rappresentanti di organizzazioni no profit, specialisti della salute mentale e gruppi di mutuo soccorso hanno cercato di prendere piede al suo interno. All’epoca, molti consideravano il parco una comunità autonoma. Eppure l’accampamento non era privo di problemi: era noto che la polizia di Madison portasse nell’accampamento persone sotto l’effetto di sostanze o in crisi di salute mentale, lasciandoli lì, dove finivano per provocare conflitti tra i residenti. Sembrava inoltre che agenti in borghese vendessero droga alle persone che soggiornavano a Reindahl.</p>\n\n<p>L’amministrazione comunale ha smantellato <a href=\"https://tonemadison.com/articles/fighting-for-one-piece-of-parkland-for-homeless-people/\">l’accampamento di Reindahl</a> nell’inverno del 2021, ricorrendo ad argomentazioni quali «sicurezza», «rischio» e «violenza» e sostenendo che gli abitanti vendessero droga.\nChi di noi era presente durante quelle lotte ha visto come l’amministrazione comunale abbia iniziato a reindirizzare gli assistenti sociali e le attività delle organizzazioni no profit verso una nuova sede, Dairy Drive, che all’epoca si trovava fuori città e fuori dalla portata dei mezzi pubblici di Madison.</p>\n\n<p>Nel novembre 2021 sono stati stanziati fondi federali d’emergenza per un rifugio di emergenza a <a href=\"https://isthmus.com/news/cover-story/madisons-tent-city/\">Dairy Drive</a>. Tuttavia, a causa della disponibilità limitata di posti nel rifugio di Dairy Drive, gli abitanti di Reindahl si sono trovati divisi tra la scelta di rimanere nel parco o andarsene.\nA coloro che hanno scelto di restare, il Comune ha fornito buoni di breve durata per soggiornare in alberghi locali. Un albergo nella zona est, che era stato sventrato e ristrutturato dopo numerose morti non denunciate di persone senza fissa dimora avvenute quell’inverno, è stato da allora trasformato in «<a href=\"https://thepointonwash.com/\">appartamenti lifestyle</a>».</p>\n\n<p>Il rifugio di emergenza Dairy Drive del Comune era costituito da un complesso di minuscole abitazioni — circondate da una recinzione e sottoposte a stretta sorveglianza tramite telecamere — che ospitavano circa 35 persone (17 residenti ufficiali) grazie ai fondi di emergenza stanziati durante la pandemia. La gestione era affidata all’organizzazione no profit locale Madison Street Medicine. Come era prevedibile per chiunque abbia mai tentato di organizzarsi a Madison, le organizzazioni no profit caddero nella trappola del piano dell’amministrazione comunale volto a cacciare i poveri dalla città, interpretando il rifugio di Dairy Drive come un modo dignitoso per mantenere la comunità di Reindahl Park, da cui erano stati sfrattati. Il rifugio di emergenza di Dairy Drive rimase aperto fino all’ottobre 2025, quando fu chiuso dopo che i consiglieri comunali di Madison decisero, con un solo voto di scarto, di non rinnovarne il finanziamento.</p>\n\n<p>A quel tempo, molti di noi sapevano già che l’unico modo per mantenere la comunità era lottare insieme in solidarietà. Ci furono molti conflitti intorno al passaggio da Reindahl Park a Dairy Drive; purtroppo, esiste poca documentazione di quella lotta sociale da cui i futuri compagni possano imparare.</p>\n\n<p>Prima dello sgombero di Dairy Drive, nell’estate del 2024, la polizia di Madison aveva sgomberato con violenza l’<a href=\"https://tonemadison.com/articles/uwpd-careless-assault-on-student-protest/\">occupazione di solidarietà con la Palestina</a> presso l’Università del Wisconsin-Madison. L’attacco all’accampamento per la Palestina illustra quanto le lotte dei senzatetto e quelle più ampie per la giustizia sociale si intreccino costantemente nei movimenti sociali di Madison. Molti di coloro che erano presenti all’accampamento per la Palestina hanno assistito alle difficoltà degli organizzatori studenteschi nel gestire le realtà della popolazione senza fissa dimora che si era presentata per sostenere l’accampamento. La polizia veniva regolarmente chiamata a causa di alterchi e la polizia dell’Università del Wisconsin-Madison ha inondato le caselle di posta degli studenti per settimane, durante e dopo l’occupazione, con avvisi inerenti alle “attività pericolose” nella zona. Senza addentrarci nelle complessità di quel particolare movimento sociale, possiamo sintetizzare che la polizia e l’amministrazione comunale hanno costantemente strumentalizzato il linguaggio della sicurezza ogni volta che a Madison emergeva un qualsiasi segno di organizzazione autonoma.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/20/3.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>La notte del 4 agosto: i manifestanti hanno reagito, appiccando fuochi e spargendo rifiuti e contenitori per la raccolta differenziata per bloccare la polizia.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<h1 id=\"luccisione-di-corey-ruiz-la-reazione-della-comunita-e-lattacco-della-polizia\"><a href=\"#luccisione-di-corey-ruiz-la-reazione-della-comunita-e-lattacco-della-polizia\"></a>L’uccisione di Corey Ruiz, la reazione della comunità e l’attacco della polizia</h1>\n\n<p>L’agente di polizia di Madison, Kiel Peterson, ha giustiziato Corey Ruiz il 22 luglio 2026 all’incrocio tra Willy Street e Baldwin Street nel quartiere di Marquette — una zona gentrificata, a prevalenza bianca, appena a est del centro città e del quartiere del Campidoglio. Subito dopo che la polizia ha lasciato il luogo dell’omicidio, le persone si sono radunate lì in preda al dolore, al lutto e alla rabbia, occupando l’incrocio. Quella che era iniziata come una piccola veglia commemorativa con candele, fiori e opere d’arte si è rapidamente trasformata in un accampamento; le persone hanno portato tende e hanno iniziato a grigliare cibo e a costruire barricate con i bidoni della spazzatura.</p>\n\n<p>Quella sera, un folto gruppo di manifestanti ha marciato verso il Campidoglio, interrompendo i «Concerts on the Square» in programma. Le fotografie di questa protesta sono state ampiamente diffuse da diversi <a href=\"https://www.wpr.org/news/shooting-police-madison-east-side-protest-concerts-on-the-square\">organi di informazione nazionali</a>.</p>\n\n<p>L’accampamento e la veglia hanno continuato a crescere nei giorni successivi. La gente ha appeso diversi striscioni, montato tende per dormire e ampliato le barricate su tutti e quattro i lati dell’incrocio. Il luogo stesso dell’omicidio era ricoperto di fiori, candele, foto e vernice, e diventava ogni giorno più grande. Nei giorni successivi si sono svolte diverse marce più pacifiche e controllate, e sul posto è arrivata una statua di George Floyd con il pugno alzato proveniente da George Floyd Square a Minneapolis. Le organizzazioni no profit di Madison, i leader della comunità e i rappresentanti di organizzazioni politiche, tra cui PSL, DSA e Freedom Inc., hanno rafforzato la loro presenza e promosso le proprie piattaforme nel tentativo di aumentare il numero dei sostenitori dei propri gruppi, assumendo il controllo delle marce. Un dipendente comunale ha portato dei bagni chimici all’accampamento – volontariamente, non su incarico dell’amministrazione comunale – e l’amministrazione comunale ha prestato numerosi camion spargisale per rinforzare le barricate in nome della sicurezza dei manifestanti.</p>\n\n<p>Durante tutta la crescita e l’espansione dell’accampamento, la città è apparsa stranamente compiacente. La presenza della polizia era minima, anche se quasi ogni giorno si avvistavano droni della polizia che sorvolavano la zona.</p>\n\n<p>Sabato 25 luglio, oltre 1000 persone hanno marciato attraverso la città. Gli organizzatori le hanno infine condotte in centro per ricordare ai frequentatori dei bar, verso mezzanotte, che «Nessuno festeggerà finché l’assassino di Corey non sarà arrestato». Com’era prevedibile, il numero dei partecipanti ha cominciato a diminuire e l’affluenza alle marce successive si è ridotta.</p>\n\n<p>In assenza della polizia e di fronte all’apparente indifferenza dell’amministrazione comunale, l’occupazione ha mantenuto la propria presenza ma non lo slancio iniziale. Sebbene l’accampamento fungesse da spazio relativamente sicuro per le persone senza fissa dimora che potevano piantare le loro tende accanto agli attivisti, questi ultimi hanno reagito con palpabile tensione. Come era già accaduto durante gli accampamenti di solidarietà con la Palestina e altre mobilitazioni locali, questi attivisti si sentivano a disagio quando erano costretti a interagire coi senzatetto. Con il passare dei giorni, il luogo della veglia è diventato uno spazio per l’attivismo di facciata dei liberali bianchi e dei leader della comunità nera, piuttosto che un’organizzazione comunitaria dal basso. La gente teneva lezioni di yoga, concerti e offriva sostegno ai membri della comunità in lutto.</p>\n\n<p>A partire da venerdì 31 luglio, il sindaco di Madison Satya Rhodes-Conway, un liberale centrista, ha iniziato a chiedere alle persone di smantellare volontariamente l’accampamento. Il tentativo non ha avuto successo. Il sindaco Rhodes-Conway ha continuato a lanciare richieste sempre più minacciose affinché l’accampamento si sciogliesse; queste sono state rese pubbliche il 1°, il 2 e il 3 agosto, senza alcun risultato.</p>\n\n<p>Martedì 4 agosto, quasi due settimane dopo l’omicidio, i veicoli comunali hanno iniziato a girare intorno all’accampamento verso le 3 del mattino. L’amministrazione comunale non ha annunciato ufficialmente l’irruzione, sebbene gli attivisti, facendo eco alle opinioni del sindaco, avessero lasciato intendere che un’irruzione fosse probabile. La presenza dei veicoli comunali è aumentata fino alle 5 del mattino, quando è iniziata l’operazione di sgombero.</p>\n\n<p>I Bobcat, equipaggiati con benne da bulldozer, hanno cercato di aggirare le barricate avanzando sui marciapiedi. I manifestanti, temendo che potessero investire le persone che dormivano nelle tende, sono riusciti a fermarne alcuni. Centinaia di poliziotti si sono schierati a pochi isolati di distanza per prepararsi all’irruzione, mentre gli operai comunali con i bulldozer CAT hanno sgomberato tutto ciò che si trovava sul loro percorso.</p>\n\n<p>Alcune persone se ne andarono, ma un gruppo rimase sul posto mentre arrivavano altre forze dell’ordine. Si radunarono attorno alla statua del pugno, tenendosi per le braccia. Avendo preparato accuratamente l’irruzione, la polizia attaccò violentemente e in gran numero, smantellando e distruggendo il resto dell’accampamento e arrestando diversi manifestanti. Dopo che la polizia ha sgomberato l’accampamento, gli agenti hanno mantenuto una massiccia presenza all’incrocio e nelle aree circostanti. Si sono schierati in luoghi vicini, come l’ufficio della City of Madison Metro Transit a tre isolati di distanza, dove in qualsiasi momento si potevano vedere tra le 20 e le 40 auto della polizia, e hanno mantenuto la sorveglianza dell’incrocio con minivan in borghese e droni.</p>\n\n<p>Per il resto del 4 agosto, si è svolto un gioco al gatto e al topo tra polizia e manifestanti.\nLa gente è rimasta all’incrocio tra Willy e Baldwin per l’intera giornata. I manifestanti hanno rioccupato il luogo, marciando in cerchio attorno all’incrocio e scandendo slogan con i megafoni. Intorno alle 16:00, apparentemente senza alcuna provocazione, la polizia ha arrestato con violenza almeno due dei manifestanti più esuberanti. Almeno una volta un agente ha utilizzato lo spray al peperoncino, ferendo diverse persone, molte delle quali stavano obbedendo agli ordini della polizia. La polizia ha spinto con forza le persone a terra mentre respingeva la folla.</p>\n\n<p>Dopo che la polizia ha sgomberato l’incrocio, il traffico ha continuato a scorrere, sebbene i manifestanti fossero ancora presenti e la tensione continuasse a salire. I manifestanti hanno iniziato a occupare il marciapiede e la strada. La polizia ha fermato con violenza un manifestante, spingendolo a terra e immobilizzandolo. L’indignazione e i tentativi di intervento hanno provocato ulteriori fermi, alcuni dei quali sono sfociati in arresti. A un certo punto sono arrivati gli agenti a cavallo. La polizia ha nuovamente preso il controllo dell’incrocio e ha iniziato a redigere verbali per attraversamento fuori dalle strisce pedonali, nel tentativo di scoraggiare qualsiasi tentativo di rioccuparlo. La polizia ha inoltre intensificato notevolmente la propria reazione nei confronti di qualsiasi senzatetto o persona ubriaca, con dieci o più agenti che circondavano l’individuo e lo arrestavano immediatamente.</p>\n\n<p>Quel pomeriggio è arrivato sul posto l’agente di polizia di Madison Alex Gonzalez, <a href=\"https://www.channel3000.com/news/crime/new-video-shows-man-struggling-to-breathe-before-dying-in-madison-police-custody/article_5b8dddaf -f35f-49ef-a425-6cc0d483ee1c.html\">che nel 2024 aveva ucciso Richard Johnson, residente a Madison, mentre era in servizio</a>, è arrivato sul posto. I manifestanti hanno chiesto l’allontanamento immediato di Gonzalez e un altro agente lo ha scortato via. Mentre i manifestanti seguivano Gonzalez verso l’auto della polizia, questi li ha minacciati con lo spray al peperoncino. La gente ha quindi rioccupato l’incrocio e si è radunata attorno all’auto con Gonzalez all’interno. La polizia ha gettato a terra diversi manifestanti, ammanettandoli e arrestandoli. Un agente è quasi caduto da cavallo durante la colluttazione. Gli agenti hanno impedito ai passanti di raccogliere i nomi degli arrestati e hanno respinto con la forza i manifestanti.</p>\n\n<p>Quella sera, la gente si è radunata e ha marciato, occupando nuovamente l’incrocio. In strada sono stati appiccati diversi incendi a bidoni della spazzatura e almeno uno a un cassonetto. La polizia ha arrestato diverse altre persone.</p>\n\n<p>Per tutta la giornata di mercoledì 5 agosto, e in particolare nelle sere dal 5 al 9 agosto, all’incrocio tra Willy e Baldwin è rimasta una presenza costante di un numero di manifestanti compreso tra dieci e quaranta, che hanno espresso un continuo antagonismo nei confronti della polizia, la quale ha effettuato ulteriori arresti ogni volta che le persone scendevano in strada.</p>\n\n<p>La sera di sabato 8 agosto, il clero locale e i leader della comunità nera hanno collaborato con l’organizzazione locale The Pressure Movement per organizzare una veglia sul tema «uniti per la giustizia e la dignità umana» presso il Campidoglio. I leader della comunità hanno tenuto un discorso dopo l’altro esortando la folla a prestare attenzione, a chiedere conto alla polizia delle proprie azioni – senza suggerire come farlo concretamente – e a votare alle primarie «come se la vostra vita dipendesse da questo». La scarsa affluenza a questo evento è sembrata l’ultimo chiodo simbolico nella bara del movimento.</p>\n\n<p>Nei giorni e nelle notti che hanno preceduto il funerale di Corey Ruiz, venerdì 14 agosto, e per alcuni giorni dopo, piccoli gruppi di manifestanti si sono radunati sporadicamente all’incrocio tra Willy e Baldwin. Ma il numero sempre più esiguo di manifestanti inattivi ha placato le preoccupazioni dei poliziotti, che alla fine hanno smesso di pattugliare la zona.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/20/2.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>La notte del 4 agosto.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<h1 id=\"conclusione-attaccare-e-commemorare\"><a href=\"#conclusione-attaccare-e-commemorare\"></a>Conclusione: Attaccare e commemorare</h1>\n\n<p>Dobbiamo interpretare l’omicidio di Corey Ruiz da parte della polizia di Madison nel contesto della lunga lotta locale dei senzatetto. Siamo consapevoli della vicinanza temporale tra <a href=\"https://en.wikipedia.org/wiki/Killing_of_Tony_Robinson\">l’omicidio</a> di Tony Robinson nel 2015 e quello di Corey, e comprendiamo il significato del fatto che Corey fosse un uomo di colore. Tuttavia, attivisti e organizzatori non sono riusciti a richiamare l’attenzione sul fatto che Corey Ruiz fosse un senzatetto, cosa che avrebbe potuto cambiare la natura e l’esito dell’occupazione di Willy Street. Ciò è analogo al modo in cui la città “progressista” di Madison, nel Wisconsin, non ha riconosciuto il proprio ruolo nell’aumento del fenomeno dei senzatetto in città, dove ogni giorno sorgono nuovi grattacieli residenziali.</p>\n\n<p>Abbiamo visto che molti giovani compagni, radicali e anarchici che hanno cercato di impegnarsi nelle lotte a Madison sono stati alla fine utilizzati come soldati semplici per portare avanti l’agenda di un piccolo numero di attivisti e organizzatori. Una politica basata sulle rivendicazioni con richieste vuote ha quasi immediatamente prosciugato il potenziale insurrezionale dell’occupazione. Il problema non era l’aiuto reciproco. Non erano i liberali bianchi. Era il controllo interno al movimento che è iniziato immediatamente e gli ego degli stessi organizzatori.</p>\n\n<p><em>Ai giovani che abbiamo visto lì, vogliamo dire:</em></p>\n\n<p>Fidatevi del vostro intuito, fidatevi dei vostri amici e, soprattutto, fidatevi della vostra rabbia.</p>\n\n<p>Non date retta a nessun tipo di «polizia», che si tratti delle forze dell’ordine o della «polizia del movimento».</p>\n\n<p>Cercate altri che ne abbiano abbastanza delle marce infinite intorno alla capitale, dei megafoni branditi e degli slogan senza vita.</p>\n\n<p>Agite. Procedete partendo dal presupposto che anche gli altri lo faranno. Non esitate per paura che non lo facciano.</p>\n\n<p>Non fidatevi delle organizzazioni no profit della città, non fidatevi degli attivisti carrieristi che cercano di incanalare la vostra rabbia nelle loro piattaforme politiche.</p>\n\n<p>Un’altra lezione che speriamo sinceramente che la gente abbia imparato è quella di non affidare i propri piani alle organizzazioni no profit e ai carrieristi di questa città, o di qualsiasi città liberale come Madison. Non sono nostri amici; le nostre idee e tattiche non dovrebbero essere strumentalizzate per estetizzare o rafforzare i loro progetti vanitosi.</p>\n\n<p>La prossima volta che la polizia ucciderà in questa città, individuate le loro infrastrutture. Bloccatele, attaccatele e dimostrate loro che non ci faranno più cazzate.</p>\n\n<p>—Alcuni anarchici di Madison</p>\n\n<hr />\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/20/1.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>La notte del 4 agosto.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<h1 id=\"appendice-i-la-testimonianza-di-raven\"><a href=\"#appendice-i-la-testimonianza-di-raven\"></a>Appendice I: La testimonianza di Raven</h1>\n\n<p>Il tempo trascorso all’accampamento mi ha permesso di vedere le cose sotto una nuova luce e di rafforzare le mie convinzioni. Assistere a un tale senso di solidarietà nella comunità è stato qualcosa che non mi sarei mai aspettato. Essendo già ben radicato nella scena rivoluzionaria di Madison, sono rimasto scioccato nel assistere a tutto questo. Tuttavia, non era la prima volta che dovevo ricredermi.</p>\n\n<p>Sebbene elogi quell’ambiente per ciò che è stato, non posso fare a meno di criticarlo proprio per lo stesso motivo. Innanzitutto, era uno spazio in cui sia i senzatetto che chi aveva una casa potevano riunirsi e piangere la perdita di un membro della comunità, strappato via dal braccio sempre violento dello Stato. Uno spazio in cui venivano forniti cibo, acqua e riparo e in cui l’aiuto reciproco (seppur non affascinante) era una priorità. Uno spazio in cui la rabbia e l’ira eguagliavano il dolore e l’angoscia che molti di noi provavano; l’energia rivoluzionaria era immensa, il nostro potenziale era pronto a concretizzarsi. Poi… nulla: tutta quell’energia è stata incanalata in infinite marce verso il nulla, senza obiettivi né rivendicazioni (o almeno senza rivendicazioni sostenute dalla minaccia di un’azione concreta). Gli slogan erano tanto poco seri quanto orecchiabili. L’atteggiamento è cambiato rapidamente in: «Come risolviamo la situazione a piccoli passi?»</p>\n\n<p>«Dobbiamo colpirli nel portafoglio!» è quello che ho sentito mentre gridavo a qualcuno con un megafono.</p>\n\n<p>«Fanculo», ho risposto. «Ne abbiamo cinque proprio qui! Spaventati!»</p>\n\n<p>Questo è successo prima che marciassimo verso la piazza del Campidoglio per interrompere un evento che si stava svolgendo lì. Circa cinque agenti di polizia erano in balia della folla crescente tra Corey (quella che un tempo era Baldwin) e East Wilson; la tensione era alle stelle e la possibilità di un’azione concreta era alle porte — solo per essere vanificata da una persona che posso solo descrivere come «un agente federale senza alcun controllo». Quel tema è proseguito fino alla fine definitiva dell’accampamento in Corey Street.</p>\n\n<p>Essendo io stesso afroamericano, spesso cercavo guida in altri attivisti e organizzatori afroamericani, ma ciò che scoprii fu che molti organizzatori e attivisti afroamericani a Madison erano lì per ragioni sbagliate.\nMolti avevano già legami con l’amministrazione comunale o lavoravano direttamente per essa o con essa, un atto di tradimento, ma alcuni facevano gratuitamente il gioco sporco dell’amministrazione comunale, il che è ancora più imperdonabile. Per non parlare dell’atteggiamento che alcuni di questi “attivisti” avevano nei confronti della nostra comunità di senzatetto. La verità è che ci saranno sempre opportunità da cogliere in tutto questo: altre organizzazioni da creare, influenza da perseguire e tasche da riempire.\nPurtroppo, ero ingenuo e avevo sperato che gli schemi che avevo riconosciuto nel 2020 fossero solo frutto della mia immaginazione. La leadership nera di Madison si venderà sempre al miglior offerente, o peggio, gratis.</p>\n\n<p>Con il passare dei giorni, le lotte interne e le contraddizioni che covavano sotto la cenere hanno cominciato a esplodere a destra e a manca. La rabbia che avrebbe dovuto essere rivolta contro lo Stato ha iniziato a dirigersi verso l’interno: ci stavamo divorando vivi.</p>\n\n<p>Il tempo a nostra disposizione per risolvere questi problemi non era sufficiente, e la città lo sapeva. Perché non era una questione di «se», ma di «quando» ci avrebbero fatto irruzione.</p>\n\n<p>L’irruzione fu violenta, come molti possono immaginare. Io stesso dovetti impedire ai veicoli della città di investire le tende occupate. Molte persone scelsero di arrendersi senza opporre resistenza, e chi potrebbe biasimarle? I numeri non erano dalla nostra parte.</p>\n\n<p>Mentre osservavo avanzare gli operai comunali e la polizia, i miei occhi erano fissi sull’incendio divampato vicino alla cooperativa. Dietro di esso, emergeva la sagoma minacciosa di un bulldozer CAT. In quel momento ho pensato immediatamente alla lotta in Palestina.</p>\n\n<p>Mentre la polizia ci circondava, ci siamo presi a braccetto e siamo rimasti saldi nel nostro impegno a proteggere il memoriale di George Floyd. Centinaia di agenti di diversi dipartimenti erano lì per fare ciò che amano fare: maltrattare e sgomberare. \nCinque o sei agenti mi hanno spinto la testa contro il cemento. Eppure, è stata una cosa da poco rispetto a ciò che è successo ad alcune persone.</p>\n\n<p>Niente di particolare da segnalare sulla prigione, era noiosa. Dopo gli arresti iniziali, la gente ha iniziato a radunarsi all’angolo tra Willy e Corey. Dopo averlo saputo, io e gli altri con cui ero non riuscivamo a pensare ad altro che a quanto velocemente potessimo tornare là fuori.</p>\n\n<p>Nelle ore e nei giorni successivi al raid, si sono svolte proteste simili per le strade. Una notte c’è stata una “rivolta” (uso questo termine in senso molto lato). Sono rimasto sul posto solo per un’ora circa dopo la scintilla iniziale, ma non è stato granché. Di certo non abbastanza per ottenere risultati significativi.</p>\n\n<p>Detto questo, non c’è ancora nessun posto in cui avrei preferito trovarmi due settimane fa piuttosto che all’accampamento. Era uno spazio molto potente, con persone davvero rivoluzionarie. È solo un peccato che non siamo riusciti a fare di più in quei momenti.</p>\n\n<p>Il movimento vivrà e la lotta continuerà nonostante le battute d’arresto.</p>\n\n<p>Abbiate il coraggio di lottare, abbiate il coraggio di vincere.</p>\n\n<p>ACAB, Fuck ICE, 161.</p>\n\n<hr />\n\n<h1 id=\"appendice-ii-brevi-riflessioni-sul-movimento-di-difesa-della-comunita-di-madison\"><a href=\"#appendice-ii-brevi-riflessioni-sul-movimento-di-difesa-della-comunita-di-madison\"></a>Appendice II: Brevi riflessioni sul movimento di difesa della comunità di Madison</h1>\n\n<p>Corey Ruiz è stato brutalmente assassinato dalla polizia di Madison nove giorni dopo che gli agenti dell’ICE avevano ucciso a colpi di arma da fuoco Joan Sebastian Guerrero nel Maine. Polizia locale, ICE, vice sceriffi: sono semplicemente diversi livelli amministrativi di un unico regime omicida. Le uccisioni da parte della polizia sono l’espressione più cruda della violenza che sta al centro del suo funzionamento, la stessa forza oppressiva che ci priva dell’assistenza sanitaria, ci mette in strada, riempie i conti dei padroni e ci costringe a venderci ogni giorno per avere cibo e un riparo. I funzionari pubblici in divisa blu e rossa e i membri delle quasi 18.000 forze di polizia negli Stati Uniti hanno tutti giurato di proteggere questo ordine integrato di espropriazione.</p>\n\n<p>L’attività di polizia è la “soluzione” essenziale del nemico per i problemi di cui il regime stesso è in gran parte responsabile. Pertanto, siamo costretti a riconoscere che è solo questione di tempo prima che i poliziotti uccidano di nuovo. Dato questo stato di cose, cosa occorre per togliere dalla strada i poliziotti assassini, o per far riflettere due volte i loro colleghi prima di premere il grilletto? Oltre a ciò, cosa significherebbe fermare davvero il terrore della polizia?</p>\n\n<p>Riteniamo che una risposta adeguata a queste domande includa due elementi.</p>\n\n<p>Innanzitutto, le autorità si sforzano di evitare o affrontare efficacemente questi omicidi solo quando si trovano di fronte a una seria minaccia di ritorsione popolare. L’esperienza dimostra che bisogna far loro capire che tali omicidi danneggeranno davvero il loro potere. L’assassino di George Floyd, ad esempio, è stato arrestato solo dopo la distruzione del terzo distretto di polizia di Minneapolis. Il tempismo non è casuale. Fino ad allora, gli investigatori avevano evitato di intervenire, sostenendo di aver bisogno di più tempo, nonostante avessero avuto giorni a disposizione per esaminare filmati chiari di un atto palesemente efferato.</p>\n\n<p>Non sottovalutiamo i rischi reali in gioco quando riconosciamo il nesso tra l’azione diretta militante e la responsabilità della polizia. Stiamo semplicemente sottolineando che lo scontro è una necessità strategica per chiunque voglia rendere questi omicidi meno probabili e ottenere un briciolo di responsabilità a posteriori.</p>\n\n<p>In secondo luogo, c’è bisogno di un’infrastruttura di autodifesa comunitaria che monitori in modo proattivo i quartieri per rilevare ogni tipo di presenza poliziesca, una rete che faccia sapere ai poliziotti che sono sotto osservazione e che permetta alla gente di mobilitarsi rapidamente quando necessario. I gruppi anti-ICE sorti negli ultimi mesi rappresentano un passo in questa direzione.</p>\n\n<p>All’interno di questi gruppi, si potrebbe dare priorità alle pattuglie comunitarie che considerano tutti gli agenti della violenza di Stato (Immigration and Customs Enforcement, Dipartimento di Polizia di Madison, Ufficio dello Sceriffo della Contea di Dane) per quello che sono: minacce letali al benessere delle persone. I partecipanti devono comprendere che i movimenti anti-ICE e «Justice for Corey» sono aspetti complementari di una lotta antiautoritaria più generale. Solo allora le persone potranno avere le idee chiare su come costruire il potere necessario per tenere a bada gli abusi del regime.</p>\n\n<p>Oltre alle pattuglie, ciò comporterà probabilmente socializzare con vicini prima sconosciuti, istruirli su come evitare chiamate inutili al 911 e sviluppare metodi autonomi per affrontare efficacemente i comportamenti antisociali.</p>\n\n<p>Si tratta di un lavoro rischioso, difficile e poco affascinante, ma senza di esso nessuno può fermare il terrore della polizia. Data la gravità dell’impresa, vorremmo concludere questa riflessione richiamando l’attenzione su alcune insidie osservate di recente che minano il movimento. Lo facciamo in uno spirito di solidarietà e speriamo che ciò rafforzi gli sforzi in corso nel lungo termine.</p>\n\n<p>Rinunciare al dibattito e liquidare i suggerimenti tattici come probabile opera di provocatori priva il movimento di un dialogo costruttivo. Un disaccordo acceso, ma in buona fede, sulla direzione di un movimento è necessario per la sua crescita. Tale disaccordo dovrebbe quindi riguardare gli obiettivi e le capacità del movimento, nonché i modi in cui determinate proposte li promuovono (o meno).</p>\n\n<p>Un punto correlato riguarda l’accusa di spia o di agente infiltrato. La vigilanza è un dovere per tutti, ma il sospetto che qualcuno sia un poliziotto o una spia non dovrebbe mai essere espresso pubblicamente senza prove concrete a sostegno dell’affermazione.</p>\n\n<p>Lanciare tali accuse in assenza di prove convincenti non solo semina discordia inutile, ma rischia di paralizzare il movimento. In breve, è opera del nemico.</p>\n\n<p>Infine, non possiamo fare a meno di essere preoccupati dalle incessanti esortazioni a «seguire la leadership nera». Per dire una cosa ovvia, le persone di colore non sono un blocco monolitico. Hanno opinioni diverse e spesso divergenti. Allora, chi si «segue»? Shelia Stubbs di Madison? Alex Gee o Brandi Grayson? Barack Obama? Mumia Abu-Jamal? La lotta contro l’oppressione razzista ne è il cuore pulsante, ma il movimento ha bisogno di pensatori critici, non di seguaci oppressi da un senso di colpa bianco che non porta a nulla.</p>\n\n<p>In solidarietà,</p>\n\n<p>—Alcuni compagni locali</p>\n\n"
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      "content_html": "<p>Il 27 gennaio 2026, nel pieno dell’Operazione Metro Surge e all’indomani dell’<a href=\"https://crimethinc.com/2026/01/25/minneapolis-responds-to-the-murder-of-alex-pretti-an-eyewitness-account\">omicidio</a> di Alex Pretti, Dylan Alverson, proprietario di un caffè a sud di Minneapolis noto come Modern Times, ha pubblicato su Instagram <a href=\"https://www.instagram.com/p/DT-mkJZjWuW/\">un annuncio</a>. Ha spiegato che il Modern Times avrebbe cambiato nome e modello di business. Da quel giorno in poi, «fino alla fine di questa occupazione», il locale, ribattezzato Post Modern Times, sarebbe stato «gratuito per tutti». Lo scopo di questo cambiamento era consentire al caffè di rifiutarsi «di generare entrate fiscali sotto le spoglie di un’impresa capitalista a scopo di lucro, allineata alla strategia governativa». Poco dopo, Tom Homan, lo «zar delle frontiere», annunciò il ritiro delle truppe, avvenuto a febbraio, che provocò un calo sia delle attività dell’ICE che di quelle di partito; tuttavia, il Post Modern Times continuò a operare in questa veste per altri sei mesi.</p>\n\n<p>Questa retrospettiva mira a approfondire le lezioni che l’esperimento del Post Modern Times ha da offrire agli aspiranti rivoluzionari. Esaminiamo i successi e i limiti dell’esperimento nella costruzione del doppio potere sul piano economico e nel contrastare ciò che chiameremo <em>la viscosità della razza</em>, al fine di esplorare ciò che ci rivela sul significato della partigianeria.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/13/5.jpg\" />\n</figure>\n\n<h1 id=\"un-esperimento\"><a href=\"#un-esperimento\"></a>Un esperimento</h1>\n\n<p>Nell’inverno del 2026, l’occupazione federale dell’ICE nota come “Operazione Metro Surge” ha incontrato una resistenza enorme e diffusa. Questa <a href=\"https://illwill.com/see-ice-add-heat\">insurrezione</a> è descritta in dettaglio <a href=\"https://crimethinc.com/2026/02/23/their-escalation-and-ours-how-the-fight-against-ice-in-the-twin-cities-gained-momentum\">altrove</a>; qui basti dire che un elemento che ha contribuito alla sua apparente forza — così come ai suoi limiti — è stata la nascita di un’alleanza trasversale tra le classi sociali. Questa fragile coalizione ha visto molti imprenditori dare contributi cruciali, dal semplice gesto di affiggere cartelli che vietavano l’ingresso agli agenti federali alle donazioni a iniziative di «aiuto reciproco» e al <a href=\"https://www.cbsnews.com/minnesota/news/wrecktangle-pizza-stop-ice-south-minneapolis/\">sostegno ai propri dipendenti quando questi si scontravano direttamente con l’ICE</a>. Sebbene i rivoluzionari dovrebbero esaminare i limiti che questa alleanza ha introdotto nel movimento, non è questo lo scopo del presente testo. Qui intendiamo esaminare i successi e i limiti di una situazione molto lodata ma poco analizzata, emersa come conseguenza di questa alleanza trasversale tra classi sociali, ovvero un’azione singolare intrapresa da una piccola impresa durante l’Operazione Metro Surge: Il caffè (Post) Modern Times <a href=\"https://mspmag.com/eat-and-drink/foodie/post-modern-times-changes-name-takes-stand-ice-mn/\">ha modificato il proprio modello di business</a>, passando da prezzi standard a un funzionamento interamente basato sulle donazioni, al fine di smettere di pagare le tasse al governo che opprime la propria comunità.</p>\n\n<p>La decisione di cambiare modello di business ha rappresentato un esperimento significativo di resistenza economica al potere statale. Ci ha offerto un assaggio di come potrebbe essere impegnarsi seriamente nella «riorganizzazione della [vita] economica», sebbene offuscato dal fatto che l’esperimento non sia riuscito a diffondersi. <sup id=\"fnref:1\"><a href=\"#fn:1\" class=\"footnote\" rel=\"footnote\" role=\"doc-noteref\">1</a></sup> In un momento di profondo sconvolgimento in cui la proprietà privata rimaneva in gran parte indiscussa e incontrastata, il rifiuto da parte di un’azienda di far pagare i pasti per smettere di versare l’imposta sulle vendite poteva essere interpretato come una sorta di misura proto-comunista. Pur non essendo ovviamente privo di limiti, tale approccio anticipa i rapporti sociali comunisti fissando a zero il prezzo delle merci, momento in cui queste cessano del tutto di essere merci.<sup id=\"fnref:2\"><a href=\"#fn:2\" class=\"footnote\" rel=\"footnote\" role=\"doc-noteref\">2</a></sup></p>\n\n<p>Il 24 luglio, Alverson ha annunciato la chiusura temporanea del caffè e la fine del modello di business che aveva introdotto a gennaio. Sebbene la difficoltà di fare affidamento esclusivamente sulle donazioni del pubblico per finanziare l’attività a lungo termine possa aver giocato un ruolo non trascurabile in questa decisione, è ben lungi dall’essere l’unico fattore. Infatti, appena un mese prima dell’annuncio, il <em>New York Times</em> aveva pubblicato <a href=\"https://www.nytimes.com/2026/06/08/dining/post-modern-times-minneapolis-free-food.html\">un articolo sul caffè</a>, riportando che, sorprendentemente, il modello aveva garantito una certa stabilità finanziaria. Un <a href=\"https://www.startribune.com/ post-modern-times-operation-metro-surge-dylan-alverson-south-minneapolis/601867551\">articolo successivo</a> dello <em>Star Tribune</em> ha presentato una narrazione diversa: nonostante il presunto altruismo della clientela abituale del caffè e dei proprietari delle case circostanti, l’afflusso di persone povere, vittime di discriminazione razziale e, in molti casi, senza fissa dimora si è rivelato troppo per la loro delicata sensibilità. Nell’articolo dello <em>Star Tribune</em>, un vicino ha affermato che questo esperimento ha fatto sì che «per la prima volta non mi sentissi al sicuro» nello stesso quartiere in cui lo Stato ha ucciso George Floyd e Renee Good.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/13/2.jpg\" />\n</figure>\n\n<h1 id=\"la-viscosita-della-razza\"><a href=\"#la-viscosita-della-razza\"></a>La viscosità della razza</h1>\n\n<p>Aperto nel 2011, il Modern Times è stato a lungo definito, in tono scherzoso, come il posto “dove i punk portano i propri genitori”. La fusione tra l’estetica hippie e quella punk che caratterizza il locale ne ha consolidato il ruolo nella scena sottoculturale della zona sud di Minneapolis. Alla luce di ciò, non dovrebbe sorprendere che la clientela sia stata prevalentemente bianca. Ciò rende ancora più degno di nota il fatto che l’esperimento sia riuscito, in una certa misura, a rompere quella relativa omogeneità.</p>\n\n<p>Arun Saldanha, nei suoi scritti sui festival trance a Goa, in India, ha coniato il termine <em>viscosità</em> per descrivere le dinamiche razziali all’interno del festival. L’accumulo di pratiche, estetiche e conoscenze condivise ha creato una densa interiorità difficile da penetrare per gli estranei. Saldanha cita esempi quali l’abbigliamento indossato e le droghe consumate in comune come elementi distintivi tra chi era abituato a quella scena e chi non lo era. Nel caso di Goa, la razza ha determinato un accesso differenziale a tali abitudini, creando forme di esclusione <em>de facto</em>. Senza alcuna discriminazione esplicita o palese, la viscosità tende a produrre spazi di relativa omogeneità razziale. <sup id=\"fnref:3\"><a href=\"#fn:3\" class=\"footnote\" rel=\"footnote\" role=\"doc-noteref\">3</a></sup></p>\n\n<p>Sebbene le pratiche specifiche, l’estetica e la scelta delle droghe possano essere diverse, non è difficile riconoscere uno schema simile nel punk e in molti ambienti sociali di sinistra. Spazi sottoculturali come il Modern Times, nel sud di Minneapolis, hanno accumulato una viscosità razziale relativamente densa e continuano in gran parte a mantenerla, anche nell’organizzazione degli spazi. Affrontare questo problema è di vitale importanza per i rivoluzionari se vogliamo contrastare l’estrema alienazione della società capitalista. A tal fine, l’esperimento ci offre spunti utili.</p>\n\n<p>In un arco di tempo sufficientemente lungo, un cambiamento concreto nella struttura, come l’eliminazione dei prezzi dal menu, potrebbe contribuire ad abbattere queste barriere razziali. I risultati al Post Modern Times non sono stati immediati, ma man mano che la notizia si diffondeva, la prospettiva di pasti di qualità offerti gratuitamente ha cominciato a contrastare la viscosità razziale.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/13/3.jpg\" />\n</figure>\n\n<h1 id=\"ritirata\"><a href=\"#ritirata\"></a>Ritirata</h1>\n\n<p>Mentre questa coesione veniva messa in discussione da un lato, veniva rafforzata dall’altro. Man mano che il “Post Modern Times” iniziava ad accogliere un numero crescente di persone di diverse etnie e senza fissa dimora, la sua clientela abituale cominciò a scomparire. Sebbene il proprietario <a href=\"https://www.startribune.com/post-modern-times-operation-metro-surge-dylan-alverson-south-minneapolis/601867551\">Alverson suggerisca</a> che questo nuovo afflusso possa aver “spinto fuori i clienti paganti”, il caffè era noto per i lunghi tempi di attesa ben prima che tutto ciò accadesse. L’«esclusione» che sembra essersi effettivamente verificata è stata la rottura dell’omogeneità sottoculturale — e quindi <em>razziale</em> — all’interno dello spazio.</p>\n\n<p>Sarebbe facile rimproverare i pregiudizi dei frequentatori del caffè e dei proprietari delle case vicine per le loro <a href=\"https://www.startribune.com/post-modern-times-operation-metro-surge-dylan-alverson-south-minneapolis/601867551\">reazioni</a> a questo cambiamento demografico. Per quanto corretta, si tratterebbe di una critica <em>moralistica</em>, mentre questo saggio si occupa delle possibilità <em>strategiche</em> verso cui potrebbero puntare esperimenti come Post Modern Times. Coloro che esprimono paura esistenziale alla sola vista di una persona senza fissa dimora sono probabilmente disinteressati agli orizzonti rivoluzionari, ma sarebbe un errore accettare la narrazione secondo cui questa fosse la reazione dominante, o l’unica possibile.</p>\n\n<p>«Post Modern Times» rappresentava la possibilità di creare uno spazio di incontro tra molti mondi sociali diversi in un’epoca caratterizzata da una crescente stratificazione e alienazione. Non c’è dubbio che l’esperimento abbia introdotto nuove sfide e nuovi conflitti per i lavoratori e i vicini, ma tali sfide sono un aspetto ineludibile della costruzione di una nuova società, anche nelle sue forme più embrionali. In risposta, invece di cogliere questa opportunità, molti si sono ritrovati a tirarsi indietro. Le spiegazioni variano — tempi di attesa, pregiudizi razzisti o moralismo — ma le conseguenze furono le stesse.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/13/1.jpg\" />\n</figure>\n\n<h1 id=\"moralismo\"><a href=\"#moralismo\"></a>Moralismo</h1>\n\n<p>Con l’eliminazione dei prezzi, il Post Modern Times è diventato un ristorante popolare per chi altrimenti non avrebbe potuto permettersi un pasto caldo e di qualità. Man mano che sempre più persone senza fissa dimora si univano alle file per accomodarsi, il ristorante ha assunto una dinamica familiare a chiunque abbia esperienza nell’organizzazione di iniziative di “aiuto reciproco” nelle Twin Cities e oltre.</p>\n\n<p>Questa dinamica non è affatto <em>reciproca</em>: l’organizzazione è fatta <em>da</em> chi ha i mezzi <em>per</em> chi ne è privo. Sottolineare questo aspetto non significa sminuire quanto possano essere utili tali programmi, né quante vite abbiano migliorato o addirittura salvato. Tuttavia, mentre le turbolenze della nostra epoca continuano a intensificarsi e le istituzioni del <a href=\"https://illwill.com/dual-power\">doppio potere</a> diventano essenziali per sostenere <em>tutti</em> noi, diventa sempre più cruciale distinguere tra questi programmi e l’aiuto genuinamente <em>reciproco</em>.</p>\n\n<p>L’idea che alcune persone (definite dai loro attributi, che si tratti della loro vicinanza alla razza bianca, della stabilità finanziaria o di qualcos’altro) meritino meno del cibo gratuito rispetto ad altre (ad esempio, i senzatetto) è un argomento puramente moralistico. Non solo svuota di significato la reciprocità dell’«aiuto reciproco», ma ci priva anche di qualsiasi possibilità di incontro diretto al di là delle barriere imposte da questi attributi, che non sia mediato da un rapporto di servizio.\n<sup id=\"fnref:4\"><a href=\"#fn:4\" class=\"footnote\" rel=\"footnote\" role=\"doc-noteref\">4</a></sup> Non ci vuole un grande sforzo di immaginazione per concludere che molte persone non riescono a concepire come potrebbe essere una relazione che superi le linee di differenza e che <em>non</em> si basi sul servizio come mediatore.</p>\n\n<p>Sebbene alcuni aspiranti alleati bianchi possano aver scelto di evitare il «Post Modern Times» nel nobile tentativo di non soppiantare i suoi clienti presumibilmente più meritevoli, hanno attivamente precluso la possibilità di stabilire legami proprio con le persone che sostengono di voler sostenere. E ora il «Post Modern Times» è <em>letteralmente</em> chiuso.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/13/4.jpg\" />\n</figure>\n\n<h1 id=\"partigianeria\"><a href=\"#partigianeria\"></a>Partigianeria</h1>\n\n<p>La nostra riflessione su “Post Modern Times” è duplice. Da un lato, si è trattato di un esperimento ragionevolmente riuscito nella riorganizzazione della sfera economica, sebbene, bisogna ammetterlo, su scala limitata a un solo ristorante. Il rifiuto di far pagare i pasti — e quindi di versare l’imposta sulle vendite — si è rivelato non solo fattibile per un periodo di tempo prolungato, ma anche uno sforzo prezioso per risolvere alcune sfide poste dall’organizzazione rivoluzionaria. Tra queste sfide, la viscosità razziale degli spazi organizzativi è forse la più rilevante.</p>\n\n<p>D’altro canto, questo esperimento ha anche rivelato quanta strada abbiamo ancora da percorrere. Ogni successo nell’attenuare la viscosità razziale dello spazio ha provocato una ritirata in egual misura. Che ciò fosse dovuto a un razzismo malcelato o a coraggiosi calcoli da parte di attivisti morali, il risultato è stato lo stesso. Ciò che era <em>confortevole</em> ha avuto la meglio.</p>\n\n<p>Per i rivoluzionari, ciò sottolinea l’importanza della partigianeria. Per noi, partigianeria significa fedeltà alla rivoluzione; è nostra convinzione che qualsiasi cosa serva per costruire una rivoluzione che abolisca il capitalismo e lo Stato ne valga la pena. Ciò include, ad esempio, l’esperienza forse scomoda di instaurare legami sinceri e diretti con persone diverse da noi. Include anche, in un contesto in cui molte aziende si sono accontentate di affiggere cartelli con la scritta «vietato l’accesso all’ICE», il rifiuto di far pagare il servizio al ristorante per sottrarre entrate fiscali al governo.</p>\n\n<p>Come per tutti gli esperimenti, il risultato non poteva certo essere una vittoria incondizionata. L’importante è sottoporre l’esito di tali esperimenti a un’analisi rigorosa e imparare il più possibile da ciascuno di essi. Non intendiamo questo saggio come l’ultima parola, ma piuttosto come un contributo a una comprensione più ampia della situazione.</p>\n\n<div class=\"footnotes\" role=\"doc-endnotes\">\n  <ol>\n    <li id=\"fn:1\">\n      <p>Si veda l’analisi del doppio potere in Connor O’Callaghan, “<a href=\"https://illwill.com/dual-power\">Rivoluzione, doppio potere e la rete di risposta rapida delle Twin Cities</a>”, <em>Ill Will</em>, 1 luglio 2026. Sebbene il saggio trascuri di mettere in discussione l’emergere del doppio potere — in particolare la sua funzione di controllo — è giusto sottolineare gli interventi relativamente moderati dell’insurrezione nella sfera economica. <a href=\"#fnref:1\" class=\"reversefootnote\" role=\"doc-backlink\">&#8617;</a></p>\n    </li>\n    <li id=\"fn:2\">\n      <p>È importante ricordare che il <em>Modern Times</em> è di proprietà di un individuo il cui personale è intrinsecamente sfruttato per la produzione di plusvalore. Il rifiuto di far pagare i pasti non modifica nemmeno la totalità della società capitalista in cui opera. Gli ingredienti costano comunque denaro, così come i salari, ed è improbabile che l’attività si sia rifiutata di pagare sia le imposte sulla proprietà che quelle sulle vendite. Post Modern Times si è affidato alle donazioni di clienti generosi e di altri soggetti per rimanere a galla, con risultati sconosciuti a causa della mancanza di informazioni finanziarie pubbliche — sebbene un articolo del <em>New York Times</em> suggerisse vagamente un certo successo. Naturalmente, affinché misure come questa diventino veramente sostenibili e si diffondano, sarebbe necessario un attacco più generale ai rapporti sociali capitalistici. Cfr. Brett Anderson, «Questo ristorante ha smesso di far pagare il cibo. E i profitti sono in aumento». <em>New York Times</em>, 8 giugno 2026. Online <a href=\"https://www.nytimes.com/2026/06/08/dining/post-modern-times-minneapolis-free-food.html\">qui</a>. <a href=\"#fnref:2\" class=\"reversefootnote\" role=\"doc-backlink\">&#8617;</a></p>\n    </li>\n    <li id=\"fn:3\">\n      <p>«In termini semplici, la viscosità riguarda due dimensioni di un collettivo di corpi: la sua coesione e la sua relativa impermeabilità. A quella festa del Dolce Vita, alle 8 del mattino del 6 gennaio 2000, c’era una viscosità costituita prevalentemente da raver bianchi. Stavano uniti nel tempo e nello spazio perché si vedevano regolarmente, fumavano chillum insieme, ballavano al ritmo della Goa trance, indossavano abiti appariscenti e avevano soldi da spendere in LSD ed ecstasy. Gli altri, specialmente i turisti nazionali, non erano abituati a tutto questo; non avevano le risorse culturali o economiche per unirsi a loro. All’alba, la maggior parte degli indiani si sentiva in vista e fuori posto in mezzo a così tanti corpi bianchi. Più denso è il collettivo, più è difficile attraversarlo: queste sono le due dimensioni della viscosità. Non c’è un’esclusione vera e propria… tuttavia, l’effetto netto è che vi è una forte tendenza dei ballerini ad essere bianchi.” Arun Saldanha, <em>Psychedelic White: Goa Trance and the Viscosity of Race</em>, 2007, pag. 5. <a href=\"#fnref:3\" class=\"reversefootnote\" role=\"doc-backlink\">&#8617;</a></p>\n    </li>\n    <li id=\"fn:4\">\n      <p>Tra l’infinita lista di opportunità mancate che seguono tutti i momenti di agitazione sociale c’è il sogno di una comune al <a href=\"https://en.wikipedia.org/wiki/2020_Minneapolis_park_encampments\">Powderhorn Park</a> che non sarebbe stata riservata solo ai senzatetto, ma a tutti coloro che avessero scelto di continuare a lottare per la rivoluzione all’indomani della più grande rivolta che questo Paese abbia vissuto negli ultimi decenni, <em>alla maniera di</em> <a href=\"https://crimethinc.com/2022/09/06/sri-lanka-it-takes-a-whole-village-gota-go-gama-what-we-learned-in-the-occupation-movement\">Gota Go Gama Village</a> in Sri Lanka. <a href=\"#fnref:4\" class=\"reversefootnote\" role=\"doc-backlink\">&#8617;</a></p>\n    </li>\n  </ol>\n</div>\n"
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Uno sceriffo lo ha arrestato; è stato rilasciato dodici ore dopo senza che venisse formulata alcuna accusa. Questo arresto ha galvanizzato la comunità.</p>\n\n<p>Meno di due giorni dopo, alcuni amici hanno installato una piattaforma sull’albero. Da allora, è stato impossibile spianare questa parte di terreno perché c’era qualcuno cbe viveva sull’albero e molti sostenitori a terra si assicuravano che tutti lo sapessero. Se l’albero fosse stato abbattuto, il nostro amico avrebbe rischiato di morire insieme ad esso. Consapevoli di ciò, l’appaltatore generale, Fisher Sand and Gravel, così come la loro sicurezza privata, Vision Quest, l’Esercito degli Stati Uniti, la Polizia di Frontiera e lo sceriffo della contea di Santa Cruz non sono ancora riusciti ad allontanarci dall’ombra del pioppo americano secolare che probabilmente si erge qui da prima che il terreno fosse acquisito dagli Stati Uniti.</p>\n\n<p>Vi invitiamo a unirvi a noi nel rifiutare il regime di frontiera — che ciò significhi venire qui a Lochiel, in Arizona, o agire ovunque vi troviate. <a href=\"https://crimethinc.com/2019/07/26/the-border-is-everywhere-we-can-attack-it-anywhere-two-posters-in-memory-of-willem-van-spronsen\">Il confine è ovunque</a> dove si estendono le loro reti di violenza.</p>\n\n<p>Quello che segue è un resoconto dall’interno di questa lotta emergente.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/12/2.jpg\" />\n</figure>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/12/3.jpg\" />\n</figure>\n\n<hr />\n\n<p>Stiamo vivendo un momento di relativa calma nel mezzo di un turbinio storico. Quest’estate è stata piena di focolai fugaci, di un caldo più intenso di quanto ricordiamo dall’anno scorso e della sensazione, che non ci abbandona mai del tutto, che tutto questo non possa rimanere così precariamente stabile come sembra. La stabilità del progetto degli Stati Uniti si è fatta soffocante. Sentiamo sussurri di vera resistenza e vediamo foto di gioiosa rottura, ma la nostra vita quotidiana è rimasta sostanzialmente la stessa, forse con qualche amico e qualche impegno in più, oltre alle chat su Signal da seguire rispetto alla scorsa estate.</p>\n\n<p>Riuniti all’ombra dell’ultimo dei quattro antichi pioppi americani presenti lungo il tracciato della costruzione del nuovo doppio muro di confine, ci siamo ritrovati di fronte ad una nuova opportunità. Per ora, siamo riusciti a fermare il regime sul nascere. Il muro non potrà essere costruito dove si trova questo anziano pioppo finché anche noi resteremo qui.</p>\n\n<p>Da oltre un anno, ambientalisti e membri della comunità locale trascorrono del tempo insieme a Lochiel, in Arizona. Questa città è praticamente abbandonata. Molti edifici qui stanno diventando rovine, a testimonianza del rapporto marginale di Lochiel con la metropoli situata a poche ore a nord-ovest. Questi incontri hanno creato una rete solidale e coesa che si estende ben oltre le strade, gli edifici, le recinzioni, il bestiame e l’ecologia della valle in cui si trova Lochiel. Poche persone hanno riunito molte altre per testimoniare la divisione di questa valle, e del nostro mondo.</p>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/12/1.jpg\" />\n</figure>\n\n<p>Lochiel sorge proprio a ridosso del confine tra Stati Uniti e Messico.\nUna delle case del paese, la vecchia dogana del valico di frontiera ormai chiuso, è così vicina al confine che il proprietario temeva che anche quella sarebbe stata demolita per fare spazio al doppio muro. Le persone su entrambi i lati della recinzione di confine vivono più o meno allo stesso modo, allevando bestiame e cantando insieme all’ombra degli stessi pioppi nella stessa valle, sotto lo stesso cielo blu brillante. \nI numerosi pioppi americani secolari situati in fondo a questa valle un tempo si estendevano oltre il confine, creando una volta arborea continua sopra la strada. Questo ecosistema di prateria d’alta quota è uno dei più ricchi di biodiversità al mondo, con innumerevoli varietà di insetti ed erbe, piante da fiore e molte specie di uccelli minacciate, oltre a coati, coyote, orsi e giaguari. Tutte queste forme di vita sono a rischio in questa zona.</p>\n\n<p>Qualche anno fa, nell’autunno e all’inizio dell’inverno del 2022, nella Foresta Nazionale di Coronado, situata a est di Lochiel, un gruppo eterogeneo di persone <a href=\"https://itsgoingdown.org/report-from-blockade-of-governor-duceys-shipping-container-wall/\">si oppose a un altro tentativo</a> di costruire un muro di confine. \nQuesto sforzo per bloccare il muro di container dell’allora governatore Doug Ducey alla fine ebbe successo. I partecipanti utilizzarono più o meno gli stessi termini e tattiche simili.</p>\n\n<p>Eppure oggi il clima politico è cambiato radicalmente. Nel 2022, durante gli anni di Biden, il governatore Ducey ha violato numerose leggi per utilizzare container marittimi al fine di “colmare le lacune” lasciate dal primo, inefficace tentativo di Trump di costruire il muro che aveva promesso ai suoi elettori.\nMiglia e miglia di foresta nazionale — dove il governo statale non ha giurisdizione — sono state disboscate e livellate senza alcun permesso né riguardo per la legge o l’ambiente. Il progetto è costato milioni di dollari e ha inflitto danni incalcolabili a questo prezioso ecosistema.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/12/4.jpg\" />\n</figure>\n\n<p>Con i manifestanti schierati davanti ai mezzi pesanti che stavano effettuando i lavori, le squadre sono state costrette a lavorare tutta la notte. I manifestanti hanno reagito allestendo un accampamento proprio sulla strada di confine. Ma a quel tempo, Ducey era sostenuto solo tacitamente dal governo degli Stati Uniti. Dopo due settimane di occupazione, i tribunali sono finalmente intervenuti. Ducey è stato fermato non solo dai manifestanti che bloccavano la strada, ma anche dalle autorità federali.</p>\n\n<p>Oggi, a Lochiel, non c’è alcuna causa legale, né alcuna salvezza da parte dei tribunali su cui poter contare. Questo muro, non meno mostruoso di quell’altro, è stato progettato appositamente per il suo scopo, e anche la legge è stata rimodellata. Durante il secondo mandato di Trump, quella che fino a poco tempo fa era solo una farsa illegale è diventata una forza bruta sostenuta dalla legge. Tutti noi a Lochiel ora, a prescindere dall’ideologia, vediamo che il potere consolidato negli ultimi quattro anni denota l’assoluto disprezzo dello Stato per la vita in ogni sua forma. Noi stiamo lottando per la vita. Lo Stato porta solo morte.</p>\n\n<p>A poche ore a ovest di Lochiel, in un luogo chiamato Quitobaquito Springs o A’al Vaipia dal popolo O’odham, anche le comunità indigene e gli ambientalisti si stanno preparando alla lotta contro l’imminente costruzione del muro di confine. Le sorgenti sono un luogo sacro e di culto per il popolo O’odham, alcuni dei quali vi hanno vissuto fino agli anni ’50, quando il Servizio dei Parchi Nazionali annesse il territorio per costituire l’Organ Pipe Cactus National Monument.</p>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/12/7.jpg\" />\n</figure>\n\n<p>Questa sorgente dipende da antiche falde acquifere che la costruzione probabilmente prosciugherà a tal punto da far cessare l’esistenza stessa della sorgente. Questa profanazione rappresenta una minaccia esistenziale per la geografia religiosa tradizionale del popolo O’odham; comporta inoltre l’estinzione delle popolazioni selvatiche del pesciolino Sonoyta e delle lumache di sorgente, che si trovano esclusivamente nelle acque di A’al Vaipia. La resistenza sta crescendo sotto forma di “corse di preghiera” guidate dagli O’odham e di cause legali a tutela delle specie in via di estinzione, tra le altre iniziative, ma il senso di fatalità si fa sempre più pressante man mano che arrivano i geometri e le squadre di costruzione si preparano al lavoro.</p>\n\n<p>Adiacente al Monumento Nazionale Organ Pipe Cactus si trova la Nazione Tohono O’odham. Il confine statunitense ha diviso le terre degli O’odham sin dall’inizio del processo di colonizzazione. Il governo della Nazione Tohono O’odham ha recentemente diffuso un comunicato in cui dichiara tutti gli appaltatori del muro di confine come intrusi. Si stanno affiggendo cartelli con la scritta «Divieto di accesso» per avvisare gli appaltatori della loro entrata illegale nel territorio. Il confine ha già profanato il territorio degli O’odham, e questo muro distruggerebbe i luoghi sacri e renderebbe i collegamenti attraverso il confine ancora più difficili di quanto non lo siano già.</p>\n\n<p>In passato, prima dell’entrata in vigore del Real ID Act, qualsiasi progetto edilizio sarebbe stato obbligato ad affrontare tali questioni; ora, però, tale legge ha sollevato il governo dalla responsabilità di condurre studi archeologici e ambientali. Il muro di confine sta concretamente cancellando tutta la storia, la vita e la cultura che potrebbero ostacolarne la realizzazione.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/12/5.jpg\" />\n</figure>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/12/6.jpg\" />\n</figure>\n\n<hr />\n\n<p>Mentre scrivo, la recinzione che segna il confine vicino a Lochiel viene smantellata, pannello dopo pannello. Osservo la stessa macchina che ha sradicato tre antichi pioppi americani in questa valle, impilare con cura i pannelli della recinzione.</p>\n\n<p>In un sogno collettivo incoraggiato dal calore del sole, abbiamo immaginato che questa potesse essere l’ultima volta in cui la valle sarebbe stata divisa dalla violenza. Che un giorno la valle potesse tornare a essere unita. Che la mitologia dello Stato potesse cedere il passo alla terra, al sole, al suolo, all’abbondanza, alla libertà.</p>\n\n<p>Questo sogno ad occhi aperti è finito con la stessa rapidità con cui era iniziato. Il doppio muro ora arriva quasi ai margini delle radici del quarto vecchio pioppo, destinato a morire per far posto a questa infrastruttura mostruosa. Nuvole di polvere provenienti dal cantiere si sollevano sulle sue foglie mentre le sue radici vengono schiacciate da innumerevoli camion e sommerse dall’acqua sottratta alla falda acquifera sottostante nel tentativo di mantenere il terreno smosso al suo posto.</p>\n\n<p>Lunedì 27 luglio, una persona del posto ha deciso di mettersi davanti ai macchinari che avrebbero dovuto strappare dall’ultimo dei quattro alberi di confine dal suo terreno e dalle nostre vite. Per questo gesto di solidarietà, è stato arrestato dagli agenti dello sceriffo Hathaway della contea di Santa Cruz e tenuto in carcere per un giorno. È stato rilasciato senza che venisse formulata alcuna accusa. Questo atto di coraggio ha avuto grande risonanza nel sud dell’Arizona.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/12/8.jpg\" />\n</figure>\n\n<p>Man mano che la notizia si diffondeva, sempre più persone hanno rivolto la propria attenzione verso questa piccola città con il cuore e la mente infiammati. Si è aperta una finestra sulla possibilità di fermare la costruzione del muro e di elaborare adeguatamente il lutto per l’ecosistema che viene diviso in due. Giornalisti, ONG ambientaliste, attivisti umanitari e anarchici hanno invaso la piccola città in risposta a questo invito.</p>\n\n<p>In meno di due giorni, la rete ha messo radici così in profondità da rendere possibile l’allestimento di un accampamento sugli alberi tra le braccia dell’ultima dei quattro alberi secolari. Le persone hanno allestito una piattaforma in cima all’albero e issato uno striscione.</p>\n\n<p>I vecchi pioppi americani sono enormi — e fragili. Da un momento all’altro, qualsiasi ramo potrebbe spezzarsi senza preavviso; lo stress a cui è sottoposto questo albero non fa che aumentare tale probabilità. Ma per chi occupa l’albero e per chi lo sostiene da terra, ne vale la pena. Questo momento di libertà vale il rischio.</p>\n\n<p>L’occupazione dell’albero è al tempo stesso un simbolo e un intervento. Si basa sull’esperienza degli attivisti con le storiche tattiche di difesa delle foreste e la militanza ambientale — e sull’impegno verso il mondo non solo umano. L’occupazione dell’albero in questo luogo specifico ha ottenuto ciò che poche altre tattiche sono riuscite a fare, bloccando completamente l’avanzamento della costruzione del muro di confine in questa piccola parte della Valle di San Rafael. Su tre lati dell’albero, i lavori proseguono, ma lei rimane ancora in piedi con uno di noi tra le sue ampie braccia.</p>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/12/9.jpg\" />\n</figure>\n\n<p>Subito dopo l’inizio dell’occupazione, è stato chiamato nuovamente lo sceriffo. Un dipendente di una società di sicurezza privata chiamata Vision Quest ha tentato di intimidire l’occupante e l’accampamento che era sorto sotto l’albero. Lo sceriffo non è venuto. Ci è stato detto che anche lui è contrario alla costruzione di questo muro. Quel giorno, sembrava che non ci fosse nulla che le guardie di sicurezza private, la polizia di frontiera o persino i marines di stanza in questa parte del confine, che andavano avanti e indietro su un golf cart, potessero farci senza la collaborazione dello sceriffo — almeno legalmente, almeno per ora. Una volta capito questo, abbiamo camminato senza paura lungo il confine.</p>\n\n<p>Nelle due settimane trascorse da allora, i lavori di costruzione nelle vicinanze sono stati in gran parte interrotti grazie alla determinazione delle persone nel contrastare il progetto, nonché alla stagione dei monsoni, miracolosamente abbondante e regolare, che quest’anno ha reso la valle di San Rafael così rigogliosa. Qui piove ancora d’estate, a differenza di Phoenix e Tucson. Fulmini, acquazzoni e venti forti ci hanno concesso un po’ di respiro in questo momento di opportunità.</p>\n\n<p>Nessuno sa cosa fare di noi. Sebbene io possa ancora sentire il sole sulla pelle, la pressione del caldo estivo si è allentata. Finalmente possiamo correre, giocare e imparare a difendere il mondo del reale all’interno del piccolo vuoto di potere che abbiamo creato insieme sotto questo pioppo americano. Siamo ai margini del mondo falso a cui ci viene detto di appartenere, ne perforiamo la spessa pelle gommosa e sentiamo la brezza della libertà in mezzo alla violenza di un fascismo di frontiera in continua escalation. I margini e le zone periferiche del capitale rimangono luoghi in grado di offrire spazio sufficiente per muoversi a chi di noi è disposto a squarciare l’illusione del controllo statale.</p>\n\n<p>Le notizie dai margini hanno raggiunto rapidamente uno dei tanti centri di controllo. Mercoledì 5 agosto abbiamo ricevuto notizie da Phoenix secondo cui alcuni «anarchici e piantagrane della metropoli» avevano compiuto un’azione presso la sede dell’appaltatore generale aggiudicatario del progetto di costruzione del muro di confine, la Fisher Sand and Gravel. Questa società ha guadagnato un miliardo di dollari grazie all’appalto per la costruzione del muro. I «fomentatori di disordini» hanno devastato l’ufficio e affisso sulla porta un avviso di sfratto popolare, lanciando un messaggio: proprio come il confine è ovunque, c’è un modo per chiunque di opporsi ad esso ovunque.</p>\n\n<p>Il <a href=\"https://livingandfighting.net/Fishing-for-Trouble\">resoconto</a> di questa azione, originariamente pubblicato su un blog regionale, inizia così: «Il confine è come una ferita aperta», richiamando Anzaldua. Non c’è affermazione più vera. Ovunque il confine venga sviluppato, mantenuto ed esteso, c’è sangue. Stiamo solo cercando di curare questa ferita.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/12/10.jpg\" />\n</figure>\n\n<p>Gran parte della retorica dei media mainstream riguardo all’occupazione degli alberi si basa su una visione neoliberista di ciò che è possibile.\n<em>Se solo ci fosse un muro in costruzione invece di due, questi pioppi americani avrebbero potuto essere salvati. Se solo il confine potesse essere gestito in modo più astratto, da lontano sembrerebbe meno violento. Se solo questi pioppi americani avessero potuto essere salvati tutti, l’ecosistema sarebbe rimasto intatto. Se solo la costruzione fosse stata fermata dai rifugi attivi che, secondo la Polizia di Frontiera, avrebbero impedito la spietata rimozione delle nonne che si frapponevano.</em>\nGli studi abbondano, ed è tutto vero. Il muro e la sua costruzione stanno causando un danno irreparabile a questo ecosistema.</p>\n\n<p>Sul campo, molte persone hanno una visione più immediata. Come recita lo striscione appeso all’albero ancora in piedi: «I CONFINI UCCIDONO». Rifiutiamo qualsiasi linea che ci divida. Ci opponiamo a qualsiasi forza che impedisca a persone, animali e acqua di muoversi e di stabilirsi dove vogliono. Ci rifiutiamo di credere che questo muro rimarrà in piedi per sempre. Sappiamo che con il nostro continuo rifiuto possiamo abbatterlo. Sappiamo che le radici di questi pioppi americani rimangono, sebbene lacerate e in lento decomposizione, più profonde di quanto il muro sia ancorato dal cemento nel terreno denso della Valle di San Rafael. Le cicale cantano con noi. Ci dicono che sta arrivando la pioggia, che renderà la strada troppo fangosa per il passaggio dei mezzi pesanti.</p>\n\n<p>In questo momento, non sappiamo per quanto tempo l’attivista potrà rimanere sul pioppo secolare che abbiamo imparato ad amare. Molte foglie sono ingiallite e cadute a causa dello stress, eppure si intravedono nuovi germogli sulle punte dei rami più piccoli. Da un momento all’altro, lo sceriffo potrebbe decidere che è ora di agire. Forse verranno mobilitati altri agenti del potere statale per allontanarci.</p>\n\n<p>Ma noi saremo qui per fermare questo intervento, per impedire l’estensione del muro dal Golfo del Messico all’Oceano Pacifico, per impedire che il mondo reale venga separato da una linea immaginaria imposta con la violenza più cruda. Vi diamo il benvenuto qui a Lochiel; vi invitiamo a entrare nella libertà che abbiamo trovato qui, per combattere il confine là dove vi trovate. Abbiamo bisogno del vostro aiuto per espandere questo spazio di possibilità che percepiamo così chiaramente in questo momento, dai margini al mondo intero.</p>\n\n<p>Sappiamo che anche voi lo percepite.</p>\n\n<figure class=\"video-container \">\n  <iframe src=\"https://player.vimeo.com/video/1217482946?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0\" frameborder=\"0\" webkitallowfullscreen=\"\" mozallowfullscreen=\"\" allowfullscreen=\"\"></iframe>\n</figure>\n\n<hr />\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/12/11.jpg\" />\n</figure>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/12/12.jpg\" />\n</figure>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/08/12/13.jpg\" />\n</figure>\n\n"
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      "content_html": "<p>Il 20 luglio 2001, al culmine del <a href=\"https://crimethinc.com/2021/11/30/epilogue-on-the-movement-against-capitalist-globalization-22-years-after-n30-what-it-can-teach-us-today\">movimento contro la globalizzazione capitalista</a>, centinaia di migliaia di persone si radunarono a Genova, in Italia, per opporsi al vertice degli otto governi più potenti del mondo — il G8. Durante le <a href=\"https://crimethinc.com/2021/07/20/genoa-2001-memories-from-the-front-lines-taking-on-the-g8-at-the-climax-of-a-movement\">imponenti manifestazioni</a> che seguirono, un carabiniere, Mario Placanica, sparò e uccise un manifestante di 23 anni, Carlo Giuliani.</p>\n\n<p>In testo che segue è scritto da <a href=\"https://bsky.app/profile/batallonbakunin.bsky.social\">Tomas Rothaus</a>, che ha partecipato anche lui alle giornate di Genova.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/07/19/2.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>Un memoriale nel luogo in cui Carlo Giuliani fu ucciso, non molto tempo dopo la sua morte.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<hr />\n\n<blockquote>\n  <p>Se stiamo parlando seriamente di rivoluzione, allora dobbiamo guardare seriamente alla storia e vedere quali sono le conseguenze, non solo se falliamo, ma anche se ne usciamo trionfanti. Le rivoluzioni significano sangue, morte e sofferenza. Se non siamo disposti ad accettarlo, allora non dovremmo invocarle.</p>\n\n  <p>—“Le lezioni di Genova” Barricada #8. Estate/Settembre 2001</p>\n</blockquote>\n\n<p>Ho scritto quelle parole una volta, Carlo, quando il tuo sangue era ancora fresco sull’asfalto e il tuo nome era ancora su tutti i giornali e su tutti gli schermi televisivi. Le ho pubblicate sul nostro giornale anarchico, Barricada, e continuo a sostenerle. Ma ti prego, non fraintenderle. Mi dispiace che tu non ci sia più, e considero la tua morte una tragedia. Ancora oggi penso a te più di quanto tu possa immaginare. Spero di non essere l’unico a farlo.</p>\n\n<p>Per anni e anni, finché ho potuto, mi sono assicurato che ogni 20 luglio indirizzassimo la rabbia che portavamo nei nostri cuori contro i nostri nemici. In città a caso, in qualunque paese mi trovassi, ci assicuravamo che le bombe Molotov illuminassero la notte, che le pietre piovessero nell’oscurità contro le banche, che tendessimo imboscate alle auto della polizia, che incidessimo il tuo nome sui muri di Boston, Gottinga, Parigi e Berlino. A volte, per celebrare la tua vita piuttosto che la tua morte (oltre che per depistare la polizia), abbiamo scelto di vendicarti nel giorno del tuo compleanno, il 14 marzo, anziché nel giorno della tua morte.</p>\n\n<p>Oggi, a decenni di distanza da quel 20 luglio 2001, mi capita spesso di ripensare a te nei modi più inaspettati. Vedo una persona sulla quarantina. Vestita con cura, ordinata, magari in giacca e cravatta o in qualche tipo di uniforme. Un essere umano abbastanza maturo da mostrare i segni delle inevitabili tensioni della vita, dell’amore e del lavoro, ma abbastanza giovane da far trasparire ancora la sua giovinezza dietro la barba incolta del tardo pomeriggio e la pancia che inizia a spuntare. Perché quando vedo questa persona comune — qualsiasi persona comune — che ha più o meno l’età che avresti oggi, ricordo il giorno in cui il proiettile di quel carabiniere ti ha portato via la vita — e il tuo futuro.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/07/19/3.jpg\" />\n</figure>\n\n<p>Non sono tanto indignato per la tua morte quanto per tutte le vite che ti sono state rubate.</p>\n\n<p>Avevamo un legame in battaglia, ed è stato solo il destino a portarti in quella specifica battaglia, in quella specifica piazza — quella in cui io e i miei amici, per caso, non ci trovavamo. L’unica volta, in quel giorno specifico, in cui la polizia ha puntato i propri proiettili non verso il cielo, ma verso la testa di un essere umano. La tua testa.</p>\n\n<p>Da quanto mi è stato detto, se avessimo vissuto nella stessa città, è probabile che non saremmo andati molto d’accordo. Mi è stato detto che facevi parte dei <em>punkabbestia</em> di Genova, che (da quanto ho capito) sono simili ai <em>chaos punk</em> o agli <em>street punk</em> che avevamo nelle mie città. Non particolarmente organizzati, a volte facevano capolino alle riunioni politiche, ma sicuramente non erano attivisti, militanti o alcun tipo di gruppo dirigente.</p>\n\n<p>Le <em>Tute Bianche</em>, le cui parole, ovviamente, ancora oggi sono riluttante a prendere per buone, <a href=\"https://www.theguardian.com/world/2001/jul/22/globalisation.businessandmedia4\">ti hanno definito</a> «non particolarmente politico». Hanno detto che passavi il tempo in Piazza delle Erbe, dove «chiedevi l’elemosina e bighellonavi con gli amici e i cani randagi». Non ho nulla contro tutto ciò, ma sappiamo tutti che i punk di strada e i giovani anarchici ortodossi ossessivi spesso non andavano molto d’accordo.</p>\n\n<p>Ma niente di tutto ciò ha importanza. Ciò che conta è che ti hanno congelato nel tempo. Sarai per sempre un giovane teppista di strada, se è davvero quello che eri, privato dell’opportunità di fare qualunque cosa ti desse gioia e ti facesse sentire completo come persona negli anni e nei decenni che avrebbero dovuto ancora restarti da vivere. Forse la tua ribellione giovanile alla fine sarebbe svanita, avresti completato gli studi universitari, ottenuto una laurea, voltato pagina e guardato indietro con disprezzo ai tuoi giorni per strada da ribelle ed emarginato. O forse li avresti guardati con malinconica nostalgia, come un capitolo salutare che hai attraversato nella tua vita prima di integrarti, trovare un buon lavoro sindacalizzato grazie alle conoscenze di tuo padre, mettere su famiglia e lanciare una moneta alla prossima generazione di <em>punkabbestia</em> mentre li incrociavi per le strade che un tempo erano le tue.</p>\n\n<p>Oppure, chissà, forse saresti diventato un vecchio punk, con i capelli brizzolati ma ancora libero, con il cane al tuo fianco, a mendicare per le strade di Genova ancora oggi.\nMa ti è stato rubato il futuro, quindi non sarai mai nessuna di queste cose. Non ci tradirai, non andrai avanti, non camminerai tra noi. E, anche se le mie avventure non mi avessero esiliato dall’Europa e potessi ritrovarmi ancora una volta a Genova, non ricorderemo mai insieme quella calda e soleggiata giornata estiva in cui avresti potuto andare in spiaggia ma invece, indignato dall’irruzione della polizia nella tua città, ti sei unito a noi in battaglia.</p>\n\n<p>Non avrai mai la possibilità di voltare pagina, di rimpiangere le tue scelte, di condannare gli eccessi della tua giovinezza o di passare tutta la vita rimanendo fedele a essi. Sarai per sempre, come il tuo migliore amico Daniele <a href=\"https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/07/22/carlo-una-vita-contro.html\">ha ricordato</a> pochi giorni dopo la tua morte,</p>\n\n<blockquote>\n  <p>«qualcuno che aveva quel male dentro, quello che c’è qui nell’aria, che tutti noi abbiamo. Non si adattava alla società, al sistema. Ha sofferto molto e, poiché era più sensibile di noi, più generoso e più gentile, era anche più fragile».</p>\n</blockquote>\n\n<p>Per sempre un ventitreenne, a pochi anni dall’adolescenza, che ci guarda da una foto ingiallita, o che mi ricorda il prezzo brutale della ribellione mentre l’immagine di te disteso in una pozza di sangue mi balena costantemente nella mente.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/07/19/8.jpg\" />\n</figure>\n\n<p>Proprio come sono indignato dal fatto che ti sia stato rubato qualsiasi futuro tu avessi ancora da scegliere, sono allarmato nel vedere il tuo ricordo svanire col tempo dalla coscienza collettiva di chi è venuto dopo di te. Non so nemmeno perché mi rivolgo a te in una lettera. Non credo nell’aldilà, e dubito che anche tu ci credessi. Forse è il mio modo disperato di aggrapparmi a un senso di controllo su ciò che sembra inevitabile: che il tempo alla fine divori tutti noi. Che, sebbene le circostanze possano essere diverse, sia la morte che lo scorrere del tempo un giorno verranno a cercarmi proprio come sono venuti a cercare te. Eppure – e qui presumo che siamo simili anche nello spirito – solo perché è inevitabile non significa che mi impedirà di cercare di impedirlo.</p>\n\n<p>Eppure sono passati molti anni, Carlo, e anch’io ho dovuto deporre le armi. Quindi, dato che non posso più fare la mia parte per mantenere viva la tua memoria con le azioni, eccoci qui: un anarchico ateo che scrive una lettera a un punk di strada morto. Sperando che altri la leggano e si informino su di te, sulle condizioni, i sogni e le avventure che hanno portato alla marea crescente del nostro movimento, e sull’onda che quel giorno ha travolto la tua vita. È l’unica arma utile che riesco a trovare oggi nel mio arsenale per combattere l’idea che tu venga dimenticato, solo una nota a piè di pagina in uno scontro lontano di un movimento ormai dimenticato da tempo. Il tuo volto, le tue speranze, i tuoi sogni e, alla fine, il tuo nome che svaniscono nei libri di storia.</p>\n\n<p>Abbiamo combattuto la battaglia per la tua memoria sin dal giorno in cui sei stato ucciso. Abbiamo fatto del nostro meglio per renderti giustizia. Per non attribuirti ruoli o aspirazioni che avresti potuto rifiutare. Ma non è stato facile, e ti chiedo scusa se non ti abbiamo rappresentato come avresti voluto. In <em>Barricada</em>, ti abbiamo definito con coraggio e senza esitazione un anarchico, senza mai sapere se ti identificassi con quella parola.</p>\n\n<p>A nostra discolpa, non puoi immaginare come siano state quelle ore, quei giorni, quelle settimane e quei mesi dopo la tua morte.</p>\n\n<p>C’era chi tra noi, ben intenzionato ma fuorviato, ti ha immaginato come un militante anarchico organizzato. Un combattente in prima linea del black bloc. Volevano trasformarti in un martire consenziente che ha sacrificato volentieri la propria vita per la causa.</p>\n\n<p>Ma so che non l’hai scelto tu, perché quel giorno stavi per non partecipare. E, cosa più importante, perché nessuno di noi lo fa. A differenza dei fascisti, noi celebriamo la vita, non la morte.</p>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/07/19/5.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>“Carlo vive — siete voi che siete morti.”</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<p>Poi c’erano i pacifisti e i riformisti. Oggi cerco di stare alla larga dal linguaggio iperbolico e settario degli anarchici della mia giovinezza, ma quando mi ricordo di loro — delle loro azioni e delle loro parole quando parlavano di te — mi torna tutto in mente, violentemente.</p>\n\n<p>Se avessi potuto vedere le lacrime di coccodrillo della feccia di quel movimento! Invocavano il tuo nome, fingevano di tenere alta la tua memoria — ma ti celebravano e ti ricordavano solo perché eri morto. Quelli di noi che hanno agito con te, come te, che quel giorno erano tuoi compagni ma che il destino non ha messo sulla traiettoria del proiettile di un carabiniere quel pomeriggio in Plaza Alimonda — ci hanno denunciati.</p>\n\n<p>Hanno detto che eravamo responsabili della violenza, che avevamo scatenato la furia dello Stato sui manifestanti pacifici. Che, indirettamente, eravamo noi i responsabili della tua morte, non lo Stato, non il carabiniere che ha sparato. Hanno diffuso assurde teorie complottistiche secondo cui il black bloc e la resistenza massiccia, generalizzata e dignitosa fossero opera di poliziotti in borghese e fascisti.</p>\n\n<p>Alla deriva nella realtà parallela creata dalla loro narrazione, hanno cercato di attaccarci, di espellerci dal movimento, spingendoci verso i poliziotti, definendoci fascisti e teppisti. E il giorno dopo, mentre ci apprestavamo a vendicare la tua morte, hanno rivolto i loro cori di <em>«Assassini!»</em> tanto a noi quanto ai poliziotti.</p>\n\n<p>Anche loro hanno fatto di tutto per rivendicarti come martire del loro movimento, ma nel loro caso con l’incredibile cinismo e ipocrisia di onorare la tua memoria mentre denunciavano tutti gli altri che avevano agito come te. Per loro, era meglio che tu fossi morto piuttosto che vivo. Un teppista in vita, un martire nella morte.</p>\n\n<p>I ragazzi di ATTAC, il Forum Sociale di Genova, le <em>Tute Bianche</em>, i partiti, i riformisti e l’intero miscuglio di aspiranti gestori del malcontento: tutti hanno cercato di trasformarti in una vittima. Un giovane sfortunato e fuorviato, assassinato dallo Stato. Volevano privarti della tua autonomia d’azione — come spesso fanno con coloro le cui scelte non riescono a comprendere o non rispettano. Non sono ancora sicuro di quanto di tutto ciò sia cinico opportunismo e quanto invece derivi dal fatto che essi non riescano effettivamente a concepire alcuna forma di lotta al di là delle manovre politiche e degli scontri mediatici. Così, ogni volta che abbiamo messo in fuga i poliziotti — ogni volta che abbiamo creato abbastanza fronti per tenerli a bada, in modo che alcuni di noi avessero la possibilità di decostruire con calma il panorama del capitalismo e di prendersi le pause tanto necessarie e meritate tra una battaglia e l’altra, rilassandosi sui divani che avevamo sistemato per le strade con la spensieratezza di un falò in giardino — loro hanno immaginato un qualche grandioso piano poliziesco per giustificare la repressione contro l’intero <a href=\"https://crimethinc.com/2021/11/30/epilogue-on-the-movement-against-capitalist-globalization-22-years-after-n30-what-it-can-teach-us-today\">movimento antiglobalizzazione</a>. Noi che siamo sopravvissuti eravamo fascisti, teppisti e provocatori, mentre tu, in virtù della tua morte, sei diventato una vittima e un martire. Semplicemente non riuscivano ad accettare che la ribellione a Genova non solo fosse spontanea e autentica, ma anche vittoriosa.</p>\n\n<p>Sei morto proprio perché, quel giorno e in quel momento, stavamo avendo la meglio. I poliziotti stavano battendo in ritirata. Non so se tu lo abbia mai saputo, ma non è successo solo lì in Piazza Alimonda: erano in fuga in tutta la zona. So che questo sarà controverso, ma date le circostanze, non sono nemmeno sicuro che sia corretto dire che ti abbiano «assassinato». Risparmierò a entrambi la ricostruzione voyeuristica dei minimi dettagli dei tuoi ultimi istanti. Ci sono stati anni di discussioni infinite sul fatto che il proiettile ti abbia colpito direttamente o sia rimbalzato su qualcosa, se stessi lanciando l’estintore o lo stessi semplicemente tenendo in mano. Alla fine si è scoperto che il soldato che ti ha sparato aveva agito per legittima difesa ed è stato assolto da ogni accusa. Onestamente, non sono nemmeno così sicuro che abbia importanza, a parte il bisogno di molti compagni, persino compagni anarchici, di rivendicare il ruolo di vittima della brutalità poliziesca, come se assumere il ruolo di vittima perpetua di fronte al grande e cattivo Stato potesse conferirci una sorta di superiorità morale agli occhi della società in generale. È disfattista e lo detesto, come immagino faresti anche tu. La giustizia che cercavamo non è mai stata quella dello Stato e dei suoi tribunali.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/07/19/9.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>Parco Carlo Giuliani. Foto di <a href=\"https://www.flickr.com/photos/pinciolola/\">Pinciolola</a>.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<p>A proposito di paura, ecco cosa <a href=\"https://www.elmundo.es/cronica/2001/CR302/CR302-05.html\">ha dichiarato</a> al giudice il carabiniere che ti ha sparato, Mario Placanica, poco dopo averti ucciso:</p>\n\n<blockquote>\n  <p>«Ho sparato perché avevo paura di morire. Non so cosa sia successo. Ricordo che ci stavano circondando, che ci attaccavano, che la jeep era un inferno. Mi tremavano le mani e ho sparato senza guardare fuori.”</p>\n</blockquote>\n\n<p>Non fraintendetemi — non sono certo un amico dei poliziotti o dei soldati — ma non ho alcuna difficoltà a credergli. All’epoca aveva vent’anni, era poco più che un adolescente, mandato quel giorno per le strade di Genova dopo che <a href=\"https://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/11_Novembre/29/placanica.shtml\">i suoi superiori gli avevano detto</a> di «stare all’erta» perché i manifestanti avrebbero «lanciato sacchi di sangue infetto» e ci sarebbero stati «attacchi terroristici». Ha detto: «La sensazione era come se stessimo andando in guerra».</p>\n\n<p>Mi sono trovato in situazioni simili, anche in altre zone di Genova proprio quello stesso giorno. Mi sono trovato nel posto in cui ti trovavi tu, ma in un momento e in un luogo diverso, e ho guardato negli occhi la persona in divisa che avevo davanti. Se fossi stato un poliziotto o un soldato, anch’io avrei avuto paura. Forse anch’io avrei premuto il grilletto, specialmente se fossi stato un giovane soldato, un credente in Dio e nella patria, di fronte a un’orda di anarchici mascherati che avanzava e sembrava incontrollabile.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/07/19/1.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>Parco Carlo Giuliani. Foto di <a href=\"https://www.flickr.com/photos/pinciolola/\">Pinciolola</a>.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<p>Per quel che vale, l’uomo che ti ha ucciso ora è solo l’ombra di un essere umano.</p>\n\n<p>Rilasciato dai carabinieri nel 2005 a causa di problemi psicologici, oggi <a href=\"https://www.forzeitaliane.it/Mario-Placanica-cosa-fa-oggi-ex-Carabiniere-uccise-Giuliani-G8\">si descrive come</a> un «uomo distrutto, solo e consumato» che lotta contro la depressione.</p>\n\n<p>Non mi sorprende che io non provi quasi nessuna compassione per la sua situazione. Ma è lui, personalmente, un assassino? Non lo so. Non siamo mai riusciti a prendere una decisione definitiva al riguardo — al punto che la quarta di copertina del numero di <em>Barricada</em> che abbiamo pubblicato subito dopo la battaglia di Genova, dedicato a te, in cui giuravamo di vendicarti, include la frase «Carlo non è stato vittima della brutalità della polizia» e allo stesso tempo proclama: «Hanno ucciso un anarchico».</p>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/07/19/7.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>«In memoria di un compagno caduto». <em>Barricada</em> n. 8. Estate/settembre 2001.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<p>Per quanto disprezzo l’uomo che ti ha ucciso, alcuni anni fa ha <a href=\"https://www.forzeitaliane.it/Mario-Placanica-cosa-fa-oggi-ex-Carabiniere-uccise-Giuliani-G8\">detto</a> qualcosa che mi aiuta a capire perché io, come tanti anarchici, mi identificassi così fortemente con te e sentissi la tua morte in modo così personale e appassionato:</p>\n\n<blockquote>\n  <p>«Quel giorno rimane per me un trauma, il trauma per la morte di un ragazzo come me, anch’io vittima in quel tragico giorno. Non sono un boia, non sono un giustiziere. Quel giorno non ho impugnato la pistola per Mario Placanica, l’ho impugnata per i Carabinieri, per lo Stato italiano.»</p>\n</blockquote>\n\n<p>Per un attimo, tralasciamo l’autocommiserazione e la falsa equivalenza con cui si dipinge come una vittima a sua volta, poiché sappiamo entrambi che non era un coscritto, ma un professionista che ha scelto volontariamente la propria professione. Ha comunque ragione nel dire che è stato lo Stato italiano a mettere l’arma nelle mani di quel bambino soldato e a dargli carta bianca per sparare contro chi si ribellava. Ti hanno sparato perché eri “uno di noi”.</p>\n\n<p>«Uno di noi». L’abbiamo scritto con la vernice spray sui muri per anni. Uno delle migliaia e migliaia di persone che quel giorno, per le strade di Genova, hanno scelto di ribellarsi. Uno di noi, uno e lo stesso, a prescindere dall’etichetta politica che ci attribuiamo, a prescindere dal fatto che alcuni passino le giornate a curare riviste anarchiche e a pianificare azioni mentre altri trascorrano le loro giornate a mendicare e a bighellonare con i propri cani per le strade della loro città.</p>\n\n<p>Uno di noi. Tutti noi, a prescindere dalle nostre motivazioni più specifiche, eravamo lì quel giorno perché vedevamo questo mondo come un mondo a pezzi e ci rifiutavamo di restare a guardare. Hai scelto di ribellarti, proprio come noi, con un sasso in mano, il volto mascherato, senza piegarti, con dignità. Nessun intermediario, nessuno spettacolo di ribellione inscenato, orchestrato o curato per assecondare i gusti immaginari delle masse. Solo il tuo corpo come arma e i compagni che ti stavano al fianco come tua forza. Hai scelto questa strada non per morire, ma per vivere. Perché volevi vivere, libero e senza catene.</p>\n\n<p>Così libero, così senza catene, che so che la nostra affinità probabilmente esisteva solo nelle strade, nella lotta contro coloro che riconoscevamo come nostri nemici comuni.</p>\n\n<p>Non mi lascerò andare qui a note nostalgiche su che persona meravigliosa fossi, anche se tuo padre <a href=\"https://www.elmundo.es/cronica/2001/CR302/CR302-05.html\">dice</a> che gli hai dato «la forza dei tuoi ideali» e gli hai insegnato a non giudicare le persone da «una maglietta strappata, i buchi nei pantaloni o i capelli tinti». Qui non ci sarà alcun voyeurismo del dolore; gli avvoltoi della stampa ne hanno già fatto abbastanza ai tempi.</p>\n\n<p><em>Uno di noi.</em> Forse non un attivista o un militante, non un quadro di alcuna organizzazione o struttura, ma uno di noi perché hai scelto di combattere. Di combattere al nostro fianco, fianco a fianco. Uno di noi — ed è per questo che ti hanno sparato. Sappiamo tutti che il proiettile che ti ha colpito avrebbe potuto facilmente colpire chiunque di noi. Era destinato a chiunque di noi, a tutti noi.</p>\n\n<p>Nei mesi e negli anni che seguirono la tua morte, ho capito quanto questa cosa sia dolorosamente e visceralmente vera — mentre un compagno dopo l’altro cadeva sotto i proiettili dello Stato o i coltelli dei fascisti. Lo stesso anno in cui sei morto, lo Stato ha scatenato una tempesta di proiettili che ha ucciso decine di persone in Argentina. Non potevo fare a meno di ricordarti mentre mi riparavo dietro le nostre barricate improvvisate, senza sapere se i proiettili che sfrecciavano verso di noi fossero di gomma o di piombo. Anni dopo, quando un poliziotto <a href=\"https://crimethinc.com/2008/12/25/how-to-organize-an-insurrection\">ha ucciso</a> un anarchico quindicenne ad Atene, molti di noi che avevano condiviso le strade con te a Genova hanno fatto piovere fuoco sui poliziotti fuori dal Politecnico occupato. Anche allora eri nei nostri pensieri.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/07/19/4.jpg\" />\n</figure>\n\n<p>Quello che dirò ora potrebbe sembrare contraddittorio, ma avrà senso per gli altri combattenti. Dopo molti anni, sono giunto alla conclusione che è proprio questo che siamo: combattenti. Naturalmente, non andiamo in guerra, e non pretendo che siamo cose che non siamo. È vero che non c’è paragone tra i rischi associati ai conflitti a cui partecipiamo e le condizioni di una vera e propria guerra. Ma le mie esperienze di vita e quelle di chi mi circonda comportano una costante vicinanza alla morte, alla prigionia, alle ferite gravi, all’esilio. Queste non sono le esperienze, i traumi, che la maggior parte dei civili vive in questa parte del mondo — almeno, non ancora.</p>\n\n<p>In quanto combattente, credo in due cose contemporaneamente, anche se possono sembrare contraddittorie.</p>\n\n<p>In primo luogo, la tua morte è stata tragica. Vorrei che non fosse mai accaduta. Abbiamo cercato disperatamente di vendicarti — sia per una questione di principio sia per una questione di legittima difesa. Per far capire allo Stato che il sangue dei ribelli, degli anarchici, comporta un prezzo altissimo.</p>\n\n<p>Ma allo stesso tempo — ed è qui che molte persone non erano d’accordo con noi — la tua morte è stata inaspettata? Probabilmente no. Dovremmo definirla un omicidio? Forse in senso lato, ma la domanda sembra quasi irrilevante. Soprattutto: la tua morte era un motivo per interrompere i nostri sforzi? Assolutamente no. La ribellione è importante. Ma i ribelli muoiono, soprattutto quando le ribellioni iniziano ad avere successo e lo Stato comincia a prendere sul serio i propri nemici. E quando lo Stato li uccide, mi mancano, e amo anche quelli che non ho mai incontrato.</p>\n\n<p>Sembra demagogia dire che mi manca una persona che non ho mai incontrato e con cui probabilmente non sarei nemmeno andato d’accordo. Ma è così. Mi manchi come mi mancano Dax e Carlos, uccisi dai coltelli dei fascisti a Milano e a Madrid; come mi manca Clement, caduto combattendo contro i fascisti a Parigi; come mi mancano Pocho Lepratti a Buenos Aires, Alexis ad Atene e <a href=\"https://crimethinc.com/2023/01/19/solidarity-with-the-movement-to-stop-cop-city-and-defend-weelaunee-forest\">Tortuguita</a> ad Atlanta, tutti uccisi dai proiettili della polizia. O come mi manca quel ragazzo di Gottinga che un giorno entrò nel nostro centro informazioni, di cui non ricordo nemmeno il nome, che – mi vergogno a dirlo – non ho mai preso sul serio, e che poi ha dato la vita combattendo contro il fascismo islamico e per la rivoluzione in Rojava, come tanti altri volontari internazionali. Mi mancano loro e tutti gli altri compagni che non ci sono più, perché quei proiettili e quei coltelli erano puntati contro tutti noi. Mi mancano perché facevano tutti parte della lotta per un’idea comune. Mi mancano, così come mi manchi tu, perché anche se forse non conosco la persona, ne conosco il tipo.</p>\n\n<p>Carlo, non ti conoscevo, ma mi dispiace che tu non ci sia più. Non ti ho mai incontrato, ma mi manchi. Terrò per sempre alta la tua memoria e cercherò di vendicare la tua morte, perché il sangue dei nostri compagni non si paga a buon mercato. E anche se non riesco ancora a trovare l’ottimismo per credere in un aldilà convenientemente bello, non posso fare a meno di sperare che tu abbia sorriso dall’alto, approvando i nostri sforzi.</p>\n\n<hr />\n\n<p><em>Questo testo è tratto dal libro <a href=\"https://pmpress.org/index.php?l=product_detail&amp;p=1956\">From Riot to Insurrection: The G8 Summit of 2001 &amp; The Battle of Genoa</a> di Tomas Rothaus.</em></p>\n\n<hr />\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/07/19/6.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>Questo <a href=\"https://crimethinc.com/2020/06/08/ da-ferguson-a-minneapolis-un-murale-in-memoria-delle-vittime-della-polizia-e-della-supremazia-bianca\">murale</a> in memoria delle vittime della polizia è apparso durante la <a href=\"https://crimethinc.com/2020/06/17/snapshots-from-the-uprising-accounts -da-tre-settimane-di-rivolta-nazionale\">Ribellione di George Floyd</a> del 2020 nella zona sud di St. Louis, a poche miglia da Ferguson, nel Missouri, sede della <a href=\"https://crimethinc.com/2019/08/09/looting-back-an-account-of-the-ferguson-uprising\">storica rivolta</a> del 2014.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n"
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      "content_html": "<p>Mentre il potere di Trump declina, si apriranno opportunità per un cambiamento sociale. Esploriamo la natura delle difficoltà che affliggono la sua amministrazione e proponiamo come fare più che semplicemente rimuoverlo.</p>\n\n<hr />\n\n<p>In meno di un anno e mezzo, Trump ha esaurito completamente i vantaggi con cui aveva iniziato il suo secondo mandato. È passato dall’apparire inarrestabile all’agitarsi pateticamente. Ossessionato dal presentare un’immagine di forza, Trump è davvero —come disse Shakespeare— un pessimo attore la cui ora sul palcoscenico giungerà presto al termine. Il flusso di falsità e minacce provenienti dalla sua amministrazione può essere visto per quello che è: <em>una storia raccontata da un idiota, piena di rumore e furia, che non significa nulla.</em></p>\n\n<p>Il fiasco in Iran è già il secondo impasse di Trump in quest’anno. Ha cominciato il 2026 con una impresa più o meno riuscita in <a href=\"https://crimethinc.com/2026/01/06/a-world-governed-by-force-the-attack-on-venezuela-and-the-conflicts-to-come\">Venezuela</a>—ma solo quattro giorni dopo l’omicidio di <a href=\"https://it.crimethinc.com/2026/01/08/minneapolis-risponde-allomicidio-commesso-dallice\">Renee Good</a> lo ha soppiantantato nelle prime pagine. Per quasi tre settimane, mentre i mercenari dell’Immigration and Customs Enforcement brutalizzavano e <a href=\"https://it.crimethinc.com/2026/01/25/minneapolis-reagisce-allomicidio-di-alex-pretti-il-racconto-di-un-testimone-oculare\">uccidevano</a> abitanti delle Twin Cities, l’intera amministrazione Trump ha mentito sfacciatamente, contraddicendo le prove video ampiamente diffuse. Dopo aver creato una situazione in cui non potevano rischiare di sembrare deboli, gli amici di Trump hanno tentato di dettare la realtà per decreto man mano che sempre più residenti delle Twin Cities si univano alla <a href=\"https://crimethinc.com/responserevolution\">resistenza</a> all’occupazione di ICE. Infine, di fronte a numeri in crollo nei sondaggi e la prospettiva <a href=\"https://crimethinc.com/2026/02/01/crowd-control-appeasement-vanguardism-and-the-general-strike-an-analysis-from-the-twin-cities\">ricorrente</a> di uno sciopero generale, l’amministrazione Trump <a href=\"https://crimethinc.com/2026/02/23/their-escalation-and-ours-how-the-fight-against-ice-in-the-twin-cities-gained-momentum\">è stata obbligata a cambiare corso</a>, licenziando il “Commander at large” del Border Patrol Greg Bovino e tentando di <a href=\"https://bsky.app/profile/crimethinc.com/post/3mhegk7yxas2e\">far scomparire dai media</a> il marchio di Trump (“la più ampia operazione di deportazione nella storia americana”).</p>\n\n<figure class=\"\">\n<a href=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/04/08/assassini-1-original.png\"> <img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/04/08/assassini-1.png\" /> </a>   <figcaption>\n    <p>I mercenari che servono il regime di Trump hanno perso ogni pretesa di autorità morale.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<p>Le dimissioni di Bovino hanno posto le basi per le dimissioni del Segretario per la sicurezza interna Kristi Noem e del Procuratore generale Pam Bondi. Il fatto che Trump avesse iniziato il suo secondo mandato determinato a evitare il continuo turnover del personale che aveva caratterizzato il suo primo mandato sottolinea quanto questa sia una sconfitta per lui. Mentre i suoi scagnozzi se ne vanno in disgrazia, ciò non solo mina la lealtà dei suoi subordinati rimasti —che possono vedere il proprio futuro negli ignobili destini dei loro colleghi—, ma mina anche le narrazioni con cui i lacchè defunti cercavano di giustificare le azioni dell’amministrazione. Licenziare Greg Bovino e Kristi Noem equivale ad ammettere che le operazioni dell’ICE a Los Angeles, Chicago e Minnesota erano semplicemente goffi tentativi di terrorizzare la popolazione degli Stati Uniti fino a sottometterla.</p>\n\n<p><a href=\"https://it.crimethinc.com/2026/02/28/lattacco-alliran-e-un-attacco-a-tutti-noi\">Invadendo l’Iran</a> un mese dopo aver licenziato Bovino, Trump ha cercato di riparare la propria immagine ripetendo il suo apparente successo in Venezuela. Invece, come in Minnesota, è inciampato su un fiasco dal quale ancora deve riuscire a estricarsi.</p>\n\n<figure class=\"video-container \">\n  <iframe src=\"https://player.vimeo.com/video/1181090204?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0\" frameborder=\"0\" webkitallowfullscreen=\"\" mozallowfullscreen=\"\" allowfullscreen=\"\"></iframe>\n  <figcaption class=\"caption video-caption video-caption-vimeo\">\n    <p>Tutti coloro che sono associati al regime di Trump sono ormai noti per le loro continue e patologiche bugie.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<p>Dopo aver continuamente <a href=\"https://www.tiktok.com/@classickev87/video/7625474183551536414\">cambiato</a> i suoi discorsi sull’obiettivo dell’offensiva per tutto marzo, Trump ha cercato di portare a termine il conflitto all’inizio di aprile minacciando massicci attacchi alle infrastrutture civili —tecnicamente, un crimine di guerra. Il 6 aprile Trump  <a href=\"https://www.nytimes.com/2026/04/06/world/middleeast/iran-10-point-proposal.html\">insisteva</a> ancora che la proposta in dieci punti dell’iran per un cessate il fuoco “non andasse bene.” Il mattino successivo ha dichiarato che “una intera civilizzazione morirà stanotte” terrorizzando molte persone convincendole che stesse minacciando di usare bombe nucleari e forse inconsapevolmente ripetendo la <a href=\"https://mused.com/stories/973/the-fatal-prophecy-the-oracle-and-the-fall-of-lydia/\">profezia</a> dell’Oracolo di Delfi, che disse a Creso che se fosse andato in guerra, “sarebbe caduto un grande impero”, senza specificare che si trattava dell’impero di Creso.</p>\n\n<p>Un’ora e mezza prima della scadenza autoimposta, Trump ha annunciato che, in dialogo con il Primo Ministro del Pakistan —non con alcun rappresentante del governo iraniano—, era giunto a un cessate il fuoco, definendo la proposta in dieci punti che aveva precedentemente respinto una “base praticabile” per i negoziati.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<a href=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/04/08/assassini-2-original.png\"> <img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/04/08/assassini-2.png\" /> </a>   <figcaption>\n    <p>Dal Minnesota all’Iran, Libano e Palestina, non hanno niente da offrire se non morte e distruzione per l’arricchimento di qualche magnate.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<p>Il primo ministro del Pakistan <a href=\"https://www.pakistantoday.com.pk/2026/04/08/trump-pauses-iran-strikes-after-outreach-from-pm-shehbaz-iran-signals-two-week-ceasefire\">ha affermato</a> che gli Stati Uniti, l’Iran e tutti i rispettivi alleati avevano “concordato un cessate il fuoco immediato ovunque, compreso nel Libano.” Eppure il giorno successivo l’esercito israeliano stava ancora attaccando il Libano e, in risposta, l’Iran continuava a chiudere lo Stretto di Hormuz.</p>\n\n<p>È difficile immaginare un esito peggiore per Trump. Non ha raggiunto nessuno dei suoi obiettivi dichiarati in Iran, né ha cambiato regime né ha represso il programma nucleare iraniano. Non sembra più essere un partner negoziale credibile. Sia la sua minaccia di prendere di mira le infrastrutture civili sia la sua affermazione di aver negoziato un cessate il fuoco si sono rivelate vane. Né il governo iraniano né quello israeliano aderiscono agli accordi da lui dichiarati. È costretto a entrare in tensione con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, mentre la pressione sull’economia globale continua senza sosta.</p>\n\n<p>Non è chiaro se Trump abbia mai preso seriamente in considerazione un massiccio attacco alle infrastrutture civili —o addirittura un attacco nucleare— o se stesse semplicemente lanciando minacce vuote fine a se stesse. In ogni caso, dover passare una giornata a chiedersi se avrebbe schierato armi nucleari ha fatto capire a milioni di persone quanto sia pericoloso vivere sotto un autocrate senile— e, allo stesso tempo, ciò non ha reso Trump più spaventoso per i suoi nemici. Appare allo stesso tempo volubile e debole.</p>\n\n<p>Qualunque cosa accada dopo in Iran, le sconfitte consecutive in Minnesota e Medio Oriente segnano un altro <a href=\"https://it.crimethinc.com/2025/12/16/quando-cambia-la-marea-come-lottare-per-uscire-insieme-dallera-trump\">punto di svolta</a> per il regime di Trump.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<a href=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/04/08/assassini-3-original.png\"><img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/04/08/assassini-3.png\" /></a>\n</figure>\n\n<hr />\n\n<h1 id=\"la-stupidita-armata\"><a href=\"#la-stupidita-armata\"></a>La stupidità armata</h1>\n\n<p>Quando Trump vinse le elezioni del 2024, molti dei dibattiti su come rispondere vertevano sulla questione se lui e i suoi colleghi fossero dei geni malvagi o degli insensati beneficiari delle forze storiche. Gran parte della paralisi generata dal suo ritorno al potere era incentrata su questa questione. I liberali hanno avvertito che qualsiasi tipo di resistenza <a href=\"https://it.crimethinc.com/2025/12/16/quando-cambia-la-marea-come-lottare-per-uscire-insieme-dallera-trump#si-alza-il-sipario\">avrebbe giocato a favore di Trump</a>, consentendogli di dichiarare la legge marziale; i centristi hanno cinicamente approfittato della situazione per sostenere che il Partito Democratico avrebbe dovuto adottare posizioni di estrema destra sulla  <a href=\"https://bsky.app/profile/crimethinc.com/post/3lu52rkhrcc2d\">immigrazione</a>. Appena diciassette mesi dopo, è quasi impossibile ricordare, per non parlare di comprendere, fino a che punto i suoi avversari si siano convinti ad arrendersi senza combattere.</p>\n\n<p>Da allora alla domanda è stata data una risposta definitiva. Trump ha un trucco —assecondare ciò che è più vile negli elementi più codardi e odiosi della società— che ripete con disumana coerenza. In un ordine sociale a sua volta degradato, che premia l’interesse personale rapace e punisce la generosità e la premura, questa strategia lo ha portato lontano. Ma ora si scontra con un muro dopo l’altro.</p>\n\n<p>L’assemblaggio di un governo sulla base di questa strategia ha prodotto <a href=\"https://nypost.com/2025/11/30/opinion/damning-report-labels-fbi-rudderless-ship-under-kash-patel-with-he-and-dan-bongino-more-concerned-with-building-personal-resumes/\">agenzie</a> piene di buffoni incompetenti concentrati principalmente sulla coltivazione di un’immagine pubblica e sulla competizione per il favore di Trump. Condurre la politica statale su questa base ha spinto la <a href=\"https://www.thedailybeast.com/trumps-ice-brag-immediately-blown-up-by-scathing-poll/\">maggioranza della popolazione</a> contro ICE e ha persino riportato le persone tra le braccia del Partito Democratico, una delle poche istituzioni impopolari quanto Trump.</p>\n\n<p>Uno dei gesti più caratteristici dell’era Trump è la disonestà volontaria come forma di trasgressione intenzionale che simboleggia la forza. Quando Donald Trump proclama falsità facilmente smentibili, i suoi seguaci interpretano ciò come un’espressione di audacia; possono dimostrare l’intensità della loro lealtà proclamando la loro fede in queste falsità, proprio come fecero gli scagnozzi di Stalin. Ma non si possono prendere decisioni militari sulla base di falsità—prima o poi, ci saranno delle conseguenze.</p>\n\n<p>Gran parte della forza di Trump risiede nella paura che ha ispirato nelle persone. I suoi rapidi successi iniziali, come gli attacchi della guerra lampo di Hitler del 1939–1941, sono stati dovuti alla debolezza dei suoi avversari—politici, dirigenti e amministratori che, come lo stesso Trump, sono guidati solo dall’avarizia e dal diritto. Solo dopo che lui e i mercenari che lo servono si sono scontrati con una vera resistenza è diventato possibile valutare la loro vera forza. Come ha affermato Mikhail Bakunin in una lettera a Maria Reichel, “È solo in combattimento che vediamo cosa può fare una persona.”</p>\n\n<p>Oppure non può fare.</p>\n\n<p>L’imperativo principale che guida le decisioni dell’amministrazione Trump è la necessità di proiettare forza. Hanno puntato tutto sulla creazione di hard power piuttosto che di soft power, sull’intimidazione piuttosto che sulla persuasione. Ora che hanno consumato la maggior parte del loro capitale politico, il campo si sta aprendo per altri.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/04/08/2.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>Un dimostrante sopporta gli agenti chimici a Minneapolis per difendere ciò che è meglio per l’umanità.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<hr />\n\n<h1 id=\"il-momento-e-ora\"><a href=\"#il-momento-e-ora\"></a>Il momento è ora</h1>\n\n<p>Dopo aver vissuto la <a href=\"https://libcom.org/article/reform-and-counterreform-bureaucratic-bloc-czechoslovakia-1968\">Primavera di Praga</a>, Milan Kundera ha scritto qualcosa del tipo che la forma ideale di governo è una dittatura che si sgretola.</p>\n\n<p><a href=\"https://it.crimethinc.com/2018/05/29/non-esiste-una-cosa-come-il-governo-rivoluzionario-perche-lo-stato-non-puo-essere-usato-per-abolire-le-classi\">Tutte le forme di governo</a> si basano sulla gerarchia e sulla violenza. Le disuguaglianze politiche ed economiche si rafforzano a vicenda: più la ricchezza è concentrata in poche mani, più verticali diventano le strutture politiche e viceversa. Eppure questo rimane in gran parte invisibile finché le persone percepiscono i governi che li governano come legittimi, o almeno inevitabili. La sofferenza da sola non fa sì che le persone desiderino il cambiamento; le persone desiderano sulla base di ciò che sono in grado di immaginare. Solo quando un regime screditato inizia a crollare —creando una tensione tra ciò che le persone vedono intorno a loro e ciò che sono in grado di immaginare— un gran numero di persone inizia a porsi domande su come potrebbero voler cambiare la struttura della società.</p>\n\n<p>Oggi queste domande sono più urgenti che mai, poiché il divario tra chi ha e chi non ha si allarga e i politici tagliano via le reti di sicurezza e le concessioni che un tempo compensavano l’impatto del capitalismo sulle comunità e sugli ecosistemi.</p>\n\n<p>In questo momento, Trump è <a href=\"https://www.newsweek.com/donald-trump-impeachment-backed-by-most-americans-poll-11800093\">storicamente impopolare</a>, con scarse prospettive di miglioramento della sua reputazione presso l’opinione pubblica. Eppure ha ancora quasi tre anni in carica davanti a sé. Per milioni di persone, l’ascesa al potere di Trump e l’inutilità delle istituzioni che avrebbero dovuto controllarlo stanno mettendo in discussione l’intero sistema politico. Possiamo vedere questa rabbia e radicalizzazione emergere, seppur confusamente, tra i partecipanti di base nel <a href=\"https://crimethinc.com/2026/03/31/anarchists-at-the-2026-no-kings-rallies-reports-from-around-the-country\">manifestazioni di massa</a> che hanno preso piede nell’ultimo anno.</p>\n\n<p>Si tratta di un’opportunità senza precedenti per anarchici, abolizionisti e altri che hanno proposte concrete per realizzare un cambiamento sociale strutturale. In questo momento, quando nessuna forza istituzionale è in grado di proporre una soluzione al problema, dovremmo fare causa comune al di là delle linee di differenza, dimostrando il potere della solidarietà e l’efficacia <a href=\"https://it.crimethinc.com/2017/03/14/una-guida-passo-passo-per-lazione-diretta-cose-a-cosa-serve-come-funziona\">dell’azione diretta</a>, <a href=\"https://crimethinc.com/2026/03/23/breaking-the-ice-lessons-from-the-resistance-in-minnesota-a-countrywide-speaking-tour\">condividendo</a> ciò che abbiamo imparato nel corso dei nostri sforzi per resistere all’amministrazione e per definire la nostra visione di un mondo migliore.</p>\n\n<p>Questa finestra di opportunità non durerà a lungo. Quanto più ci avviciniamo alle elezioni di medio termine del 2026, tanto più le persone si concentreranno sulla politica elettorale, compresi molti di coloro che attualmente partecipano <a href=\"https://crimethinc.com/2026/01/15/rapid-response-networks-in-the-twin-cities-a-guide-to-an-updated-model\">in iniziative dal basso</a>. Potremmo essere in una posizione più forte per rivolgerci alle persone in questo momento di quanto lo saremo mai di nuovo nel corso dell’era Trump.</p>\n\n<p>Spesso, il momento di maggior pericolo —ad esempio, quando fascisti o agenti dell’ICE uccidono persone a <a href=\"https://it.crimethinc.com/2024/08/11/charlottesville-rivisitata-dal-2017-al-2024-cosa-puo-dirci-un-evento-rischioso-sui-tempi-pericolosi-che-stiamo-vivendo-1\">Charlottesville</a> o <a href=\"https://it.crimethinc.com/2026/01/25/minneapolis-reagisce-allomicidio-di-alex-pretti-il-racconto-di-un-testimone-oculare\">Minneapolis</a>— si rivela essere stato, in retrospettiva, il momento di maggiore possibilità. Quando il terrore si sarà placato e riconosceremo il potenziale della situazione, il momento sarà già passato.</p>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/04/08/3.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>Mercenari federali che aggrediscono gratuitamente la gente di Portland. Nessuna quantità di forza bruta sarà sufficiente a sottomettere una popolazione sempre più disperata.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<p>Dovremmo ricordarcelo, perché man mano che la posizione di Trump si indebolisce, lui e i suoi sostenitori tenteranno piani sempre più terrificanti e stravaganti per mantenere la presa sul potere. Lui e i suoi seguaci hanno ancora abbastanza tempo per infliggere enormi sofferenze, sia negli Stati Uniti che all’estero. Dovremmo <a href=\"https://crimethinc.com/2025/09/18/make-ready-safeguarding-our-movements-against-repression-how-to-respond-to-donald-trumps-threats\">prepararci</a> a round di <a href=\"https://crimethinc.com/2026/02/13/the-road-to-prairieland-the-crackdown-on-anti-ice-activists-in-texas-reflects-a-pattern-of-intensifying-repression\">repressione</a> ancora più aggressivi. Allo stesso modo abbiamo <a href=\"https://crimethinc.com/2022/01/06/january-6-first-as-farce-next-time-as-tragedy-what-if-we-knew-we-would-face-another-coup\">già visto</a> che Trump non lascerà volontariamente l’ufficio.</p>\n\n<p>Con ogni probabilità, l’esito delle elezioni di medio termine sarà determinato da ciò che accadrà nei prossimi mesi —non dal successo della campagna elettorale dei politici, ma piuttosto, dalla misura in cui la resistenza popolare rende impossibile per la classe dirigente immaginare che Trump possa continuare a promuovere i propri interessi e dalla misura in cui elementi della classe dirigente sono in grado di riorganizzarsi attorno ad altre forze istituzionali, come il Partito Democratico.</p>\n\n<p>Mentre pianifichiamo il Primo Maggio e l’estate, dovremmo avere una visione a lungo termine. In che modo le tattiche che dimostreremo durante questi eventi aiuteranno a familiarizzare un gran numero di persone con il tipo di tattiche che dovranno impiegare insieme a noi per contrastare il secondo tentativo di Trump di effettuare un colpo di stato? In che modo le narrazioni che rendiamo popolari ci posizioneranno per continuare a lottare contro tutti gli altri sostenitori del capitalismo e dell’oppressione dopo la scomparsa di Trump?</p>\n\n<p>Dovremmo affrettarci a mettere a nudo tutti i legami tra fascisti, miliardari, militaristi, sionisti e nazionalisti cristiani, imbonitori di criptovalute, magnati della tecnologia, piattaforme aziendali e di social media, agenzie federali come l’ICE, la polizia e gli sceriffi che li favoriscono, e i centristi e i democratici che hanno aperto la strada alle tragedie della seconda era Trump reprimendo la resistenza popolare alla fine della prima. Dovremmo stabilire delle linee rosse all’interno dell’opposizione a Trump, rendendo impensabile promuovere o giustificare una qualsiasi di queste forze, dimostrando quanto tossici si siano rivelati i compromessi con loro.</p>\n\n<p>Ecco alcuni obiettivi concreti che i nostri movimenti potrebbero adottare:</p>\n\n<ul>\n  <li>\n    <p>Chiudere tutte le proposte di riforme superficiali dell’ICE e del Dipartimento per la sicurezza interna, sostenendo invece una resistenza totale con l’obiettivo a lungo termine di abolirle. Coloro che si sono uniti o sono rimasti in quelle agenzie sotto Trump hanno mostrato il loro odio per il resto della popolazione, chiarendo che queste istituzioni esistono con il preciso scopo di servire gli autocrati. A coloro che sono stati imprigionati o deportati deve essere consentito di ricongiungersi ai propri cari.</p>\n  </li>\n  <li>\n    <p>Collegare la lotta contro l’ICE ai movimenti abolizionisti contro la polizia e le carceri. Se i politici democratici non avessero messo <a href=\"https://crimethinc.com/2025/03/14/cop-city-is-everywhere-learning-from-the-movement-to-defend-the-forest\">così tanto impegno</a> nel reprimere questi movimenti tra il 2021 e il 2024, i movimenti sociali sarebbero stati molto meglio preparati per la seconda era Trump e il regime avrebbe avuto meno armi a sua disposizione con cui imporre il controllo.</p>\n  </li>\n  <li>\n    <p>Organizzarsi per liberare i prigionieri e costringere i pubblici ministeri a ritirare le accuse contro gli imputati in tutti i casi derivanti dalla resistenza all’ICE e al regime di Trump in generale. Possiamo basarci sul rifiuto delle grandi giurie di incriminare e delle giurie di condannare coloro accusati di resistenza all’ICE. Man mano che diventa evidente a più persone che la legge è uno strumento politico al servizio di coloro che detengono il potere piuttosto che un’istituzione neutrale, molte persone cercheranno modi per affrontare l’ingiustizia che non concentrino il potere nelle mani di una Corte Suprema composta da reazionari di estrema destra.</p>\n  </li>\n  <li>\n    <p>Collegare la lotta contro Donald Trump alla lotta contro le telecamere flock e i data center e —più in generale— alla resistenza ai tecno-fascisti speculatori come Elon Musk e Mark Zuckerberg.</p>\n  </li>\n  <li>\n    <p>Incanalare la organizzazione contro la guerra verso obiettivi come <a href=\"https://it.crimethinc.com/2023/11/15/come-hanno-interrotto-il-lavoro-nellimpianto-raytheon-rapporto-su-una-giornata-di-blocco\">le fabbriche di armi</a> responsabili del genocidio a  <a href=\"https://it.crimethinc.com/2024/10/03/ya-ghazze-habibti-gaza-amore-mio-capire-il-genocidio-in-palestina\">Gaza</a> e della pulizia etnica in Palestina.</p>\n  </li>\n  <li>\n    <p>Dimostrare come il razzismo, la misoginia, la transfobia e altre forme di bigottismo facilitino le pratiche spietate attraverso le quali i miliardari impoveriscono le nostre comunità.</p>\n  </li>\n  <li>\n    <p>Creare progetti di mutuo soccorso, progetti di istruzione di base e altre forme di infrastrutture sociali al di fuori dello Stato che non possano essere sventrate dalle misure di austerità del governo o minacciate dalla repressione delle istituzioni accademiche e delle organizzazioni non profit.</p>\n  </li>\n</ul>\n\n<p>Il crollo dei movimenti sociali radicali alla fine del 2020 è un monito. Dobbiamo uscire dalla seconda era Trump più forti di come vi siamo entrati. Ciò è particolarmente importante perché le vere battaglie sono appena iniziate. In Europa si profila un’ondata di vittorie politiche fasciste, anche se Trump venisse sconfitto abbastanza nettamente ciò potrebbe indebolire il loro slancio. L’intelligenza artificiale sta appena iniziando a spingere un numero enorme di persone verso la disoccupazione, intensificando al contempo la sorveglianza statale e il militarismo.</p>\n\n<p>Come abbiamo già sostenuto <a href=\"https://crimethinc.com/2014/03/17/feature-the-ukrainian-revolution-the-future-of-social-movements\">in precedenza</a>, Nel XXI secolo, quando lo Stato può fare ben poco per mitigare l’impatto del capitalismo, il potere statale è una patata bollente che brucia chiunque lo detenga. Le stesse condizioni che stanno elevando i partiti di estrema destra al potere in tutto il mondo stanno anche rendendo loro difficile mantenere il controllo. Ma questo vale anche per chiunque succederà a Trump: se Trump verrà cacciato dall’incarico, la sua base si dividerà in fazioni sioniste e neonaziste, ciascuna più virulenta dell’ultima generazione di repubblicani, mentre qualunque amministrazione gli succederà provocherà anche rabbia e disillusione —probabilmente mobilitando una nuova ondata di slancio dall’estrema destra. Se ciò che è accaduto sotto l’amministrazione Biden dovesse ripetersi, la reazione negativa la prossima volta sarà più orribile di qualsiasi cosa possiamo immaginare. Ecco perché dobbiamo affrontare alla radice i problemi che il capitalismo sta creando, non limitarci a protestare contro i suoi esponenti più nocivi.</p>\n\n<p>Dobbiamo assicurarci che sia facile per tutti distinguere i nostri progetti popolari da qualsiasi governo che detiene il potere e continuare ad espanderli e approfondirli indipendentemente dal fatto che ci sia un demagogo incompetente che spinge le persone nelle strade. Come abbiamo imparato più e più volte —a volte attraverso il coraggio, a volte attraverso la codardia—<a href=\"https://it.crimethinc.com/2025/01/28/e-piu-sicuro-stare-in-prima-linea-allattacco-contro-la-tirannia-1\">è più sicuro in prima linea</a>.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/04/08/1.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>Un manifestante restituisce un candelotto lacrimogeno agli assassini che lo hanno sparato durante le manifestazioni a Minneapolis nel maggio 2020 in risposta all’omicidio di George Floyd.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<hr />\n\n<h1 id=\"appendice-sulla-stupidita\"><a href=\"#appendice-sulla-stupidita\"></a>Appendice: sulla stupidità</h1>\n\n<p>In questo testo, quando parliamo di stupidità, non intendiamo una mancanza di attitudine naturale, ma piuttosto la questione di se si scelga di utilizzare le proprie attitudini o di sopprimerle attivamente. Ormai dovrebbe essere evidente a tutti che le persone che hanno aperto la strada all’ascesa di Trump —molte delle quali sono stranamente ossessionate dall’idea di possedere attitudini naturali che altri non possiedono— si sono rifiutate volontariamente e ostinatamente di vedere ciò che avevano davanti agli occhi. La stupidità, in questo senso, non è una condizione intellettuale, ma un fallimento morale.</p>\n\n<p>Nessuno lo dice più chiaramente del pastore Dietrich Bonhoeffer, che fu testimone dell’ascesa dei nazisti:</p>\n\n<blockquote>\n  <p>La stupidità è forse meno un problema psicologico che sociologico. Si tratta di una forma particolare dell’impatto delle circostanze storiche sugli esseri umani, una concomitanza psicologica di determinate condizioni esterne. Osservandolo più attentamente, diventa evidente che ogni forte impennata di potere nella sfera pubblica, sia essa di natura politica o religiosa, infetta con stupidità gran parte dell’umanità. Sembrerebbe addirittura che si tratti praticamente di una legge sociologico-psicologica. Il potere dell’uno ha bisogno della stupidità dell’altro. Il processo in atto qui non è quello di particolari capacità umane, ad esempio l’intelletto, che improvvisamente si atrofizzano o falliscono. Sembra invece che, sotto l’impatto schiacciante dell’ascesa del potere, gli esseri umani siano privati della loro indipendenza interiore e, più o meno consapevolmente, rinuncino a stabilire una posizione autonoma nei confronti delle circostanze emergenti. Il fatto che la persona stupida sia spesso testarda non deve renderci ciechi di fronte al fatto che non è indipendente. Parlando con lui, si ha praticamente la sensazione di avere a che fare non con lui come persona, ma con slogan, parole d’ordine e simili che si sono impossessati di lui. È sotto un incantesimo, accecato, abusato e maltrattato nel suo stesso essere. Essendo così diventato uno strumento insensato, la persona stupida sarà anche capace di qualsiasi male e allo stesso tempo incapace di vedere che è male. È qui che si nasconde il pericolo di un abuso diabolico, perché è questo che può distruggere una volta per tutte gli esseri umani.</p>\n\n  <p>Eppure proprio a questo punto diventa abbastanza chiaro che solo un atto di liberazione, non di istruzione, può superare la stupidità. Qui dobbiamo fare i conti con il fatto che nella maggior parte dei casi una vera liberazione interna diventa possibile solo quando la liberazione esterna l’ha preceduta. Fino ad allora dobbiamo abbandonare ogni tentativo di convincere la persona stupida. Questo stato di cose spiega perché in tali circostanze i nostri tentativi di sapere cosa pensano realmente “le persone” sono vani e perché, in queste circostanze, questa domanda è così irrilevante per la persona che pensa e agisce responsabilmente.</p>\n\n  <p>-Dietrich Bonhoeffer, “<a href=\"https://www.google.com/books/edition/Letters_and_Papers_from_Prison/MZJQBfDLGU8C?gbpv=1\">Stupidità</a>” in <em>Resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere</em></p>\n</blockquote>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/04/08/4.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>Coloro che scelgono di servire i tiranni possono essere in grado di sopprimere tutto ciò che è saggio e bello in sé, ma non riusciranno a distruggere la saggezza e la bellezza.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<hr />\n\n<p><em>L’immagine in intentastazione è stata scattata da <a href=\"https://www.instagram.com/p/DUSYkUwlJ5K/\">Mark Graves</a> domenica 1 febbraio 2026 al centro ICE a Portland. Era la seconda volta di fila che agenti federali attaccavano i manifestanti con agenti chimici.</em></p>\n\n"
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Come alcuni hanno <a href=\"https://crimethinc.com/2026/01/07/iran-uninsurrezione-assediata-da-dentro-e-da-fuori-tre-prospettive\">scritto</a> nell’ultimo mese,</p>\n\n<blockquote>\n  <p>“qualsiasi intervento militare o imperialista non può che indebolire la lotta dal basso e rafforzare la mano della Repubblica Islamica nella repressione.”</p>\n</blockquote>\n\n<p>Movimenti sociali in Iran stanno resistendo a un governo oppressivo <a href=\"https://crimethinc.com/2020/10/08/iran-esiste-uninfinita-quantita-di-speranza-ma-non-per-noi-unintervista-in-cui-si-parla-di-pandemia-crisi-economica-repressione-e-resistenza-in-iran\">da decenni</a>. Ma mettere al potere un regime fantoccio che serve USA e Israele non lo aiuterà. Attaccando l’Iran, Trump non cerca necessariamente di sovvertire il governo, ma semplicemente di subordinarlo alla propria volontà, levando le figure dalle sedie più alte per potersi mettere al loro posto. Ha fatto <a href=\"https://crimethinc.com/2026/01/06/a-world-governed-by-force-the-attack-on-venezuela-and-the-conflicts-to-come\">precisamente questo</a> in Venezuela nel gennaio 2026. Il rapimento di Nicolás Maduro non ha cambiato in alcun modo la distribuzione del potere nella società venezuelana; il risultato principale dell’intervento di Trump è stato quello di aver messo in atto le misure necessarie per saccheggiare le risorse naturali del Paese a beneficio di elementi della classe dirigente degli Stati Uniti.</p>\n\n<p>Come altri autocrati in tutto il mondo, Trump mira a mettere da parte la gente comune, riducendo tutta la politica a una questione di tiranni che lottano per il potere a scapito di coloro che vengono governati. Sacrificherà volentieri la vita di iraniani, israeliani e cittadini statunitensi a proprio vantaggio.</p>\n\n<p>Mentre il profitto capitalista si scontra con <a href=\"https://crimethinc.com/2025/12/16/quando-cambia-la-marea-come-lottare-per-uscire-insieme-dallera-trump\">i suoi limiti intrinsechi</a> in tutto il mondo, i despoti sono tornati ad accumulare ricchezze alla vecchia maniera —mediante la brutale violenza dello Stato. Una delle cose che ha sostenuto l’economia globale negli ultimi anni è il boom della speculazione di mercato in una manciata di aziende tecnologiche che cercano di vendere prodotti “di intelligenza artificiale”. In realtà, si tratta di una corsa agli investimenti nella prossima generazione di tecnologia militare per prepararsi a un’epoca in cui sarà ancora più importante determinare come saranno distribuiti ricchezza e potere. Possiamo vederne le prove in questa settimana <a href=\"https://www.anthropic.com/news/statement-comments-secretary-war\">di conflitto</a> riguardo a se l’esercito statunitense debba poter utilizzare gli strumenti di intelligenza artificiale prodotti da Anthropic per perseguire la sorveglianza interna di massa dei cittadini statunitensi e per lanciare sul mondo armi completamente autonome.</p>\n\n<p>L’esercito israeliano <a href=\"https://www.nytimes.com/2025/04/25/technology/israel-gaza-ai.html\">ha fatto un uso estensivo dell’IA</a> per perpetrare un genocidio a Gaza. Questo —non risparmiare ai burocrati la fatica di scrivere le proprie e-mail— è il principale caso d’uso dell’intelligenza artificiale.</p>\n\n<p>Per il governo israeliano, l’intero Medio Oriente è ora la Cisgiordania. L’attacco all’Iran dimostra che sono determinati a sottoporre centinaia di milioni di persone alla violenza che hanno già inflitto ai popoli palestinese, libanese e siriano.</p>\n\n<p>Negli Stati Uniti, la decisione di Trump di dichiarare guerra senza consultare il Congresso dimostra che si considera già un dittatore. L’attacco contro gli iraniani ha lo scopo di incutere terrore tra i nemici di Trump in tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti.</p>\n\n<p>Dobbiamo comprendere questo attacco come una minaccia anche per noi. Da <a href=\"https://crimethinc.com/2026/01/06/a-world-governed-by-force-the-attack-on-venezuela-and-the-conflicts-to-come\">Caracas</a> e dalle <a href=\"https://crimethinc.com/2026/02/23/their-escalation-and-ours-how-the-fight-against-ice-in-the-twin-cities-gained-momentum\">Twin Cities</a> a Tehran, è facile capire che tipo di mondo stanno cercando di creare. Le stesse armi che vengono usate oggi contro gli iraniani saranno puntate contro chiunque resista a Trump e ai suoi leccapiedi domani, a meno che non ci opponiamo a loro insieme prima che sia troppo tardi.</p>\n\n<p>Dobbiamo sviluppare le capacità dal basso di interrompere la macchina della guerra. Le centinaia di migliaia di persone massacrate senza senso a <a href=\"https://crimethinc.com/2024/10/03/ya-ghazze-habibti-gaza-amore-mio-capire-il-genocidio-in-palestina\">Gaza</a>, <a href=\"https://crimethinc.com/2026/02/09/la-rivoluzione-del-rojava-e-in-pericolo-la-lotta-per-la-vita-libera-continua-una-dichiarazione-da-internazionalisti-americani-cinesi-e-russi\">in Siria</a>, <a href=\"https://crimethinc.com/2019/06/14/sudan-behind-the-massacre-in-khartoum-the-perpetrators-and-the-backstory\">Sudan</a>, Yemen, <a href=\"https://crimethinc.com/2006/09/11/mission-accomplished-why-bush-is-counting-on-the-islamic-resistance\">Iraq</a>, <a href=\"https://crimethinc.com/2026/02/10/cinque-anni-di-colpo-di-stato-anarchici-birmani-dentro-e-senza-la-rivoluzione-unintervista\">Myanmar</a>, e <a href=\"https://crimethinc.com/2022/03/05/punti-di-vista-dallucraina-punti-di-vista-dalla-russia-un-esule-del-donbas-ed-un-rivoluzionario-in-russia-ci-raccontano-le-loro-storie\">in Ucraina</a> mostrano <a href=\"https://www.nytimes.com/2026/02/24/world/europe/ukraine-war-deaths.html\">cosa ci aspetta</a> altrimenti lungo questa strada.</p>\n\n<p>La vera liberazione può venire solo attraverso la solidarietà tra i movimenti dal basso. Dobbiamo resistere il bellicismo di Trump a tutti i costi.</p>\n\n<h1 id=\"ulteriori-letture\"><a href=\"#ulteriori-letture\"></a>Ulteriori letture</h1>\n\n<ul>\n  <li>“<a href=\"/2026/02/18/a-state-that-massacres-its-own-people-cannot-be-a-force-of-liberation-for-others-a-conversation-on-the-recent-uprising-in-iran\">A State that Massacres Its Own People Cannot Be a Force of Liberation for Others</a>”: A Conversation on the Recent Uprising in Iran</li>\n  <li><a href=\"/https://crimethinc.com/2026/01/07/iran-uninsurrezione-assediata-da-dentro-e-da-fuori-tre-prospettive\">Iran: un’insurrezione assediata da dentro e da fuori</a></li>\n  <li><a href=\"/2025/07/13/making-sense-of-the-pkks-self-dissolution-what-does-it-mean-for-the-middle-east\">Making Sense of the PKK’s Self-Dissolution</a>: What Does It Mean for the Middle East?</li>\n  <li><a href=\"/https://crimethinc.com/2025/06/23/jin-jiyan-azadi-contro-la-guerra-una-dichiarazione-contro-il-genocidio-perpetrato-da-israele-e-la-repressione-della-repubblica-islamica\">“Jin, Jiad, Azadi” contro la guerra</a>: Una dichiarazione contro il genocidio perpetrato da Israele e la repressione della Repubblica Islamica</li>\n  <li><a href=\"/2025/05/19/iran-precarious-work-means-precarious-life-how-the-rajaee-port-disaster-exemplifies-the-assault-on-baluch-ethnic-minorities\">Precarious Work Means Precarious Life</a>: How the Rajaee Port Disaster Exemplifies the Assault on Baluch Ethnic Minorities</li>\n  <li><a href=\"https://crimethinc.com/2024/10/03/ya-ghazze-habibti-gaza-amore-mio-capire-il-genocidio-in-palestina\">Ya Ghazze Habibti—Gaza, amore mio</a>: capire il genocidio in Palestina</li>\n  <li><a href=\"/2024/06/03/against-apartheid-and-tyranny-for-the-liberation-of-palestine-and-all-the-peoples-of-the-middle-east-a-statement-from-iranian-exiles\">Against Apartheid and Tyranny: For the Liberation of Palestine and All the Peoples of the Middle East</a>—A Statement from Iranian Exiles</li>\n  <li><a href=\"/2023/03/08/jin-jiyan-azadi-woman-life-freedom-the-genealogy-of-a-slogan\">Jin, Jiyan, Azadi (Woman, Life, Freedom)</a>: The Genealogy of a Slogan</li>\n  <li><a href=\"https://crimethinc.com/2022/09/28/rivolta-in-iran-la-resurrezione-femminista-e-linizio-della-fine-del-regime-1\">Rivolta in Iran</a>: la resurrezione femminista e l’inizio della fine del regime</li>\n  <li><a href=\"/https://crimethinc.com/2022/03/15/la-cantine-syrienne-di-montreuil-organizzarsi-in-esilio-in-che-modo-i-rifugiati-possono-continuare-la-lotta-rivoluzionaria-in-terra-straniera\">La Cantine Syrienne di Montreuil: Organizzarsi in esilio</a>: In che modo i rifugiati possono continuare la lotta rivoluzionaria in terra straniera</li>\n  <li>“<a href=\"https://crimethinc.com/2020/10/08/iran-esiste-uninfinita-quantita-di-speranza-ma-non-per-noi-unintervista-in-cui-si-parla-di-pandemia-crisi-economica-repressione-e-resistenza-in-iran\">Esiste un’infinità quantità di speranza… ma non per noi</a>” — Un’intervista in cui si parla di pandemia, crisi economica, repressione e resistenza in Iran</li>\n  <li><a href=\"/2020/02/24/lebanon-the-revolution-four-months-in-an-interview\">Lebanon: The Revolution Four Months in</a></li>\n  <li><a href=\"https://crimethinc.com/2020/02/05/contro-tutte-le-guerre-contro-tutti-i-governi-comprendere-la-guerra-stati-uniti-iran\">Contro tutte le guerre, contro tutti i governi</a>: Comprendere la guerra tra Stati Uniti e Iran.</li>\n</ul>\n\n<hr />\n\n<figure class=\"portrait-shadow\">\n<a href=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/posters/contro-tutte-le-guerre/contro-tutte-le-guerre_print_black_and_white.pdf\"> <img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/posters/contro-tutte-le-guerre/contro-tutte-le-guerre_front.jpg\" /> </a>   <figcaption>\n    <p>Per favore <a href=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/posters/contro-tutte-le-guerre/contro-tutte-le-guerre_print_black_and_white.pdf\">stampa e distribuisci</a> questi manifesti in lungo e in largo.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<figure class=\"portrait-shadow\">\n<a href=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/28/no-war-with-iran-maryjane-satrapi.pdf\"> <img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2020/01/08/satrapi-it.jpg\" /> </a>   <figcaption>\n    <p>Per favore <a href=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/28/no-war-with-iran-maryjane-satrapi.pdf\">stampa e distribuisci</a> questi manifesti in lungo e in largo.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n"
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      "content_html": "<p>Presentiamo un’intervista con Htet Khine Soe, un attivista che si è organizzato in Birmania per oltre 20 anni prima di trasferirsi a Mae Sot, in Thailandia, alla fine del 2021. L’intervista è stata condotta da Ban Ge, un anarchico cinese che ha fatto avanti e indietro da Mae Sot e ha lavorato a stretto contatto con gli attivisti birmani dopo il colpo di stato.</p>\n\n<h1 id=\"prefazione\"><a href=\"#prefazione\"></a>Prefazione</h1>\n\n<p>Questo febbraio il colpo di stato militare in Birmania è entrato nel suo quinto anno. A Yangon la vita sembra essere tornata a una fragile normalità. Logori da una rivoluzione che sembra protrarsi all’infinito, senza un chiaro orizzonte di vittoria, molti di coloro che un tempo avevano lasciato il lavoro per unirsi al Movimento di disobbedienza civile sono gradualmente tornati al sistema che un tempo avevano abbandonato.</p>\n\n<p>Nel frattempo, nelle zone rurali e nelle regioni di confine controllate dalle forze armate della resistenza, la “Rivoluzione di Primavera” si è sempre più trasformata in una guerra civile in stallo. Gli attacchi dei droni e i bombardamenti aerei della giunta militare sono all’ordine del giorno e i civili continuano a pagarne il prezzo.</p>\n\n<p>In queste condizioni, l’esercito ha portato avanti quelle che definisce elezioni generali a lungo rimandate —ampiamente descritte dagli osservatori come elezioni farsa. Con i partiti di opposizione sciolti o repressi, non c’è dubbio che il Partito dell’Unione per la Solidarietà e lo Sviluppo (USDP), sostenuto dai militari, otterrà la vittoria.\nPoco dopo il colpo di stato del 2021, il Movimento di Disobbedienza Civile (CDM)<sup id=\"fnref:1\"><a href=\"#fn:1\" class=\"footnote\" rel=\"footnote\" role=\"doc-noteref\">1</a></sup> e le proteste non violente incontrarono brutali repressioni militari. Alcuni attivisti fuggirono nella giungla, dove si addestrarono con organizzazioni armate etniche che da tempo combattevano contro l’esercito, formando le Forze di difesa popolare (PDF) e lanciando la resistenza armata. Altri intrapresero l’esilio, disperdendosi in tutto il mondo. Mae Sot, la città di confine tailandese di fronte alla Birmania, divenne una delle prime destinazioni per molti esuli e combattenti della resistenza feriti.</p>\n\n<p>Nel febbraio 2023, durante gli eventi che celebravano il secondo anniversario del colpo di stato, ho incontrato Htet Khine Soe (Ko Htet), un attivista anarchico birmano, e ho deciso di seguirlo a Mae Sot. Abbiamo fatto un viaggio in autobus di otto ore da Chiang Mai, attraversando le catene montuose della provincia thailandese di Tak prima di raggiungere il confine. Lungo la strada gli ho parlato degli spazi anarchici auto-organizzati e delle reti di resistenza in Cina. A sua volta mi raccontò storie della rivoluzione—scioperi flashmob, azioni di guerriglia urbana, omicidi, fughe ed esilio.</p>\n\n<p>Durante il primo anno dopo il colpo di stato, Ko Htet contribuì a organizzare il Comitato generale di sciopero e gli scioperi flash mob, e eventualmente fu coinvolto in operazioni di guerriglia urbana. Dopo l’arresto di un compagno con cui lavorava a stretto contatto, il suo nome è apparso sulla lista dei ricercati ed è stato diffuso su una piattaforma mediatica statale, costringendolo a fuggire da Yangon.</p>\n\n<p>A dicembre fuggì a Lay Kay Kaw, una cittadina nello Stato Karen, allora nota tra i giovani esuli come “zona liberata”. Grazie ai campi di addestramento PDF situati nelle giungle vicine, la città divenne un centro attraverso il quale circolavano armi e munizioni, per poi tornare in città come Yangon e Mandalay per rifornire i gruppi di guerriglia urbana.</p>\n\n<p>Ma questo rese Lay Kay Kaw anche un obiettivo militare. Il 15 dicembre, cinque giorni dopo l’arrivo di Ko Htet, l’esercito lanciò attacchi aerei su quella che era stata definita una “città della pace”. Fuggì attraverso il fiume in Thailandia insieme ad ondate di altri giovani esuli sfollati.</p>\n\n<p>Anche sua moglie, Su Yi, anche lei attivista, arrivò in seguito a Mae Sot con i loro due figli per raggiungerlo. La famiglia ottenne “carte apolidi” e alla fine si stabilì qui. La loro casa divenne gradualmente un luogo di ritrovo per la comunità rivoluzionaria in esilio. Dopo il 7 ottobre 2023, i loro figli —un figlio e una figlia in età di scuola elementare— dicevano agli ospiti in visita che portavano Coca-Cola, “Non bere Coca-Cola —per la Palestina.”</p>\n\n<p>Nel 2025, Ko Htet e Su Yi hanno aperto un negozio di magliette a Mae Sot chiamato All Colours Are Beautiful —un gioco di parole anarchico che allude allo slogan All Cops Are Bastards (ACAB). Al piano superiore del negozio si trova il loro laboratorio di serigrafia, dove producono molte delle magliette vendute lì. Uno dei disegni più popolari recita in inglese: Nessuno è illegale. In una città in cui gran parte della popolazione vive in situazioni di incertezza giuridica di vario tipo, indossare quella maglietta in pubblico è sorprendentemente provocatorio. Recentemente, Ko Htet mi ha inviato la foto di una carta di registrazione della detenzione per immigrati che mostra un detenuto birmano in piedi davanti a una tabella di altezza —lo sfondo standard della foto segnaletica— che indossa ancora la stessa maglietta No One Is Illegal.</p>\n\n<p>Nel quinto anniversario del colpo di stato, ho invitato Ko Htet a riflettere sulla rivoluzione da una prospettiva anarchica: le tensioni tra il loro movimento e le principali forze rivoluzionarie rappresentate da Aung San Suu Kyi, e come le reti di sinistra della Birmania —formatesi prima del colpo di stato— hanno continuato a organizzarsi e sopravvivere attraverso l’esilio.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/10/4.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>Htet Khine Soe in uno sciopero flash mob a Yangon, Marzo 2021.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<h1 id=\"i-le-strade\"><a href=\"#i-le-strade\"></a>I. Le strade</h1>\n\n<p class=\"darkred\"><strong>Dopo il colpo di stato del 2021, come si sono mobilitati gli anarchici in Birmania all’interno del movimento anti-giunta? E quali sono stati i tuoi disaccordi con i principali sostenitori di Aung San Suu Kyi?</strong></p>\n\n<p>Alla vigilia del colpo di stato circolavano già voci, ma quasi nessuno credeva veramente che ciò sarebbe accaduto. La Costituzione del 2008<sup id=\"fnref:2\"><a href=\"#fn:2\" class=\"footnote\" rel=\"footnote\" role=\"doc-noteref\">2</a></sup> aveva già concesso ai militari un enorme potere istituzionale, compreso un automatico 25% dei seggi in parlamento. In base a tali accordi, sembrava superfluo che i militari prendessero il potere direttamente. Eppure, il 1° febbraio 2021, ha avuto luogo il colpo di stato.</p>\n\n<p>La mattina del colpo di stato, ho discusso con i compagni che lavoravano con la All Burma Federation of Student Unions (ABFSU) —una delle principali organizzazioni studentesche di sinistra del paese— e con i membri del nostro gruppo anarchico antifa su come mobilitare le persone a scendere in piazza. Tuttavia, alti esponenti della Lega nazionale per la democrazia (NLD) che non erano ancora stati arrestati, insieme ai sostenitori della [politica birmana] Aung San Suu Kyi, hanno invitato la popolazione a non agire immediatamente e ad attendere invece settantadue ore. Stavano diffondendo la convinzione che gli aiuti internazionali —e persino un intervento R2P<sup id=\"fnref:3\"><a href=\"#fn:3\" class=\"footnote\" rel=\"footnote\" role=\"doc-noteref\">3</a></sup>—sarebbe presto arrivato, incoraggiando le persone a restare a casa piuttosto che scendere in piazza per protestare.</p>\n\n<p>Ma quello stesso giorno Internet venne interrotto. Improvvisamente né l’esercito né la NLD riuscirono a diffondere efficacemente la loro propaganda. Il movimento in cui ero coinvolto ha faticato a portare le persone in strada durante i primi tre giorni. La comunicazione tra noi era difficile e organizzarsi in quelle condizioni era estremamente impegnativo.</p>\n\n<p>Le lavoratrici della fabbrica Garment nel noto quartiere industriale di Hlaingthaya a Yangon sono state tra le prime a scendere in piazza per protestare, mentre l’ABFSU, ignorando gli appelli alla moderazione della dirigenza della NLD, ha iniziato a organizzarsi autonomamente. Nel frattempo, ogni sera la gente comune cominciava spontaneamente a sbattere pentole e padelle dai balconi in segno di protesta.<sup id=\"fnref:4\"><a href=\"#fn:4\" class=\"footnote\" rel=\"footnote\" role=\"doc-noteref\">4</a></sup></p>\n\n<p>Il 6 febbraio è stato il primo giorno più importante. I lavoratori dell’abbigliamento a Hlaingthaya sono scesi nuovamente in piazza mentre i militari hanno rapidamente bloccato le strade. Ma quello stesso giorno iniziò un’ondata di manifestazioni a livello nazionale. Anche persone che conoscevo, normalmente indifferenti alla politica, si unirono alle proteste di massa.</p>\n\n<p>In quel momento, quasi tutti si unirono sotto lo stesso slogan: opporsi al colpo di stato e chiedere il rilascio di Aung San Suu Kyi. Ho anche risposto alle chiamate della NLD acquistando vestiti rossi e indossandoli alle manifestazioni.</p>\n\n<p>Il 12 febbraio ho preso parte all’organizzazione del Comitato generale di sciopero (GSC), formato per la lotta contro la dittatura dal movimento popolare, composto da membri del partito provenienti da un totale di 25 gruppi, tra cui ABFSU, organizzazioni sindacali e partiti politici. Le richieste principali del GSC erano resistere alla dittatura militare, liberare Aung San Suu Kyi e tutti i prigionieri politici e abolire del tutto la Costituzione del 2008. A quel tempo, qualsiasi mobilitazione politica che non includesse la richiesta di rilasciare Suu Kyi avrebbe avuto difficoltà a ottenere il sostegno pubblico. Tuttavia, abbiamo sempre sottolineato il rilascio di tutti i prigionieri politici, non solo di lei.</p>\n\n<p>Il nostro principale disaccordo con la NLD riguardava la Costituzione del 2008. I leader della NLD e i loro sostenitori speravano di utilizzare la Costituzione del 2008 come quadro per frenare l’esercito e preservare l’esito delle elezioni. Noi, invece, credevamo che quest’era fosse finita e che la Costituzione stessa dovesse essere abolita. La gente aveva bisogno di unirsi non solo per difendere il risultato elettorale, ma per smantellare il ruolo strutturale dell’esercito nel sistema politico birmano.</p>\n\n<p>A quel tempo le proteste si svolgevano quasi quotidianamente. L’entusiasmo dell’opinione pubblica nel resistere al regime militare era travolgente. Indipendentemente dal fatto che le persone fossero o meno pienamente d’accordo con le nostre posizioni politiche, una volta che una folla si radunava, sempre più persone continuavano ad aggiungersi. Durante le manifestazioni, organizzavamo discorsi e segmenti per risollevare il morale, spiegando perché era necessaria la rimozione della Costituzione del 2008.</p>\n\n<p>Il 3 marzo, durante una protesta organizzata dal Comitato generale di sciopero, sono state arrestate più di trecento persone. Successivamente, alcuni gruppi hanno iniziato a produrre rozzi ordigni esplosivi e bombe acustiche per contrastare la repressione militare e della polizia nelle strade. Allo stesso tempo, la NLD e i suoi sostenitori hanno iniziato ad accusarci di ricorrere alla violenza. Sostenevano che una volta che le proteste fossero diventate violente, l’immagine della rivoluzione nella comunità internazionale ne avrebbe sofferto.</p>\n\n<p>Sui social media, i sostenitori della NLD hanno anche etichettato il Comitato di sciopero generale come comunista o di sinistra. A causa di decenni di propaganda statale che dipingeva il comunismo come una minaccia nazionale, tali accuse hanno facilmente creato sospetto e ostilità nei nostri confronti tra l’opinione pubblica.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/10/1.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>27 Marzo, 2021, “Giornata antifascista”: gruppi di sinistra bruciano la costituzione del 2008 nelle strade di Yangon. (Foto: Mar Naw)</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/10/6.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>27 Marzo, 2021, “Giornata antifascista”: gruppi di sinistra bruciano la costituzione del 2008 nelle strade di Yangon. (Foto: Mar Naw)</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<p class=\"darkred\"><strong>Dopo la sanguinosa repressione militare del 27 marzo, le proteste pacifiche su larga scala nelle città divennero quasi impossibili e molte persone si recarono nella giungla per iniziare la resistenza armata. Ma alcuni scelsero di restare e continuare la lotta nelle aree urbane. Potresti descrivere com’è stato quel periodo?</strong></p>\n\n<p>Il 27 marzo è stata la Giornata delle forze armate birmane, conosciuta localmente come Tatmadaw Day. Quel giorno scoppiarono ancora una volta grandi proteste anti-golpe in grandi città come Yangon e Mandalay, e anche noi vi prendemmo parte. L’esercito ha risposto con forza brutale, uccidendo centinaia di manifestanti in tutto il Paese.</p>\n\n<p>È importante comprendere il significato storico di quella data. Il 27 marzo era un tempo conosciuto come Giorno della Resistenza Antifascista (ဖက်ဆစ်တော်လှန်ရေးနေ့) e fu ribattezzato Giorno del Tatmadaw solo nel 1955. In origine commemorava la nascita dello stesso esercito che in seguito organizzò il colpo di stato: il 27 marzo 1945, il generale Aung San guidò le forze birmane in una rivolta contro l’occupazione fascista giapponese. Dopo che la Birmania ottenne l’indipendenza nel 1948, la Lega per la libertà popolare antifascista di Aung San divenne la forza politica al potere.</p>\n\n<p>Così, nello stesso giorno commemorativo del 2021, la gente è scesa in piazza per protestare contro il colpo di stato compiuto da quell’esercito, rivendicando e ridefinendo di fatto il significato della giornata attraverso la resistenza. Il massacro che seguì dimostrò ancora una volta che la forza un tempo celebrata come antifascista era diventata essa stessa fascista. Dopo la repressione, molti di noi hanno iniziato deliberatamente a riferirsi ancora una volta al 27 marzo come Giornata antifascista.</p>\n\n<p>Un altro giorno che abbiamo cercato di rivendicare è il Giorno dei Martiri, il 19 luglio, che commemora l’assassinio del generale Aung San. Nelle narrazioni ufficiali, solo le figure etniche Bamar sono riconosciute come martiri. Ai leader appartenenti a gruppi etnici minoritari morti nei conflitti con lo Stato centrale viene raramente, se non mai, concesso tale status.</p>\n\n<p>Dopo la repressione del 27 marzo, è diventato sempre più difficile organizzare manifestazioni pacifiche nelle città. Molti dei miei compagni partirono per la giungla per ricevere addestramento militare presso organizzazioni armate etniche. Alcuni si recarono nello Stato Kachin, lungo il confine tra Cina e Birmania, e nello Stato Rakhine, al confine con il Bangladesh, per addestrarsi con l’Esercito per l’indipendenza Kachin (KIA) e l’Esercito Arakan (AA), mentre altri si recarono nella regione di confine dello Stato Karen per unirsi all’Esercito di liberazione nazionale Karen (KNLA).</p>\n\n<p>In seguito, alcuni di coloro che tornarono da quelle zone ci raccontarono che quando i nuovi arrivati raggiungevano i campi, spesso venivano accolti con una semplice domanda come prova: “Vi unite alla rivoluzione per liberare il popolo o semplicemente per liberare Aung San Suu Kyi?”</p>\n\n<p>Quanto a me, ho scelto di rimanere a Yangon. Da quel momento in poi, insieme ad altri compagni, abbiamo iniziato a organizzare scioperi flash mob—brevi manifestazioni rapidamente organizzate che si disperdevano prima che le forze di sicurezza potessero rispondere. Molti giovani si unirono con entusiasmo a queste azioni, consentendo alla resistenza in città di continuare, anche in condizioni sempre più pericolose.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/10/7.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>27 marzo 2021, un flashmob di protesta a Kyi Myin Daing, Yangon. Lo striscione dice “Butteremo le ossa dei fascisti nel burrone di Bar Ka Yar.” A Kyi Myin Daing c’è un grande burrone chiamato Bar Ka Yar. La bandiera in foto è quella dell’ABFSU. (Foto: Mar Naw)</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<p class=\"darkred\"><strong>Come sono cambiate le strategie per coloro che sono rimasti a Yangon rispetto alla precedente fase di resistenza?</strong></p>\n\n<p>Gli scioperi flash mob sono continuati a Yangon fino alla fine del 2021. Durante questo periodo, le nostre richieste non si limitavano più ad opporci al governo militare o a chiedere il rilascio di Aung San Suu Kyi. Invece, abbiamo iniziato a utilizzare le proteste per comunicare messaggi politici più ampi e portare avanti questioni che contavano per noi.</p>\n\n<p>Come accennato in precedenza, abbiamo lavorato per reinterpretare commemorazioni storiche come la Giornata antifascista e la Giornata dei martiri. Abbiamo anche promosso discussioni sulle questioni di genere all’interno della rivoluzione, sull’impatto dei progetti minerari e della confisca delle terre, sulle relazioni etniche e sulla necessità di affrontare lo sciovinismo di Bamar di lunga data. In occasione degli anniversari legati al genocidio dei Rohingya, abbiamo organizzato azioni nei quartieri musulmani che collegavano la solidarietà con i Rohingya a lotte globali più ampie, compresi movimenti di solidarietà per la Palestina.</p>\n\n<p>La gente portava striscioni nelle strade per esprimere rimorso per il ruolo che i membri della maggioranza etnica avevano svolto, direttamente o indirettamente, nella persecuzione dei Rohingya. Guardando indietro ora, è chiaro che mentre molte persone esprimevano sinceramente rammarico, altri trattavano tali gesti come strumenti tattici per la mobilitazione anti-golpe; in fondo, molti avevano ancora opinioni nazionaliste Bamar.</p>\n\n<p>A metà aprile, il Governo di unità nazionale (NUG) è stato formato in esilio e diversi leader di movimenti di base sono stati incorporati nella sua struttura. Ma molte delle loro strategie e decisioni erano difficili da comprendere per noi. Mentre i giovani continuavano a rischiare la vita organizzando proteste lampo nelle strade, il NUG iniziò a chiedere “scioperi silenziosi”, chiedendo alla gente di restare a casa e di interrompere le attività economiche invece di protestare pubblicamente.</p>\n\n<p>Allo stesso tempo, le interruzioni di Internet continuavano, rendendo la comunicazione sempre più difficile. In risposta a ciò, ad aprile abbiamo lanciato il progetto Molotov Newsletter. Il nostro collettivo editoriale era composto interamente da esponenti della sinistra e il giornale veniva pubblicato settimanalmente.</p>\n\n<p>Abbiamo stampato e distribuito copie fisiche a Yangon. Il primo numero, uscito ad aprile, ha ricevuto una risposta inaspettatamente forte: vi abbiamo distribuito circa 5000 copie stampate. Più tardi, nello stesso mese, le autorità la dichiararono una pubblicazione illegale. Ironicamente, nell’atmosfera di quel tempo, questo non fece altro che renderlo più popolare.</p>\n\n<p>Poiché era difficile raggiungere fisicamente altre regioni, abbiamo caricato online il PDF del giornale in modo che le persone in diverse aree potessero scaricarlo e distribuirlo da sole. Ogni numero ha ricevuto in media dai 30.000 ai 50.000 download.</p>\n\n<p class=\"darkred\"><strong>Alcuni di coloro che si erano recati nella giungla per addestrarsi tornarono nelle città dopo solo un mese o due e nelle aree urbane cominciò ad apparire una resistenza armata. Potresti parlarci di quel periodo?</strong></p>\n\n<p>Intorno a maggio, alcuni di coloro che si erano recati nella giungla per l’addestramento militare iniziarono a tornare nelle principali città. Portarono con sé armi e iniziarono a svolgere operazioni di guerriglia urbana. Le armi iniziarono a circolare a Yangon e da quel momento in poi molti giovani si unirono alle proteste flash mob durante il giorno e presero parte ad azioni di guerriglia di notte.</p>\n\n<p>Ad agosto, i militari hanno fatto irruzione in un appartamento sulla 44esima Strada a Yangon che fungeva da base per un gruppo di giovani attivisti. Poco prima del raid, quei giovani attivisti avevano piazzato una bomba sotto uno striscione anti-giunta; quando la polizia è andata a rimuovere lo striscione, l’ordigno è esploso. In seguito abbiamo scoperto come era stato individuato il luogo. Un tassista che lavorava regolarmente con il gruppo era stato arrestato dai militari. Lui stesso aveva sostenuto attivamente le attività anti-giunta dopo il colpo di stato ed era una persona di cui ci fidavamo. Sotto brutale interrogatorio, fu costretto a rivelare l’ubicazione del rifugio sulla 44esima Strada.</p>\n\n<p>Il giorno del raid, cinque persone sono saltate dal tetto nel disperato tentativo di sfuggire all’arresto. Due sono morti sul colpo quando hanno toccato terra, mentre altri tre sono rimasti gravemente feriti e sono stati trasportati in ospedale. All’interno dell’appartamento, altri tre furono catturati vivi. I sopravvissuti furono successivamente accusati di fabbricazione e possesso illegali di esplosivi e mandati in prigione, dove due di loro morirono dietro le sbarre.</p>\n\n<p>Solo una persona è riuscita a scappare quel giorno. Si nascose per dodici ore sotto un piccolo tetto “rifugio”, osando a malapena muoversi mentre i soldati perquisivano l’edificio sottostante. Col favore dell’oscurità, alla fine riuscì a fuggire e in seguito attraversò illegalmente il confine per raggiungere Mae Sot.</p>\n\n<p>Nell’inverno del 2023 si è ammalato di quella che avrebbe dovuto essere una malattia curabile, ma senza adeguati documenti di identificazione non è stato in grado di ricevere cure mediche adeguate in Thailandia. Alla fine morì a Mae Sot. Ho contribuito a organizzare il suo funerale e quello che era iniziato come un addio si è presto trasformato in una protesta.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/10/5.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>All’inizio del 2024, Ko Htet ha organizzato il funerale per il ragazzo fuggito dal raid della 44esima strada. Il funerale si è trasformato in una protesta. (Foto: El Kylo Mhu)</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<p>Nell’inverno del 2023 si è ammalato di quella che avrebbe dovuto essere una malattia curabile, ma senza adeguati documenti di identificazione non è stato in grado di ricevere cure mediche adeguate in Thailandia. Alla fine morì a Mae Sot. Ho contribuito a organizzare il suo funerale e quello che era iniziato come un addio si è presto trasformato in una protesta.</p>\n\n<p>Dopo il raid sulla 44th Street a Yangon, altri giovani, spinti dall’indignazione, si unirono alle operazioni di assassinio in città. Chiamarono il loro gruppo “44th Street Urban Guerrilla Group” e la vendetta divenne una delle principali motivazioni alla base delle loro azioni.</p>\n\n<p>Personalmente mi sono sempre sentito in conflitto riguardo a queste operazioni. In realtà non ho mai puntato una pistola contro nessuno. Ma poiché ero preoccupato per quei compagni —la maggior parte dei quali erano ragazzi della Generazione Z—, spesso li aiutavo in altri modi, sorvegliandoli o accompagnandoli da e verso le operazioni. Passo dopo passo, mi sono ritrovato coinvolto comunque. Per me, uccidere qualcuno, o anche solo vedere qualcuno morire davanti a me, è estremamente difficile da sopportare. È un limite che non sono mai riuscito a oltrepassare emotivamente.</p>\n\n<p>Durante una delle operazioni, ho visto una donna affiliata all’esercito uccisa a colpi di arma da fuoco. È crollata proprio davanti a me. Per i due anni successivi continuò ad apparire nei miei incubi.</p>\n\n<p>Un giorno del 2023 ho ricevuto una chiamata dal profilo di uno sconosciuto su Facebook Messenger. Quando ho risposto, ho scoperto essere uno dei compagni della 44esima Strada che era stato arrestato. Aveva avuto brevemente accesso a un telefono mentre veniva portato in tribunale e aveva colto l’occasione per chiamarmi. Mi ha detto che la donna che credevamo fosse stata uccisa era in realtà viva e ora stava testimoniando contro di lui in tribunale. Non credo che si aspettasse la mia reazione. Quando ho saputo che era sopravvissuta, ho provato un enorme senso di sollievo.</p>\n\n<p class=\"darkred\"><strong>Durante quel primo anno dopo il colpo di stato, come descriveresti il rapporto tra i movimenti di sinistra e la più ampia rivoluzione anti-colpo di stato?</strong></p>\n\n<p>Nel primo anno dopo il colpo di stato, l’organizzazione di sinistra era altamente strutturata. La rivoluzione ha permesso alle nostre reti di espandersi rapidamente. Molti giovani che in precedenza erano stati apolitici o deliberatamente si erano tenuti lontani dalla politica si radicalizzarono, mentre coloro che già condividevano valori simili riuscirono finalmente a ritrovarsi.</p>\n\n<p>Sia le strade che la sfera pubblica divennero spazi in cui diverse forze politiche competevano per l’egemonia all’interno del movimento. A quel tempo, uno degli slogan lanciati dal Comitato di sciopero generale era “Sradicare l’esercito fascista”, ma si diffuse rapidamente e divenne molto popolare. Un altro slogan adottato dalla gente era “Non abbiamo altro da perdere se non le nostre catene”, tratto dal Manifesto del Partito Comunista. Ho persino stampato questi slogan sulle magliette e sono stati accolti calorosamente dai manifestanti.</p>\n\n<p>Il linguaggio di sinistra cominciò ad entrare nello spazio rivoluzionario in modo visibile. Sempre più persone hanno utilizzato il vocabolario della lotta di sinistra e dell’antifascismo nelle proteste di piazza. Attraverso Molotov Newsletter abbiamo cercato di fornire un contesto storico, spiegando cosa significassero realmente fascismo e movimenti antifascisti, in modo che questi slogan non rimanessero semplici espressioni emotive ma diventassero parte di una coscienza politica più profonda.</p>\n\n<p>Canzoni di protesta antifasciste furono create anche dalla comunità di sinistra per ricordare alla gente che, storicamente, molte forze che un tempo affermavano di combattere il fascismo alla fine divennero esse stesse oppressive. Non era quella la strada che volevamo seguire. Ad esempio, quando Aung San Suu Kyi si è schierata al fianco dei militari presso la Corte internazionale di giustizia, difendendo la Birmania dalle accuse di genocidio, molti di noi hanno visto quel momento come il suo diventare complice del fascismo.<sup id=\"fnref:5\"><a href=\"#fn:5\" class=\"footnote\" rel=\"footnote\" role=\"doc-noteref\">5</a></sup></p>\n\n<hr />\n\n<h1 id=\"ii-movimenti-di-sinistra\"><a href=\"#ii-movimenti-di-sinistra\"></a>II. Movimenti di sinistra</h1>\n\n<p class=\"darkred\"><strong>Durante i tuoi anni di formazione, come facevano le persone ad avere accesso ad ideali di sinistra o anarchici in Birmania?</strong></p>\n\n<p>Le forze di sinistra in Birmania sono da tempo sottoposte a una pesante repressione. Quando ero adolescente, i libri sui movimenti studenteschi contemporanei erano estremamente difficili da trovare. C’erano solo una manciata di libri che coprivano la storia della Birmania dopo l’indipendenza. Al contrario, c’erano molte opere sulla monarchia e sul periodo coloniale britannico. Nell’istruzione ufficiale, il nazionalismo anticoloniale dominava la narrazione storica, mentre le discussioni sui movimenti di resistenza e sulle lotte sociali dopo l’indipendenza venivano spesso cancellate del tutto.</p>\n\n<p>La maggior parte degli scritti sulla resistenza post-indipendenza o sul pensiero politico alternativo furono pubblicati all’estero in seguito a diverse ondate di esuli, e riportare tali libri nel paese era difficile e talvolta pericoloso.</p>\n\n<p>Prima del 2007, l’accesso a Internet era ancora molto limitato in Birmania. Per ascoltare prospettive diverse dalla propaganda ufficiale, ci affidavamo in gran parte a trasmissioni radiofoniche straniere come la BBC o Radio Free Asia. All’epoca circolavano alcuni materiali di propaganda e letterari del Partito comunista birmano, insieme a una pubblicazione chiamata Rivoluzione (အရေးတော်ပုံ), a cui occasionalmente potevamo accedere online in frammenti. Potevamo anche trovare alcuni materiali relativi alla All Burma Federation of Student Unions (ABFSU). Ma è importante ricordare che, a quei tempi, ascoltare le cosiddette “stazioni radio nemiche” o leggere pubblicazioni vietate poteva comportare gravi punizioni, tra cui la reclusione.</p>\n\n<p>L’ABFSU è stata la più importante rete studentesca di sinistra in Birmania. Fu fondata nel 1936, quando la Birmania era ancora sotto il dominio coloniale britannico, e in seguito svolse un ruolo cruciale sia nella lotta per l’indipendenza sia nei ripetuti movimenti antimilitaristi.</p>\n\n<p>Dopo il colpo di stato militare del 1962, le proteste studentesche furono brutalmente represse e il regime fece saltare in aria lo storico edificio del sindacato studentesco dell’Università di Rangoon. Eppure la resistenza studentesca non è scomparsa. Nuove ondate di proteste studentesche scoppiarono nel 1974, 1975 e 1976. Poi, durante la rivolta nazionale pro-democrazia del 1988 —il cosiddetto Movimento 8888—, le bandiere dell’ABFSU tornarono nelle strade e divennero nuovamente un simbolo di resistenza contro il governo militare. In seguito, le autorità militari etichettarono spesso l’organizzazione come un fronte comunista o una forza sovversiva. Quando ero all’università, ho contribuito a fondare una branca dell’ABFSU nel mio campus.</p>\n\n<p>Allo stesso tempo, la macchina propagandistica militare ha costantemente descritto il Partito Comunista Birmano come una delle principali fonti di instabilità e divisione nazionale. Ironicamente, dopo che il generale Ne Win prese il potere nel 1962 e instaurò una dittatura militare durata decenni, l’unico partito politico legale autorizzato dal regime —il Burma Socialist Program Party (BSPP)— affermò di seguire il socialismo, promuovendo quella che chiamava la “Via birmana al socialismo”, che in pratica significava isolamento economico, controllo centralizzato e governo autoritario.</p>\n\n<p>Anni di declino economico e stagnazione sociale sotto questo sistema hanno portato molte persone ad associare la povertà e la repressione direttamente al socialismo. Di conseguenza, termini come “comunismo,” “socialismo,” e persino “sinistra” divennero profondamente stigmatizzati nel discorso pubblico. Per molte persone queste parole evocavano paura o sfiducia. A causa di questa esperienza storica, mobilitare le persone attorno alle idee di sinistra è sempre stato estremamente difficile in Birmania.</p>\n\n<p class=\"darkred\"><strong>Quando e come hai iniziato a organizzare le azioni in modo anarchico?</strong></p>\n\n<p>Tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 abbiamo iniziato a formare gruppi di lettura anarchici e a costruire reti per l’azione. È stato un momento politico molto particolare. Il governo militare formale era terminato nel 2012, ma Aung San Suu Kyi non era ancora entrata in carica— quegli anni furono ampiamente descritti come un periodo di transizione. L’esercito gestì quella che definì una transizione democratica; alcuni prigionieri politici furono rilasciati e attività precedentemente vietate —come assembramenti pubblici ed editoria— tornarono parzialmente legali. Cominciarono ad emergere organizzazioni della società civile e per un momento sembrò che il Paese si stesse muovendo verso la normalità.</p>\n\n<p>Allo stesso tempo, Aung San Suu Kyi ha viaggiato in tutto il paese promuovendo una strategia di nonviolenza e cambiamento elettorale. Ha incoraggiato le persone a trasformare la Birmania attraverso il voto, ma non ha sostenuto le proteste sul campo. Nel frattempo, ci siamo impegnati nell’organizzazione di proteste contro la confisca delle terre che colpisce agricoltori, lavoratori’diritti del lavoro e, in seguito, il movimento studentesco contro la legge nazionale sull’istruzione del governo di Thein Sein.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/10/2.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>Un’azione portata avanti da Anonymous Burma a Yangon, 2014.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<p>Nel 2014 abbiamo creato un gruppo chiamato Anonymous Burma e abbiamo iniziato a svolgere azioni con quel nome. Anche in quel periodo organizzare proteste di piazza era ancora difficile e rischioso. Quindi indossavamo maschere, bruciavamo manifesti parlamentari nei centri delle città e facevamo esplodere fuochi d’artificio per attirare l’attenzione. Alcune persone hanno iniziato a chiamarci la versione birmana di “antifa,” e individui con opinioni politiche simili ci hanno contattato volendo aderire.</p>\n\n<p>Anche Zin Lynn, un tempo leggendario attivista di sinistra, ora prigioniero politico, faceva parte del nostro gruppo Anonymous Burma. Era stato una figura di spicco all’interno dell’ABFSU ed era anche un musicista che aveva scritto molte canzoni rivoluzionarie, incluso l’inno dell’ABFSU. Ha fatto conoscere a generazioni di giovani manifestanti le classiche canzoni rivoluzionarie —scrivendo testi in birmano per Bella Ciao, Do You Hear the People Sing e L’Internazionale, in modo che potessero essere cantate per le strade e non solo ricordate da lontano. Dopo le violente repressioni del marzo 2021, si è recato nella giungla per l’addestramento militare, è poi tornato a Yangon per partecipare ad azioni di guerriglia urbana ed è stato arrestato nel settembre dello stesso anno.</p>\n\n<p>Rimane in prigione oggi. Si possono vedere molti attivisti di sinistra in esilio rendergli omaggio nelle loro pubblicazioni e durante le esibizioni dal vivo.</p>\n\n<p>Fu durante questo periodo a Yangon che iniziammo a lavorare con Food Not Bombs Burma. Kyaw Kyaw, il cantante del gruppo punk Rebel Riot, aveva iniziato a organizzare attività Food Not Bombs a Yangon all’inizio degli anni 2010, e molte delle loro canzoni politiche ci hanno profondamente influenzato. Da quel momento in poi, Food Not Bombs, Anonymous Burma e ABFSU hanno spesso lavorato insieme in proteste e organizzazione politico/sociale.</p>\n\n<p>Nel 2015, la Birmania ha tenuto le sue prime elezioni dell’era della transizione e molte persone comuni si sentivano speranzose riguardo al futuro del paese. Ma le nostre attività di resistenza continuarono. Quell’anno organizzammo quella che divenne nota come la “Lunga Marcia”, invitando gli studenti a marciare da Mandalay a Yangon per protestare contro la legge nazionale sull’istruzione recentemente introdotta, che centralizza il controllo sulle università e aumenta il controllo statale —e indirettamente militare— sull’istruzione. Migliaia di persone hanno percorso a piedi 600 km partendo da Mandalay e il governo ha represso brutalmente Letpadan, una città a nord di Yangon.</p>\n\n<p class=\"darkred\"><strong>Sembra che, di fronte al nemico comune del regime militare, il rapporto tra la sinistra birmana e Aung San Suu Kyi fosse spesso ambiguo —a volte cooperativo, a volte competitivo.</strong></p>\n\n<p>In realtà non ho mai votato per la Lega nazionale per la democrazia. Nel 2015 non ho votato. Inoltre, non ho votato alle elezioni del 2020. A quel tempo, parti della sinistra avviarono un movimento “No voto”. L’unica volta in cui ho votato in Birmania è stato durante il referendum costituzionale del 2008 e ho votato contro la costituzione.</p>\n\n<p>In realtà, prima che Aung San Suu Kyi salisse al potere, gran parte della sinistra birmana l’aveva sostenuta. Sin dalle elezioni del 1990, l’ABFSU ha sostenuto fermamente la NLD. Quando ero adolescente, ho anche preso parte a campagne giovanili per chiedere il suo rilascio dagli arresti domiciliari.</p>\n\n<p>Tuttavia, dopo il suo rilascio nel 2010, ci siamo presto resi conto che non potevamo essere d’accordo con molte delle sue politiche e con la sua agenda. Ad esempio, mentre noi chiedevamo la completa abolizione della Costituzione del 2008, lei ha scelto di accettarne la struttura e di partecipare alle elezioni al suo interno. Nel frattempo, sotto la sua amministrazione sono proseguiti molti progetti minerari su larga scala, tra cui la controversa miniera di rame di Letpadaung, dove abbiamo partecipato a proteste contro i danni ambientali e alle confische forzate di terreni. Molti di questi progetti erano stati originariamente firmati durante il regime militare con aziende straniere, tra cui aziende cinesi. Invece di fermarli, il suo governo rispose duramente alla resistenza locale.</p>\n\n<p>Lo stesso vale per progetti come la diga di Myitsone, sostenuta dalla Cina, nello stato di Kachin, dove anche le proteste sono state represse. La sua amministrazione promosse lo sviluppo economico e gli investimenti esteri, ma il risultato fu spesso la confisca delle terre e lo sfollamento delle comunità locali.</p>\n\n<p>La svolta definitiva arrivò con il genocidio dei Rohingya nel 2017. Quando si è recata alla Corte internazionale di giustizia, alcuni di noi speravano ancora che potesse denunciare i crimini dei militari. Invece, ha difeso pubblicamente l’esercito. Poco dopo, i sostenitori della NLD hanno affisso manifesti in tutto il paese che mostravano Aung San Suu Kyi in piedi fianco a fianco con i leader militari, con lo slogan: “Siamo con Aung San Suu Kyi.”</p>\n\n<p>Per molti di noi a sinistra quello fu il momento della rottura definitiva.</p>\n\n<h1 id=\"iii-il-declino-della-rivoluzione\"><a href=\"#iii-il-declino-della-rivoluzione\"></a>III. Il declino della rivoluzione</h1>\n\n<p class=\"darkred\"><strong>Il 7 ottobre 2023, i circoli tradizionali “rivoluzionari”, tra cui figure legate al NUG e molti rappresentanti della maggioranza Bamar, hanno espresso apertamente posizioni filo-israeliane. Verso la fine del 2025, quando l’ABFSU ha rilasciato una dichiarazione in cui condannava quello che ha descritto come imperialismo statunitense in seguito all’intervento americano in Venezuela e all’arresto di Maduro, ha scatenato una forte reazione in Birmania, con molte persone che hanno accusato l’ABFSU di essere comunista. Nella tua visione, quando la sinistra ha cominciato a perdere il suo potere di mobilitazione?</strong></p>\n\n<p>Nel primo anno dopo il colpo di stato, la sinistra e gli anarchici trovarono finalmente un campo di battaglia in cui potevamo svolgere un ruolo reale. A quel tempo avevamo ancora un forte potere di mobilitazione ed eravamo in grado di portare molte questioni di sinistra nel dibattito pubblico. Anche nel 2022 molte attività sono continuate, anche se sempre più clandestine. Ma quando l’energia rivoluzionaria iniziale cominciò a svanire, anche gli stessi movimenti di sinistra iniziarono a indebolirsi.</p>\n\n<p>Nel 2023 e nel 2024, la Rivoluzione di Primavera era entrata in un periodo di declino. I militari continuarono ad avanzare e a consolidare il controllo, mentre le forze sul fronte rivoluzionario diventavano sempre più frammentate e disorganizzate. Alcuni leader rivoluzionari fecero apertamente commenti omofobi e in alcune cosiddette “aree liberate” emersero sistematicamente segnalazioni di violenza sessuale e di genere sistematica. Tuttavia, sotto la bandiera della rivoluzione, tali questioni venivano spesso deliberatamente minimizzate o nascoste, perché molti temevano che le critiche interne avrebbero indebolito la resistenza contro la giunta.</p>\n\n<p>Molti compagni con cui un tempo lottavo ora sono armati. Sono passati cinque anni. Non sono più le stesse persone. La pistola è diventata la loro forma di potere.</p>\n\n<p>Quei giovani si unirono alla resistenza armata spinti dalla rabbia e dall’odio verso il regime militare. Ma con il protrarsi della guerra, i problemi all’interno dello stesso governo di unità nazionale divennero più visibili e molti combattenti iniziarono a sentirsi disillusi. Avevano preso le armi per resistere all’oppressione, solo per scoprire che all’interno del campo rivoluzionario esistevano anche strutture di potere e gerarchia; la leadership del NUG non sembrava fondamentalmente diversa dalla giunta a cui si opponevano.</p>\n\n<p>Di conseguenza, sempre più combattenti scelsero di abbandonare la giungla. A causa della documentazione e delle restrizioni alla mobilità, molti non potevano viaggiare lontano e un numero significativo alla fine finì in città di confine come Mae Sot.</p>\n\n<p>Durante la prima fase della rivoluzione, nel Molotov Newsletter, abbiamo ripetutamente sottolineato che la resistenza armata deve essere guidata da valori politici, altrimenti la lotta potrebbe degenerare in un frammentato regime di signori della guerra. Ma in realtà, la maggior parte delle unità delle Forze di Difesa Popolare oggi non sono orientate politicamente; la loro unica posizione politica unificante è l’opposizione alla giunta militare. Allo stesso modo, qualsiasi gruppo armato etnico che combatte l’esercito è automaticamente visto come una forza politica legittima, spesso senza ulteriore controllo.</p>\n\n<p>Eppure molti di questi gruppi armati rimangono organizzati principalmente secondo linee etniche e le loro comunità politiche sono costruite attorno all’identità etnica. Ciò rischia di riprodurre nuove forme di etnonazionalismo anziché superarle. Anche gruppi oggi ampiamente considerati tra i più progressisti, come il BPLA (Esercito popolare di liberazione di Bamar), operano ancora in una certa misura in questo quadro. La differenza è che hanno più familiarità con i discorsi progressisti e cercano di regolare la propria condotta attraverso tali valori, motivo per cui sono ancora visti come uno dei pochi gruppi armati che si occupano seriamente di questioni politiche.</p>\n\n<p class=\"darkred\"><strong>Ora è il quinto anno dopo il colpo di stato, i militari hanno iniziato a organizzare quelle che molti osservatori chiamano elezioni farsa. Come comprendi questo momento?</strong></p>\n\n<p>Molte persone che hanno lasciato il lavoro come parte del Movimento di Disobbedienza Civile (CDM) sono state infine costrette a tornare agli stessi sistemi a cui un tempo resistevano, semplicemente per sopravvivere. Altri hanno chiesto asilo in paesi terzi [dopo la Thailandia]. I movimenti di boicottaggio iniziati nel 2021 sono diventati sempre più difficili da sostenere. L’esercito comprende molto bene questa realtà ed è proprio in queste condizioni che ha portato avanti quella che molti considerano un’altra elezione organizzata.</p>\n\n<p>Alcune forze politiche che si trovavano ai margini del campo della NLD durante i primi giorni della rivolta, come il Partito popolare, stanno ora partecipando a questo processo elettorale ampiamente criticato. Allo stesso tempo, i candidati alle elezioni parlano sempre più spesso di “cessate il fuoco” e “pace”—, un linguaggio che sarebbe stato quasi inimmaginabile solo pochi anni fa, quando c’era ancora slancio rivoluzionario.</p>\n\n<p>Penso che uno dei motivi principali per cui siamo arrivati a questo punto sia che il Governo di unità nazionale (NUG) ha imposto la sua leadership a quella che inizialmente era una rivolta spontanea guidata dai giovani, in particolare dai manifestanti della Generazione Z. Subito dopo l’inizio delle proteste, emerse il NUG e la maggior parte dei suoi ministri proveniva dalla generazione modellata dalla rivolta del 1988 e dal movimento studentesco del 1996. Allo stesso tempo, alcuni leader del movimento che avevano una forte influenza tra i giovani vennero incorporati nella struttura, spesso come simboli, in modo che la leadership non apparisse completamente scollegata dalle generazioni più giovani.</p>\n\n<p>Ad esempio, il NUG sottolinea quella che chiama politica rappresentativa—garantendo che le donne costituiscano circa la metà delle posizioni di leadership o che siano inclusi diversi gruppi etnici. Ma ciò non significa necessariamente che queste rappresentanti donne si oppongano al patriarcato, né che i rappresentanti etnici combattano realmente per i diritti collettivi delle loro comunità. Spesso tale rappresentazione serve più come dimostrazione di diversità.</p>\n\n<p>La gente odia ancora la giunta militare, ma è anche stanca della stessa Rivoluzione di Primavera. Molti di coloro che un tempo si dedicavano pienamente alla resistenza stanno lentamente tornando alla vita di tutti i giorni, logorati dalla realtà. Lo sento personalmente. Nel primo anno dopo il colpo di stato ho potuto dedicarmi interamente alla rivoluzione. Ora, come molti altri, anch’io faccio fatica a sopravvivere.</p>\n\n<p>Dal mio punto di vista, la “Rivoluzione di Primavera” ha già fallito. È molto difficile dirlo apertamente e, dopo così tanti sacrifici, molte persone non riescono ad accettarlo. Ma non credo che possiamo continuare a vivere nell’illusione che la vittoria sia dietro l’angolo. Se un giorno vorremo vincere di nuovo, l’unica strada da seguire potrebbe essere quella di tornare all’educazione politica, all’organizzazione dei giovani e alla rivendicazione del terreno dell’ideologia e dei valori.</p>\n\n<p>Allo stesso tempo, devo aggiungere che la mia esperienza e la mia valutazione della rivoluzione non rappresentano tutti i combattenti della resistenza di sinistra in Birmania. I compagni che si sono recati nella giungla per l’addestramento militare e continuano a combattere in territori armati etnici o in regioni come Sagaing, nella Birmania centrale, vivono la rivoluzione in modo molto diverso.</p>\n\n<p>Più recentemente, nel novembre 2025, si è formata la Spring Revolution Alliance. Molti gruppi armati si unirono a questa alleanza e si allontanarono dalla guida del Governo di unità nazionale. Si sono impegnati a guidarsi attraverso principi progressisti condivisi. Per molte persone questa alleanza rappresenta ancora una speranza residua di unità all’interno della resistenza.</p>\n\n<h1 id=\"iv-esilio\"><a href=\"#iv-esilio\"></a>IV. Esilio</h1>\n\n<p class=\"darkred\"><strong>Da una parte sembra che il momento rivoluzionario si stia esaurendo. Dall’altra, qui in Thailandia, sembra che nella comunità birmana in esilio, la “rivoluzione” sia diventata una industria guidata dalle ONG. Come vedi questo?</strong></p>\n\n<p>In realtà questa tendenza non ebbe inizio dopo la Rivoluzione di Primavera. Le sue radici risalgono al precedente periodo di transizione democratica.</p>\n\n<p>Dopo l’ascesa al potere di Aung San Suu Kyi nel 2015, la Birmania ha vissuto un periodo di relativa apertura. Per molte persone era la prima volta che sentivano che la Birmania si stava riconnettendo con il resto del mondo. Fu anche in quegli anni che un gran numero di ONG occidentali entrarono in Birmania, apportando ingenti finanziamenti alla società civile.</p>\n\n<p>Molti ex attivisti di base iniziarono a fondare le proprie ONG e divennero parte di questo nuovo ecosistema istituzionale. Le agende erano spesso modellate dai donatori e gli attivisti lavoravano sempre più in base alle priorità di finanziamento. L’attivismo divenne gradualmente una professione.</p>\n\n<p>Tra il 2015 e il 2020, si è potuto vedere chiaramente che molti progetti e programmi all’interno della società civile sono stati modellati da agende guidate dall’esterno, a volte scarsamente allineate con i bisogni reali delle comunità sul campo. Durante questo processo, è stato doloroso osservare come alcuni attivisti che un tempo erano pieni di energia e convinzione siano stati gradualmente assorbiti —e talvolta corrotti— dal sistema delle ONG.</p>\n\n<p>Ora, cinque anni dopo il colpo di stato, assistiamo all’emergere di un’altra generazione di cosiddetti attivisti delle ONG. Alcuni sfruttano la rivoluzione e la sofferenza delle persone per costruire carriere personali —ottenendo borse di studio all’estero, entrando in reti di ONG internazionali e diventando portavoce della lotta democratica della Birmania. Eppure, in realtà, molti di loro sono sempre più distanti da ciò che sta accadendo sul campo.</p>\n\n<p>Da parte mia, ho sempre seguito una logica diversa. Gestisco una mia piccola attività in modo da potermi sostenere in modo indipendente partecipando ai movimenti sociali. Sia durante il periodo di transizione che adesso, io e i miei compagni abbiamo continuato a organizzarci secondo principi anarchici, facendo affidamento sul crowdfunding e sull’aiuto reciproco piuttosto che scrivere budget, richiedere sovvenzioni o presentare rapporti di progetto per portare avanti il nostro lavoro.</p>\n\n<p class=\"darkred\"><strong>Potresti descrivere come sei coinvolto nell’organizzazione sociale ora, in esilio?</strong></p>\n\n<p>In questa fase, la maggior parte del mio lavoro si concentra sull’organizzazione all’interno della comunità in esilio. Sono arrivato a Mae Sot alla fine del 2021. Da quel momento in poi, ho interrotto il mio lavoro con il Comitato di sciopero generale e mi sono spostato verso l’organizzazione della comunità locale.</p>\n\n<p>Mae Sot ospita una numerosa popolazione transitoria. Molti sono giovani; molti altri sono famiglie fuggite con i propri figli. Molti di loro un tempo parteciparono al Movimento di disobbedienza civile e, dopo aver lasciato il lavoro, furono inseriti nella lista nera delle autorità militari. Impossibilitati a lasciare legalmente la Birmania, finirono bloccati in questa città di confine, in una sorta di esistenza temporanea. Mae Sot è anche un luogo di riposo e di rifornimento per molti combattenti PDF. Alcuni sono ancora attivi nella resistenza nella giungla e vengono qui solo occasionalmente per riposare. Altri hanno abbandonato il campo di battaglia a causa di ferite o disillusione e per ora cercano di sopravvivere qui.</p>\n\n<p>Alcune di queste persone potrebbero eventualmente reinsediarsi in paesi terzi, ma credo che un giorno molti torneranno in Birmania. Per ora, quasi tutti qui vivono in uno stato di sospensione —senza un lavoro stabile e senza una vera casa. Eppure molti rivoluzionari non vedono più questi sfollati come parte della rivoluzione. A poco a poco ho capito che è proprio qui che dobbiamo lavorare: organizzare coloro che sono bloccati in questi spazi di confine.</p>\n\n<p>Così ho fondato quella che chiamiamo la “Casa Mae Sot”, usandola come piattaforma per organizzare attività quotidiane —partite di calcio, proiezioni di film, gruppi di lettura— per riunire persone provenienti da contesti molto diversi: lavoratori migranti, combattenti della resistenza in esilio, Bamar, Karen e membri delle comunità musulmane. Attraverso questi incontri parliamo di antifascismo, questioni di genere e relazioni etniche.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/10/3.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>Un iftar durante il Ramandan a Maesot, 2024. Food not Bombs Mae Sot provvede con il cibo per la comunità musulmana.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<p>Allo stesso tempo, insieme ad altri compagni, abbiamo fondato Food Not Bombs Mae Sot. Cuciniamo pasti per i rifugiati birmani sfollati, ma non in modo caritatevole e verticistico. Vogliamo invece trasmettere idee di mutuo soccorso e solidarietà. Alcune persone coinvolte nella resistenza armata ci prendono in giro o addirittura ci attaccano, dicendo che ora è il momento delle armi e che Food Not Bombs suona come attivismo contro la guerra. Ma in realtà, stavamo già organizzando attività Food Not Bombs a Yangon all’inizio degli anni 2010, molto prima del colpo di stato. Oggi combattiamo contro i militari affinché un giorno potremo tornare a vivere in pace —non affinché la società rimanga permanentemente militarizzata.</p>\n\n<p>Nell’ambito del lavoro di Mae Sot Home, il calcio è diventato uno dei nostri strumenti organizzativi più importanti, anche per motivi di sicurezza. Molte persone qui non hanno uno status legale e gli assembramenti pubblici spesso si svolgono in una zona grigia. Una volta abbiamo provato a organizzare un concerto e siamo stati denunciati alle autorità, il che ci ha costretti a cambiare sede all’ultimo minuto. Le partite di calcio, tuttavia, sono più facili da organizzare, poiché questo sport è ampiamente accettato e popolare a livello locale. Ancora più importante, il calcio non ha quasi barriere all’ingresso e i lavoratori migranti birmani a Mae Sot hanno già una forte cultura calcistica. Diventa un modo semplice per riunire giovani esuli e lavoratori migranti. Organizziamo anche squadre femminili e partite giovanili e, durante questi eventi, discutiamo di temi quali la violenza domestica, l’uguaglianza di genere e l’antifascismo.</p>\n\n<p>Alcune persone emigrate qui prima del colpo di stato inizialmente si sentivano distanti dal movimento rivoluzionario; ma giocando a calcio insieme, hanno gradualmente iniziato a dialogare e a comprendere le difficoltà che gli altri stanno affrontando. Allo stesso tempo, alcuni giovani arrivati dopo il colpo di stato, soprattutto quelli provenienti dalle grandi città, a volte si lasciano assorbire dalla loro identità di “esuli rivoluzionari” e disprezzano coloro che sono arrivati prima —spesso lavoratori migranti o commercianti transfrontalieri musulmani—, ritenendoli non abbastanza progressisti. Ma in realtà il razzismo e lo sciovinismo di Bamar esistono anche all’interno dello stesso movimento rivoluzionario. Piuttosto che tracciare costantemente linee tra amici e nemici, penso che sia più importante lasciare spazio al cambiamento delle persone.</p>\n\n<p>Il sistema educativo birmano ha prodotto generazioni plasmate da pregiudizi nazionalisti. Ora, attraverso le rotture causate dal colpo di stato, dalla rivoluzione e dall’esilio, potremmo finalmente avere la possibilità di riconquistarne alcuni.</p>\n\n<hr />\n\n<h1 id=\"ulteriori-letture\"><a href=\"#ulteriori-letture\"></a>Ulteriori letture</h1>\n\n<ul>\n  <li><a href=\"https://chuangcn.org/2025/01/unhappy-is-the-land-that-needs-heroes/\">Unhappy Is the Land that Needs Heroes</a></li>\n  <li>“<a href=\"https://chuangcn.org/2025/04/we-are-the-palestinians-of-burma/\">We are the Palestinians of Burma</a>“—Interview with the Progressive Muslim Youth Association</li>\n</ul>\n\n<div class=\"footnotes\" role=\"doc-endnotes\">\n  <ol>\n    <li id=\"fn:1\">\n      <p>Lanciato dopo il colpo di stato del 2021, il Movimento per la disobbedienza civile (CDM) della Birmania è un movimento nonviolento di resistenza, in cui dipendenti pubblici e lavoratori in sciopero si sono rifiutati di collaborare con la giunta, diventando una forza centrale della Rivoluzione di Primavera, malgrado la dura repressione. <a href=\"#fnref:1\" class=\"reversefootnote\" role=\"doc-backlink\">&#8617;</a></p>\n    </li>\n    <li id=\"fn:2\">\n      <p>La costituzione del 2008, scritta sotto comando militare e approvata in un controverso referendum poco dopo il Ciclone Nargis, è ampiamente letta dalle forze di opposizione come uno strumento di mantenimento del controllo militare. Riserva il 25 percento delle sedie del parlamento ai militari, garantendo effettivamente il potere di veto sugli emendamenti costituzionali. <a href=\"#fnref:2\" class=\"reversefootnote\" role=\"doc-backlink\">&#8617;</a></p>\n    </li>\n    <li id=\"fn:3\">\n      <p>La Responsabilità di Proteggere (R2P) è una norma internazionale supportata dalle Nazioni Unite adottata nel 2005, disegnata per prevenire genocidio, crimini di guerra, pulizia etnica, e crimini contro l’umanità. Pone che la sovranità implica responsabilità e che se uno stato fallisce nel proteggere la propria popolazione la comunità internazionale deve intervenire in via diplomatica o, come ultima risorsa, in via militare. <a href=\"#fnref:3\" class=\"reversefootnote\" role=\"doc-backlink\">&#8617;</a></p>\n    </li>\n    <li id=\"fn:4\">\n      <p>La pratica di battere pentole e padelle dai balconi al tramonto viene da una tradizionale convinzione popolare che fare rumore al finire del giorno manda via gli spiriti maligni. <a href=\"#fnref:4\" class=\"reversefootnote\" role=\"doc-backlink\">&#8617;</a></p>\n    </li>\n    <li id=\"fn:5\">\n      <p>Nel dicembre 2019, l’allora consigliere di Stato Aung San Suu Kyi è comparsa davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia per difendere la Birmania dalle accuse secondo cui i militari avrebbero commesso un genocidio contro i musulmani Rohingya. <a href=\"#fnref:5\" class=\"reversefootnote\" role=\"doc-backlink\">&#8617;</a></p>\n    </li>\n  </ol>\n</div>\n"
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      "content_html": "<p>Con il sostegno del governo turco e la benedizione dei governi degli Stati Uniti e dell’Europa, l’esercito siriano sta circondando le comunità autonome del Rojava, cercando di integrarle forzatamente nello Stato siriano. Le Forze Democratiche Siriane (SDF) in Rojava hanno firmato un trattato di pace che accetta l’integrazione, ma il risultato resta da vedere.</p>\n\n<p>Alla fine del 2024, le <a href=\"https://it.crimethinc.com/2024/12/02/riparte-la-guerra-civile-in-siria-prospettive-sul-conflitto-dalla-siria-occidentale-e-nord-orientale\">forze ribelli</a> sostenute dalla Turchia sono entrate a Damasco, <a href=\"https://it.crimethinc.com/2024/12/19/notizie-dal-fronte-le-riflessioni-di-un-anarchico-russo-in-rojava-il-crollo-di-assad-il-futuro-della-russia-e-lincombente-invasione-turca\">rovesciando</a> il regime di Bashar al-Assad. Il loro leader, Ahmed al-Sharaa, conosciuto con il nome di battaglia Abu Mohammad al-Julani, è diventato presidente della Siria. Nel corso dell’anno successivo, il nuovo governo siriano ha deciso di ingraziarsi le potenze imperialiste di tutto il mondo, tra cui il regime di Donald Trump, per consolidare il potere sul Paese.</p>\n\n<p>Il 6 gennaio 2026, il governo di transizione siriano ha lanciato un’offensiva <a href=\"https://english.anf-news.com/rojava-syria/lesson-from-aleppo-the-stark-reality-of-a-new-era-83153\">in coordinamento con le forze paramilitari jihadiste</a> contro il quartiere curdo Sheikh Maqsood nella città di Aleppo. Le SDF si sono ritirate il 10 gennaio insieme a un gran numero di rifugiati sfollati.</p>\n\n<p>Tre giorni dopo, il governo siriano ha attaccato l’intero Rojava. Il 18 gennaio, il presidente siriano Ahmed al-Sharaa ha annunciato un accordo di cessate il fuoco con le SDF, ma i combattimenti sono ripresi immediatamente. Il Rojava si è trovato ad affrontare la minaccia di una guerra di sterminio su vasta scala, compresa la possibilità che l’esercito turco invadesse <a href=\"https://crimethinc.com/2019/10/12/why-the-turkish-invasion-matters-addressing-the-hard-questions-about-imperialism-and-solidarity\">nuovamente</a>. Il 20 gennaio, le SDF hanno concordato un cessate il fuoco in base al quale la regione sarà subordinata al governo siriano di Damasco e le SDF saranno integrate nell’esercito siriano. Ieri questo cessate il fuoco è stato prorogato; ma da ora parti del Rojava rimangono sotto assedio.</p>\n\n<p>Sebbene i sostenitori dello Stato affermino che un governo forte e centralizzato è necessario per prevenire “il caos” e la violenza etnica, possiamo vedere che in Siria è vero il contrario: coloro che mirano a centralizzare il potere statale nelle loro mani stanno usando la violenza etnica come mezzo per farlo. Non è certo la prima volta nella storia che uno sforzo per unificare un paese sotto un governo centralizzato coincide con una campagna di pulizia etnica.</p>\n\n<p>Qui presentiamo una dichiarazione di anarchici americani, cinesi e russi che hanno combattuto per difendere il Rojava riguardo alle implicazioni di questi ultimi sviluppi per il futuro. Per maggiori informazioni sulla storia di questo conflitto, puoi iniziare da <a href=\"https://crimethinc.com/2019/10/12/why-the-turkish-invasion-matters-addressing-the-hard-questions-about-imperialism-and-solidarity\">qui</a>. Puoi seguire gli aggiornamenti degli anarchici in Rojava <a href=\"https://tekosinaanarsist.noblogs.org/category/war-updates/\">qui</a>.</p>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/09/4.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>Una mappa della regione il 26 gennaio 2026, dopo la pausa delle ostilità.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<hr />\n\n<p>Nel 2012, quando il regime di Bashar al-Assad iniziò a perdere il controllo del paese all’inizio della rivoluzione siriana, i gruppi curdi che si erano organizzati in clandestinità per decenni colsero l’occasione per colmare il vuoto di potere, espandendo le loro strutture autonome per difendere il loro popolo. Negli anni successivi, la rivoluzione del Rojava divenne una forza multietnica composta, tra gli altri, da comunità arabe, curde, siriache, assire, armene, yezedi e turkmene. Battaglia dopo battaglia, la forza combinata di queste comunità all’interno delle Forze democratiche siriane (SDF) ha liberato una vasta porzione di territorio dallo Stato islamico dell’Iraq e della Siria (ISIS) e da altre fazioni fondamentaliste, portando relativa sicurezza, stabilità e autonomia secondo i principi del confederalismo democratico proposti dal movimento per la libertà curdo e dal suo leader imprigionato Abdullah Öcalan.</p>\n\n<p>L’amministrazione autonoma del Rojava ha dimostrato che esiste un’alternativa al dominio delle dinastie autocratiche e delle teocrazie brutali in Medio Oriente. Eppure la rivoluzione ha molti nemici—, il più importante dei quali è lo stato turco <a href=\"https://it.crimethinc.com/2019/11/12/le-radici-del-fascismo-turco-e-la-minaccia-che-rappresenta\">coloniale</a> sotto la guida del neo-ottomano Recep Tayyip Erdoğan. Per minare l’autodeterminazione curda, lo Stato turco sponsorizza da tempo gruppi fondamentalisti in Siria, dando rifugio all’affiliato di al-Qaeda Hayat Tahrir al-Sham (HTS), coltivando una forza fantoccio nell’Esercito nazionale siriano (SNA) e facilitando il flusso di denaro, personale e armi verso lo Stato islamico (ISIS).</p>\n\n<p>Tuttavia, la Turchia non è l’unica forza geopolitica che ha cercato di stabilire l’egemonia nel nord-est della Siria. La Francia ha colonizzato la Siria all’inizio del XX secolo; il Regno Unito ha svolto un ruolo fondamentale nel dividere il popolo del Kurdistan in quattro nazioni. Successivamente, a partire dagli anni Novanta, il governo degli Stati Uniti d’America ha condotto una generazione di guerre nel vicino Iraq, destabilizzando drasticamente l’intera regione e contribuendo all’ascesa di gruppi fondamentalisti sunniti come Al-Qaeda. Lo Stato russo ha sostenuto militarmente, economicamente e politicamente il regime di Assad; Vladimir Putin è stato il principale garante della sua esistenza di fronte alla rivolta popolare che è diventata la rivoluzione siriana. Insieme ai suoi omologhi a Washington, DC, Putin sta ora costruendo legami militari ed economici con il nuovo regime siriano, aiutandolo a consolidare la sua presa di potere. La famiglia di Donald Trump ha ampi legami commerciali con il Qatar e gli interessi strategici della sua amministrazione si sovrappongono ampiamente a quelli dell’asse geopolitico sunnita globale che coinvolge il governo turco e gli Stati del Golfo, soprattutto quando si tratta dell’Iran.</p>\n\n<p>Per molti versi, movimenti fondamentalisti come al-Qaeda e ISIS sono una conseguenza dell’instabilità che diverse potenze straniere hanno inflitto all’intera regione. Nonostante la loro retorica sulla “guerra al terrore”, questi imperi hanno introdotto guerra, terrore e enormi sofferenze in questa terra.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<a href=\"https://crimethinc.com/posters/rojava-is-a-grave-for-fascism-2026\"> <img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/posters/rojava-is-a-grave-for-fascism-2026/rojava-is-a-grave-for-fascism-front_color.jpg\" /> </a>   <figcaption>\n    <p>Clicca sull’immagine per scaricare il <a href=\"https://crimethinc.com/posters/rojava-is-a-grave-for-fascism-2026\">poster</a>.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<p>Intrappolato nella lotta per il dominio sulla regione da parte delle potenze concorrenti americane, russe, turche, israeliane e iraniane, il progetto autonomo rivoluzionario del Rojava non ha mai avuto un futuro nei piani di nessun impero o stato-nazione.</p>\n\n<p>Nel 2018 e nel 2019, l’esercito turco e il suo rappresentante siriano SNA hanno occupato i territori di Afrin e Serekaniye, epurando immediatamente la popolazione curda indigena da queste aree. Dopo il rapido crollo del regime di Assad nel 2024, il governo di transizione siriano (STG) guidato da HTS cerca ora di imporre la bandiera del nazionalismo arabo-sunnita e del settarismo su tutti i territori della Siria. Il nuovo esercito siriano è avanzato con brutalità, con l’obiettivo di distruggere le conquiste più importanti della rivoluzione del Rojava—la liberazione delle donne e la coesistenza relativamente pacifica e l’autogoverno di tutti i gruppi etnici. Ci sono centinaia di video e immagini che registrano i crimini commessi dai soldati del governo di transizione mentre avanzavano nel 2025 e nel 2026. Nel gennaio 2026, molti <a href=\"https://www.memri.org/reports/place-every-braid-millions-will-grow-kurdish-womens-hair-braiding-protest-and-detentions\">si sono registrati</a> mentre mutilavano i corpi delle combattenti e tagliavano loro le trecce come trofei.</p>\n\n<p>La maggior parte dei territori che la rivoluzione ha liberato dall’ISIS sono ora tornati nelle mani dei fascisti teocratici: Manbij, Tabqa, Raqqa, Deir ez-Zor, Shaddadi. Come internazionalisti, abbiamo preso parte alla liberazione di gran parte di questo territorio, combattendo fianco a fianco con i nostri amici arabi e curdi. Molti dei nostri <a href=\"https://it.crimethinc.com/2022/03/17/ogni-tempesta-inizia-con-una-singola-goccia-due-persone-cadute-in-rojava\">compagni</a> hanno sacrificato la propria vita per la rivoluzione in questi luoghi. È doloroso vedere questi risultati vanificati.</p>\n\n<p>I governi occidentali hanno dato a Damasco il via libera per sottoporre il Rojava alla minaccia di una guerra di sterminio. Sono responsabili della situazione tanto quanto la Turchia e l’STG. Sì, la coalizione militare occidentale ha avuto un ruolo nella lotta contro l’ISIS; il loro sostegno è stato determinante nella difesa di Kobani nel 2014 e nella liberazione di Raqqa nel 2017. Ciò non fa altro che rendere più istruttivo il loro tradimento nei confronti delle SDF: sono pronti a usare il popolo curdo come carne da cannone, ma preferirebbero vedere la pulizia etnica in Rojava piuttosto che un esperimento multietnico ed egualitario che superi il controllo degli stati-nazione.</p>\n\n<p>I capi di questi governi si sono affrettati a stringere la mano ad Abu Mohammad al-Julani dopo che l’arrivo di HTS a Damasco lo ha portato al potere. Mentre questi governi dichiarano di non vedere l’ora di collaborare con il nuovo governo siriano per combattere l’ISIS, tra le fila dell’STG si trovano lealisti e simpatizzanti dell’ISIS, che <a href=\"https://t.me/KurdishFrontNews/23776\">espongono</a> <a href=\"https://t.me/sdf_press/5293\">le loro</a> <a href=\"https://t.me/KurdishFrontNews/21370\">bandiere</a>.</p>\n\n<p>Le promesse di Al-Julani di proteggere i gruppi minoritari si sono rivelate falsità. Per prima cosa, le forze di al-Julani si sono dirette verso ovest per <a href=\"https://theanarchistlibrary.org/library/a-in-nes-diaries-of-the-new-dawn-of-a-new-syria\">massacrare</a> gli alawiti. Poi verso sud per decimare i drusi. Infine, con la benedizione dei governi di Turchia, Stati Uniti, Francia e Israele, si sono spinti verso est per attaccare i curdi e la vasta gamma di altre comunità che osano difendere il progetto comune di una società multietnica e multireligiosa.</p>\n\n<p>Per impedire al governo siriano di costruire la narrazione secondo cui il popolo curdo stava occupando terre arabe e facendo guerra al popolo arabo, le SDF si sono ritirate nelle aree a maggioranza curda, dove sono riuscite a fermare l’avanzata delle forze governative. Attraverso una feroce resistenza, sono riuscite a bloccare il piano originale di annientare fisicamente il Rojava, costringendo Damasco a tornare al tavolo delle trattative. Ma l’attuale cessate il fuoco è fragile, i passi per integrare il Rojava nello Stato siriano sono vaghi e resta da vedere in che misura il governo siriano onorerà le sue promesse.</p>\n\n<p>L’esercito siriano non ha ancora revocato l’assedio di Kobane. Centinaia di migliaia di sfollati non possono ancora tornare alle loro case.</p>\n\n<p>Come internazionalisti, condanniamo i governi americani, russi ed europei. Questo tradimento è solo l’ultimo di una lunga lista dei loro crimini contro l’umanità. Per noi è chiaro che tutti gli Stati nazionali operano senza etica né moralità. La macchina dello Stato non ha umanità e anche le persone che gestiscono questo sistema hanno perso la loro. L’estrazione di petrolio e risorse, le rotte commerciali, le sfere di influenza e l’egemonia politica e militare sono il linguaggio e i principi dell’impero. Secondo la logica imperiale, quest’ultimo tradimento del popolo curdo da parte del governo americano costituisce un mero cambiamento di politica, indipendentemente da quanto spargimento di sangue provochi.</p>\n\n<p>Mentre le forze nemiche assediano Kobanê e puntano ancora una volta su Heseke, Til Temir e Qamişlo, rimaniamo impegnati a difendere la rivoluzione. Solo il tempo ci dirà se l’attuale cessate il fuoco reggerà. Ogni volta che le SDF hanno respinto le condizioni inaccettabili che Damasco cerca di imporre, le forze STG colgono l’occasione per scatenare una campagna terroristica contro la popolazione, incolpando le SDF. Un’ulteriore rappresentanza simbolica dei curdi e di altre comunità nel governo e nella società siriana non risolverà nulla. Finché l’Islam fondamentalista, la violenza settaria e la politica di centralizzazione guideranno il regime di Al-Julani, non ci sarà pace duratura in Siria.</p>\n\n<p>Questa crisi ha puntato i riflettori sugli obiettivi principali del movimento in Rojava: difendere le persone che vivono qui, risolvere i conflitti con mezzi politici piuttosto che militari, consentire alle persone di organizzarsi come ritengono opportuno. Tutti questi valori rimangono intatti, anche se le SDF e l’amministrazione autonoma del Rojava sono state costrette ad accettare un trattato di pace a condizioni sfavorevoli.</p>\n\n<p>In risposta all’accordo, alcune persone fuori dal Rojava descrivono la rivoluzione come sconfitta—, mentre allo stesso tempo alcuni di noi rimangono in posizioni difensive attorno al Rojava con i fucili in mano, ancora pronti a impedire al nemico di avanzare. Le rivoluzioni non si sconfiggono con decisioni imposte dall’alto; sono determinate da ciò che la gente comune decide di fare, anche nelle condizioni più avverse. Qualunque cosa accada, continueremo a lottare per questa rivoluzione, fianco a fianco e dall’interno. Questa è una battuta d’arresto, ma non è la fine della storia.</p>\n\n<p>Finché saremo in grado di organizzarci con le persone che ci circondano, di offrire spazio ai compagni internazionalisti, di perseguire un’istruzione e una formazione collettive, di promuovere la causa di una società autogovernata che coesista nella diversità ed eserciti la libertà delle donne, continueremo a fare tutte queste cose. L’accordo con Damasco potrebbe costringerci a impegnarci in queste attività in modo diverso, ma non ci fermerà. Non sarà facile porre fine a ciò che è iniziato qui.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/09/3.jpg\" />\n</figure>\n\n<p>Invitiamo tutti gli anarchici, i socialisti, gli antifascisti e gli internazionalisti a continuare a impegnarsi nella difesa della rivoluzione del Rojava e delle comunità che ne fanno parte, qualunque cosa accada nei negoziati tra i funzionari delle SDF e il governo siriano.</p>\n\n<p>La preservazione del potere e dell’autonomia delle persone in terre lontane inizia sul proprio fronte interno, soprattutto nei paesi che sono attori potenti nella politica internazionale. Abbiamo imparato umilmente dalla rivoluzione in Rojava—dalle sue forme di organizzazione, dal suo spirito rivoluzionario, dalla disponibilità dei partecipanti al sacrificio e dal loro coraggio di fronte a nemici potenti. Sappiamo che le nostre armi e i nostri corpi da soli non sono all’altezza delle macchine da guerra degli imperi e degli stati nazionali moderni. Per contrastare un simile nemico sarà necessaria una guerra popolare rivoluzionaria globale.</p>\n\n<p>Senza cambiamenti radicali nell’ordine internazionale, il Rojava e tutte le rivoluzioni sociali e i movimenti di liberazione saranno sempre in balia delle grandi potenze. Approfitteranno dei nostri esperimenti quando sarà conveniente, poi ci abbandoneranno e ci schiacceranno quando non saremo più utili a loro. L’unico modo per neutralizzare questa minaccia è impegnarsi nella cooperazione e nell’organizzazione internazionalista, unendo le nostre lotte a livello globale. Oggi la difesa del Rojava è un fronte e un punto focale di tali sforzi.</p>\n\n<p>Per offrire un supporto pratico immediato, puoi fare una donazione a progetti come <a href=\"https://heyvasor.com/\">Heyva Sor</a>, <a href=\"https://riseup4rojava.org/en/\">Riseup4Rojava</a>, e <a href=\"https://tekosinaanarsist.noblogs.org/\">Tekoşîna Anarşîst</a>  e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla difficile situazione del Rojava tramite i social media, comunicati stampa, distribuzione di fanzine e libri e proiezione di film.</p>\n\n<p>Come strategia organizzativa a lungo termine, possiamo collegare la lotta curda con altri fronti impegnati in lotte parallele. Negli Stati Uniti, la violenza razzista perpetrata dall’ICE per promuovere la cleptocrazia di Trump rispecchia la strategia di al-Julani, che ha assegnato incarichi governativi e militari ai jihadisti che stanno commettendo massacri per integrare con la forza le comunità minoritarie in una “Siria unificata”. Oltre a diffondere informazioni e narrazioni, dobbiamo anche collegare i bisogni concreti delle persone con idee politiche su come soddisfarli insieme, costruendo reti e gruppi di sostegno reciproco in grado di connettere persone di diversa estrazione. Infine, anche se la politica elettorale non funzionerà mai come veicolo di cambiamento fondamentale, in alcuni luoghi potrebbe essere possibile fare pressione sui politici affinché non siano complici nel consentire la pulizia etnica in Rojava o altrove.</p>\n\n<p>Scriviamo come internazionalisti anarchici provenienti dai tre imperi più potenti del nostro tempo: Stati Uniti, Russia e Cina. Su un pianeta che si sta catapultando verso una catastrofe ecologica e una terza guerra mondiale, cerchiamo di trascendere le faglie geopolitiche e le dicotomie politiche repressive per stare fianco a fianco nella lotta contro i nostri oppressori. Se vogliamo realizzare un nuovo sistema globale basato sull’autonomia, sulla giustizia e sulla pluralità sociale, l’attuale sistema di stati nazionali, sfruttamento economico e patriarcato deve essere smantellato. Ci vengono raccontate guerre tra imperi, ma ovunque guardiamo vediamo solo guerre di ogni forma e aspetto contro il popolo. La rovina degli imperi deve quindi venire dall’interno, dal popolo, attraverso la nostra iniziativa auto-organizzata.</p>\n\n<p>Con saluti rivoluzionari e rispetto.</p>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/09/1.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>Le persone in Rojava celebrano il Newroz.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<hr />\n\n<h1 id=\"ulteriori-letture\"><a href=\"#ulteriori-letture\"></a>Ulteriori letture</h1>\n\n<ul>\n  <li><a href=\"https://crimethinc.com/2020/10/11/one-year-since-the-turkish-invasion-of-rojava-an-interview-with-tekosina-anarsist-on-anarchist-participation-in-the-revolutionary-experiment-in-northeast-syria\">Un’intervista con Tekoşîna Anarşîst</a> on Anarchist Participation in the Revolutionary Experiment in Northeast Syria</li>\n  <li><a href=\"https://it.crimethinc.com/2019/11/12/le-radici-del-fascismo-turco-e-la-minaccia-che-rappresenta\">Le radici del fascismo turco</a></li>\n  <li><a href=\"https://crimethinc.com/2018/12/28/the-threat-to-rojava-an-anarchist-in-syria-speaks-on-the-real-meaning-of-trumps-withdrawal\">La minaccia al Rojava</a></li>\n  <li>\n    <p><a href=\"https://crimethinc.com/2019/10/12/why-the-turkish-invasion-matters-addressing-the-hard-questions-about-imperialism-and-solidarity\">Perchè è importante la invasione turca</a></p>\n  </li>\n  <li>\n    <p><a href=\"https://tekosinaanarsist.noblogs.org/\">Têkoşîna Anarşîst</a>—The website of a revolutionary anarchist organization working in northeastern Syria</p>\n\n    <figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/09/2.jpg\" />\n    </figure>\n  </li>\n</ul>\n\n"
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      "title": "Alcune banalità di base sul corteo del 31 gennaio a Torino : Riflessioni sul conflitto a partire da una notte di scontri in Italia",
      "summary": "Il 31 gennaio, in risposta allo sgombero dello storico centro sociale Askatasuna, decine di migliaia di persone si riuniscono a Torino e si scontrano con la polizia.",
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      "date_published": "2026-02-07T23:59:18Z",
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      "content_html": "<p>Il 18 dicembre, 2025, la polizia sgombera lo storico centro sociale Askatasuna a Torino, occupato dal 1996. Dopo una prima manifestazione convocata nei giorni dopo lo sgombero una <a href=\"https://www.infoaut.org/bisogni/verso-il-31-gennaio-torino-e-partigiana-le-convocazioni-delle-piazze-tematiche\">chiamata</a> circola per una seconda manifestazione più grande per il 31 gennaio.</p>\n\n<p>I giornali <a href=\"https://www.rainews.it/tgr/piemonte/maratona/2026/01/corteo-per-askatasuna-la-diretta-ad64103d-e326-4623-a7e5-f4ecb7804b7f.html\">riportano</a> che <a href=\"https://www.infoaut.org/bisogni/quando-il-popolo-indica-la-luna-lo-stolto-guarda-il-dito\">50,000 persone</a> sono scese in piazza. In Corso Regina Margherita, la strada dove si trovava il centro sociale, gli scontri con la polizia continuano per svariate ore. Una camionetta va a fuoco; video circolano sui social media di un poliziotto che, lasciato solo, viene picchiato dai partecipanti alla manifestazione. In generale il corteo è caratterizzato da un’intensità del conflitto fuori dal comune nell’Italia di oggi.</p>\n\n<p>Qualcosa sta cambiando nel panorama italiano. Il <a href=\"https://www.nigredo.org/2025/10/30/non-vogliamo-la-pace-note-sulle-mobilitazioni-per-la-palestina/\">movimento pro-palestina</a> esploso in solidarietà alla <a href=\"https://crimethinc.com/2025/10/05/sailing-for-gaza-a-message-from-a-wayward-american-yachtpunk-in-the-thousand-madleens-to-gaza-flotilla\">flottiglia</a>\nche è salpata per Gaza nell’autunno 2025 ha portato milioni di persone in strada, inclusa una nuova generazione che non aveva partecipato precedentemente in azioni dirette. Gli eventi a Torino nell’ultimo mese mostrano che questa fase non è finita. Mentre l’autoritarismo guadagna potere attraverso il globo, vediamo anche i segni di una rabbia ingovernabile tra le persone.</p>\n\n<p>Qui presentiamo una riflessione sul corteo del 31 gennaio apparsa <a href=\"https://archive.org/details/alcune-banalita/page/7/mode/2up\">in Italiano</a>.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/1.jpg\" />\n</figure>\n\n<hr />\n\n<h1 id=\"la-migliore-eredita-che-la-tradizione-dei-centri-sociali-poteva-lasciare-ai-piu-giovani-e-una-rabbiosa-celebrazione-del-suo-funerale\"><a href=\"#la-migliore-eredita-che-la-tradizione-dei-centri-sociali-poteva-lasciare-ai-piu-giovani-e-una-rabbiosa-celebrazione-del-suo-funerale\"></a>1. La migliore eredità che la tradizione dei centri sociali poteva lasciare ai più giovani, è una rabbiosa celebrazione del suo funerale.</h1>\n\n<p>Il 31 gennaio è stato diverse cose allo stesso tempo. Un corteo massivo e trasversale, la ricomposizione tardiva dei vari pezzi di una sinistra antagonista in crisi, schiacciata dalla morsa tra l’avanzare della destra reazionaria e l’imbecillità politica assoluta del fronte progressista, un colpo di coda della lunga esperienza dei centri sociali che è ormai in procinto di chiudersi. Colpo di coda di una traiettoria che nel centro sociale torinese ha conosciuto certamente una delle sue espressioni più conflittuali, ma che appare presa da tempo in una parabola di declino inarrestabile. Non stiamo scrivendo queste righe per scagliarci contro i cascami di quell’entità che viene definita Movimento, per rilevarne limiti o errori. Piuttosto, ci preme dire con nettezza quello che abbiamo visto nella giornata del 31 oltre allo svolgimento prevedibile di un corteo nazionale dei centri sociali, della sinistra diffusa, di quell’area sociale che si è raccolta intorno alla battaglia per la difesa della Sumud Flottilla.</p>\n\n<p>In piazza a Torino c’erano migliaia di giovani che non appartengono a collettivi, strutture o realtà militanti. C’erano ragazze e ragazzi appena ventenni, in molti casi ancora più giovani, che alla fine di Corso San Maurizio, all’avvicinarsi della svolta verso gli sbarramenti di polizia, si sono travisati, hanno formato con decisione un blocco nero, si sono preparati a combattere. Hanno attaccato la polizia, hanno resistito alle cariche, le hanno respinte avanzando e retrocedendo, metro per metro, per ben due ore. Non sono cose che si vedono tutti i giorni. Queste compagne e questi compagni gravitano nel mondo della politica radicale, si sono forse affacciati in strada per la prima volta con le proteste per la Palestina, e hanno sentito un richiamo irresistibile a venire a Torino.</p>\n\n<p>Perché? In molti casi si tratta di persone che per ragioni anagrafiche non hanno neppure vissuto in prima persona la storia dell’Askatasuna o di qualche altro centro sociale, ma hanno comunque risposto a un appello che non è quello dell’opposizione al governo, di un preciso discorso politico sull’economia di guerra o i tagli ai servizi pubblici, ma la promessa di un’esplosione di rabbia, di una rivolta, di un evento che ribalti i rapporti di forza almeno per la durata di un giorno.</p>\n\n<p>Dall’esperienza dello scontro si esce trasformati e aperti a nuove possibilità: quello che la politica di movimento può fare è lasciare il campo libero perché tali possibilità prendano corpo e spazio.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/2.jpg\" />\n</figure>\n\n<h1 id=\"il-vittimismo-non-serve-a-nulla-bisogna-esprimere-una-narrazione-dei-fatti-che-ne-restituisca-la-potenza\"><a href=\"#il-vittimismo-non-serve-a-nulla-bisogna-esprimere-una-narrazione-dei-fatti-che-ne-restituisca-la-potenza\"></a>2.  Il vittimismo non serve a nulla, bisogna esprimere una narrazione dei fatti che ne restituisca la potenza.</h1>\n\n<p>Basta vergognarsi di esistere. I fascisti esprimono le proprie idee con una virulenza senza freni, sono all’offensiva scatenata in tutti i campi e a tutte le latitudini. Dall’altra parte la sinistra è l’espressione più pura di un moralismo impotente che costituisce l’altra faccia dei rigurgiti fascisti, quella che per decenni ha ceduto loro terreno, per vigliaccheria e stupidità, preparandone la vittoria. Alla sinistra però non basta essere sconfitta, vuole trascinarsi tutti gli altri nel suo amore morboso per la sconfitta e l’impotenza. Per questa ragione al primo accenno di rabbia e di insorgenza si abbandona a condanne isteriche e incoerenti: o rimuove la realtà della sollevazione, o lancia anatemi furiosi. Di fronte a questo bombardamento di menzogne, bisogna conservare un po’ di lucidità.</p>\n\n<p>Chi è sceso in piazza non è <a href=\"https://ilmanifesto.it/picchiati-e-scherniti-torino-i-racconti-di-chi-era-in-piazza\">una vittima della violenza della polizia</a>, che è una realtà costante e spietata, ma ha deciso con coraggio di affrontare questa violenza, di prepararsi per farlo, di restituirla al mittente per quanto possibile. Cerchiamo di rendere dignità a questa condotta, quella della ribellione aperta, che è l’atto politico per eccellenza, da cui nasce tutto. Le ragioni per la sommossa sono innumerevoli: si accumulano sul lavoro, per strada, in famiglia, all’università, durante un controllo di documenti. Sono nelle condizioni insopportabili che viviamo tutti giorni, in un futuro catastrofico che viene propinato con cinismo alle nuove generazioni. In Corso Regina sono iniziati gli scontri senza che le prime linee del corteo, difese da scudi e caschi, fossero neppure ancora arrivate. In molti, per strizzare l’occhio a sinistra, faranno leva sul vittimismo, sottolineeranno la violenza della polizia in piazza, si spingeranno fino a distorcere i fatti raccontando di un corteo inerme che all’improvviso e senza motivo è stato caricato a freddo dalle forze dell’ordine.</p>\n\n<p>A chi c’era tutto questo non può che suonare ridicolo. Quello che abbiamo provato vedendo i celerini di spalle, vedendo i loro mezzi in fiamme, non può essere rappresentato nella celebrazione della sconfitta, e forse non può essere rappresentato affatto. Dalla volontà di reagire e dall’intensità della sommossa, può nascere una potenza politica all’altezza del presente.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/3.jpg\" />\n</figure>\n\n<h1 id=\"la-frattura-tra-chi-difende-questa-societa-e-chi-si-rivolta-e-una-guerra-di-mondi-non-ce-nessun-linguaggio-o-logica-comune\"><a href=\"#la-frattura-tra-chi-difende-questa-societa-e-chi-si-rivolta-e-una-guerra-di-mondi-non-ce-nessun-linguaggio-o-logica-comune\"></a>3. La frattura tra chi difende questa società e chi si rivolta, è una guerra di mondi. Non c’è nessun linguaggio o logica comune.</h1>\n\n<blockquote>\n  <p>Ora parlano di lui e scrivono di lui, lo psicologo, il sociologo, il cretino. E parlano di lui e scrivono di lui, ma lui rimane sempre clandestino.</p>\n\n  <p>—G. Manfredi, “<a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=QxPW2JpWSZs\">Dagli appennini alle bande</a>”</p>\n</blockquote>\n\n<blockquote>\n  <p>Il silenzio è minaccioso, è estraneità che si accumula, non dà segni comprensibili, alla fine esplode […] Vogliono farci parlare. Ma noi non abbiamo nulla da dire nei loro luoghi delegati. La loro politica, la loro cultura, sono autodelazioni. Noi facciamo silenzio. Silenzio minaccioso dell’estraneità, dell’assenteismo, del rifiuto, dell’appropriazione spontanea, latenza di una nuova esplosione che si prepara.</p>\n\n  <p>—Collettivo A/Traverso, Alice è il diavolo</p>\n</blockquote>\n\n<p>Non è possibile ricomporre la cesura tra chi era in piazza in modo offensivo e chi, appartenendo ai mondi dell’opinione pubblica, culturale e della classe politica ha dato semplicemente prova di impotenza, servilismo e demenza (senile). L’alterità dell’esperienza dei primi, nei confronti delle viltà dei secondi è troppo profonda perché possa esserci un qualche tipo di comprensione, inutile tentare di dibattere, le giustificazioni girerebbero soltanto a vuoto. Non c’è uno stesso linguaggio ma non c’è neppure una stessa realtà. Ciò che fa infuriare tremendamente il mondo progressista di un establishment che non ha più alcun residuo di credito morale, intellettuale, ma neppure un banale senso della decenza, è l’indisponibilità di questa generazione al dialogo, a intendersi, a sprecare parole inutili. Si tratta di un silenzio minaccioso che contraddistingue i movimenti sovversivi, ciclicamente, da molto tempo, ma che ritorna oggi con prepotenza. Un’opacità e un silenzio minaccioso che fanno saltare la macchina neutralizzante del riformismo consegnandola alla sua natura fascista, costringendola ad abbracciare apertamente i toni isterici della peggiore retorica poliziesca: manganelli, ordine, condanne unanimi e santa inquisizione.</p>\n\n<p>Eppure, come si fa a parlare con chi permette un genocidio in mondovisione, con chi nega l’evidenza del collasso etico ed esistenziale, prima che biofisico, di questa civilizzazione, con chi copre di smalto colorato un disastro che si approfondisce ogni giorno di più? Come si fa a parlare con chi falsifica il significato delle parole fino a cancellarlo del tutto? La verità è che questa società non ha nulla da offrire e che, prima di tutto, non ha da offrire alcun senso che renda la vita degna, non ha risorse soggettive che non siano quelle della rapacità, del privilegio, del nichilismo più immorale e più vigliacco. Allora lo spaccato di affetti, emozioni, solidarietà e forza collettiva che si sprigiona in una giornata come quella del 31, è bene che non la capiate. Continuate pure a ricamarci sopra racconti inverosimili e classificazioni talmente stupide a cui solo voi riuscite a credere. Cercheremo di essere sempre da un’altra parte rispetto a dove ci cercate.</p>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/18.jpg\" />\n</figure>\n\n<h2 id=\"bis-lidentikit-di-chi-si-ribella-la-catalogazione-dei-soggetti-in-campo-e-un-lavoro-di-polizia-che-va-rifiutato-da-chiunque-provenga-allontanarsi-da-questa-logica-e-unelementare-misura-di-igiene-e-di-strategia\"><a href=\"#bis-lidentikit-di-chi-si-ribella-la-catalogazione-dei-soggetti-in-campo-e-un-lavoro-di-polizia-che-va-rifiutato-da-chiunque-provenga-allontanarsi-da-questa-logica-e-unelementare-misura-di-igiene-e-di-strategia\"></a>3bis. L’identikit di chi si ribella, la catalogazione dei soggetti in campo, è un lavoro di polizia che va rifiutato, da chiunque provenga. Allontanarsi da questa logica è un’elementare misura di igiene, e di strategia.</h2>\n\n<blockquote>\n  <p>“Lo sforzo di identificarci secondo le logiche collaudate di due secoli di controrivoluzione si ritorce risibilmente e ignobilmente su chiunque vorrebbe imprigionarci in una formula, per consegnarci più agevolmente alle mura del carcere.”</p>\n\n  <p>—Puzz, “<a href=\"https://machorka.espivblogs.net/2015/09/03/provocazione-1974-puzz-3/\">Provocazione</a>” (1974)</p>\n</blockquote>\n\n<p>Se i maldestri tentativi di stampa, politica, autoproclamati intellettuali da cortile, tendono tutti a dare un profilo, fissare un soggetto responsabile degli scontri, approfittiamo della loro scemenza e custodiamo l’opacità che questa ci garantisce. Giornalisti e opinionisti vari fonderanno i pochi neuroni che hanno in testa nel tentativo di “capire questi ragazzi”, di “isolare i violenti dal resto del corteo” o di lanciarsi in stantie e maldigerite letture sulla psicologia della folla. Saremo anche stretti tra chi proverà ad attaccarci addosso etichette altrettanto fastidiose e, sopratutto, figlie dello stesso modo di intendere il mondo: “in piazza c’era il grande fronte contro il governo meloni”, “ecco finalmente manifestarsi il nuovo e vero soggetto politico (dopo i maranza, la Gen Z, gli ecologisti, la convergenza delle lotte, gli operai della conoscenza, gli operai della logistica, i giovani, il precariato…)” tuoneranno dall’alto dei loro palazzi occupati che puzzano di vecchio.</p>\n\n<p>Non fa differenza che questo alacre e ridicolo lavoro di identikit sia teso a reprimere, rinchiudere e demonizzare, oppure comprendere le ragioni, spiegare, recuperare e – perché no? – curare. Respingiamolo. Chi insorge è parte di un popolo che manca, di una potenza anonima e non classificabile che si definirà solo per la strategia politica e la consistenza etica che saremo capaci di organizzare. Quando e come sono solo affari nostri.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/4.jpg\" />\n</figure>\n\n<h1 id=\"il-ritorno-delle-sommosse-e-sempre-il-ritorno-dellorganizzazione-autonoma-per-bande\"><a href=\"#il-ritorno-delle-sommosse-e-sempre-il-ritorno-dellorganizzazione-autonoma-per-bande\"></a>4. Il ritorno delle sommosse è sempre il ritorno dell’organizzazione autonoma per bande.</h1>\n\n<p>Qualche amico si parla, gruppuscoli si creano e si rendono anonimi. La polizia viene attaccata ben prima che la testa con gli scudi giunga in prossimità delle prime camionette. Per due ore si continua ad attaccare a gruppi, ci si sposta, si prova ad aggirare gli ostacoli, a prendere alla sprovvista. Dinamica inusuale in questo paese ma che si è già presentata in altre occasioni. Anzi, si potrebbe quasi azzardare che quando qualcosa succede, accade proprio in queste forme. Bande appaiono e scompaiono, le abbiamo viste nell’autonomia post 68, a <a href=\"https://archive.org/details/i-wanna-be-loved\">Genova</a> all’inizio di questo millennio [alle <a href=\"https://crimethinc.com/2021/07/20/genoa-2001-memories-from-the-front-lines-taking-on-the-g8-at-the-climax-of-a-movement\">riottose manifestazioni contro il summit del G8 nel 2001</a>], e poi ancora il <a href=\"https://youtu.be/97Cd1dFkKfY\">15 Ottobre</a>, 2011 a Roma e nelle <a href=\"https://crimethinc.com/2020/11/12/second-wave-another-lockdown-another-rebellion-what-the-riots-around-southern-europe-tell-us-about-the-pandemic-and-the-state#italy-a-view-from-the-south\">piazze</a> contro il <a href=\"https://youtu.be/2sZObo-ctPs\">lockdown</a>. Più il tempo passa più le bande rimangono orfane di una tradizione politica pesante come un macigno, figlia di quel Movimento Operaio sconfitto già 50 anni fa, che rende il terreno dopo le cariche simile alle sabbie mobili. Per qualcuno questo è un lutto, una sventura caduta dal cielo durante la marcia gloriosa e secolare verso il socialismo, per noi è aria pura.</p>\n\n<p>Mentre il viale centrale di Corso Regina era molto affollato, le vie laterali sgombre offrivano interessanti prospettive di attacco. Sicuramente dal punto di vista tattico molto è migliorabile. Ma non importa, il tempo è dalla nostra parte. Impareremo dai nostri errori.</p>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/19.jpg\" />\n</figure>\n\n<h2 id=\"bis-non-ci-sono-agitatori-esterni-ma-la-consapevolezza-di-una-posta-in-gioco-internazionale\"><a href=\"#bis-non-ci-sono-agitatori-esterni-ma-la-consapevolezza-di-una-posta-in-gioco-internazionale\"></a>4bis. Non ci sono agitatori esterni ma la consapevolezza di una posta in gioco internazionale.</h2>\n\n<p>“C’erano i francesi, spagnoli e greci”. “I violenti vengono da mezza Europa”. Per tanti tra politici e giornalisti uno dei punti centrali della vicenda è proprio questo: le presenze non italiane ai cortei. Un misto confuso di dietrologia (gli infiltrati) di deliri su modelli organizzativi para-militari, usato per spiegare un dato tutto sommato semplice. L’accumulo di esperienze dei cicli di sollevazioni passate, in giro per il mondo, contribuisce spontaneamente a tessere una rete di contatti e amicizie che supera i confini nazionali. È qualcosa di così strano? Una delle recriminazioni che va per la maggiore contro i protagonisti delle rivolte, è quella di cercare uno sfogo effimero e istintivo alle proprie frustrazioni esistenziali, senza preoccuparsi di costruire una prospettiva politica.</p>\n\n<p>Ma l’opportunità che momenti simili si trasformino in forza politica solida e durevole, dipende proprio dalla sedimentazione strategica di esperienze, relazioni e tecniche. Il fatto che l’internazionalismo sia diventato anche per la sinistra una parolaccia o un’accusa criminalizzante, è solo un’altra spia del suo stato di sclerosi avanzata. Sarebbe ridicolo denunciare la catastrofe in corso se non si ha l’ambizione di organizzarsi come forza mondiale.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/9.jpg\" />\n</figure>\n\n<h1 id=\"la-rivolta-fa-saltare-il-tavolo-perche-inceppa-la-macchina-infernale-di-sinistra-e-destra-il-dispositivo-controrivoluzionario-che-sta-portando-al-potere-i-fascisti-in-tutto-loccidente\"><a href=\"#la-rivolta-fa-saltare-il-tavolo-perche-inceppa-la-macchina-infernale-di-sinistra-e-destra-il-dispositivo-controrivoluzionario-che-sta-portando-al-potere-i-fascisti-in-tutto-loccidente\"></a>5. La rivolta fa saltare il tavolo perché inceppa la macchina infernale di sinistra e destra, il dispositivo controrivoluzionario che sta portando al potere i fascisti in tutto l’Occidente.</h1>\n\n<p>Viviamo in un’epoca storica di controrivoluzione scatenata. Chiusa una lunga sequenza di sommovimenti e insurrezioni che hanno scosso il mondo a più riprese, almeno fino al 2019, lo spettacolo che ci si presenta è piuttosto desolante. Una sudditanza assoluta della sinistra all’agenda del capitalismo cibernetico e ultra-liberale, condita dal disprezzo ostentato verso chiunque non si pieghi alle ragioni del progresso, del mercato o della ragione democratica, ha preparato inesorabilmente la vittoria a mani basse della peggiore destra fascista. Il disprezzo per l’arretratezza e l’irrazionalità di chi si rivolta, che si tratti di automobilisti con il <a href=\"https://crimethinc.com/2018/12/14/the-yellow-vest-movement-showdown-with-the-state-reports-from-the-clashes-in-paris-around-france-and-across-europe\">gilet giallo</a> di agricoltori o di renitenti alla sorveglianza sanitaria, è stato un ingrediente decisivo nel preparare questa vittoria. Al punto che la destra - oggi al governo - è riuscita a vestirsi, nel corso dei decenni, delle bandiere dell’alternativa, della protesta, appropriandosi perfino della parola “rivoluzione”.</p>\n\n<p>A forza di voler incarnare il fronte del Bene e dell’Ordine, la sinistra è l’unica responsabile delle derive fasciste in corso e del loro costante rafforzamento. Non solo: il richiamo a compattarsi in un campo antifascista ben allineato e ragionevole, in nome dell’argine alla peste bruna e al pericolo autoritario, alimenta ancor più un circolo vizioso in cui sinistra e destra si sostengono mutuamente nella propria funzione controrivoluzionaria.</p>\n\n<p>Non è nulla di storicamente inedito: la destra avanza spavalda, la sinistra esprime la sua natura di difesa conformista nell’ordine e di normalizzazione istituzionale.\nIl risultato è che qualsiasi discorso politico che voglia intervenire nella sfera pubblica, presa dentro questa macchina controrivoluzionario viene immediatamente schiacciato, reso incomprensibile. Oppure viene riassorbito in uno dei due poli. In tal senso le forme di ribellione di strada, attaccate da tutti i fronti e da tutte le parti, sono un gesto che serve a mostrare in superficie l’ovvia solidarietà tra tutte le componenti della macchina di governo e di propaganda, tra tutte le versioni della sfera pubblica. Portando alla luce del sole la falsa alternativa tra fascisti e progressisti, che le piazze per la Palestina avevano evidenziato solo in parte, le rivolte mostrano la possibilità di un’opposizione politica effettiva, di pratiche e comportamenti che, sebbene ancora embrionali, liberano lo spazio per qualcosa di meglio. Qualcosa di più serio e di più entusiasmante, che ci ostiniamo a chiamare possibilità rivoluzionaria.</p>\n\n<hr />\n\n<!-- DO NOT DELETE, used for images at half size -->\n<style> #article .e-content table tr td {  width: 50% !important; } </style>\n<p><!-- DO NOT DELETE --></p>\n<table>\n  <tbody>\n    <tr>\n      <td>        <figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/7.jpg\" />\n        </figure>\n</td>\n      <td>        <figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/6.jpg\" />\n        </figure>\n</td>\n    </tr>\n  </tbody>\n</table>\n\n<h2 id=\"bis-solo-la-rivolta-di-piazza-ha-una-qualche-forza-di-risposta-ai-fascisti\"><a href=\"#bis-solo-la-rivolta-di-piazza-ha-una-qualche-forza-di-risposta-ai-fascisti\"></a>5bis. Solo la rivolta di piazza ha una qualche forza di risposta ai fascisti.</h2>\n\n<p>Abbiamo detto che la sinistra ha costruito il consenso dei fascisti per decenni. Ora ci troviamo di fronte alla situazione paradossale in cui questi personaggi indicano nell’attacco alla polizia e nel disordine di piazza un favore oggettivo alla repressione, che loro stessi sostengono a gran voce. Inutile sprecare fiato per replicare a questi miserabili. Sottolineiamo solamente alcune costanti storiche che sono sotto gli occhi di chiunque non sia del tutto accecato. Nel 2020, in seguito all’omicidio di George Floyd, abbiamo visto un’esplosione di rabbia violenta scuotere la città di Minneapolis e gli USA di Trump. Ciò ha portato all’incendio di commissariati, mezzi della polizia, all’attacco e al saccheggio diffusi. Il mondo democratico e progressista, in America e a tutte le latitudini, si è affannato a far passare per un “movimento pacifico” quello che, secondo qualsiasi testimonianza credibile, è stato a tutti gli effetti un moto insurrezionale. Neutralizzazione, rimozione e repressione si bilanciano nell’impresa di cancellare la possibilità sovversiva che balena in questi momenti.</p>\n\n<p>L’esito politico della cancellazione e del recupero della sommossa è oggi sotto gli occhi di tutti. <a href=\"https://www.infoaut.org/approfondimenti/minneapolis-le-bugie-che-ti-racconteranno\">Mascherarla da opposizione pacifica</a> non ha impedito al trumpismo di ritornare con ancora più forza: addomesticare la rottura non è solo controproducente, ma pericoloso. Tuttavia i fatti del 2020 non sono stati inutili, perché è piuttosto chiaro che la memoria della rivolta non è estranea alle forme di resistenza che appaiono oggi contro l’occupazione militare di molte città e i rastrellamenti fascisti dell’ICE. Proprio a Minneapolis lo scenario di guerra civile, sempre più aperto, ha portato già ad alcune <a href=\"https://crimethinc.com/2026/01/08/minneapolis-risponde-allomicidio-commesso-dallice\">uccisioni a sangue freddo</a>. Persone che hanno ostacolato in prima linea gli arresti, cercando di intralciare le operazioni di polizia e violando la legge, hanno dato l’esempio di una <a href=\"https://crimethinc.com/2026/01/25/minneapolis-reagisce-allomicidio-di-alex-pretti-il-racconto-di-un-testimone-oculare\">resistenza coraggiosa ed efficace</a>. In un contesto di irrigidimento della violenza repressiva e della reazione, è tanto più palese che il coro democratico non serve a nulla.</p>\n\n<p>Lasciamo al lettore soltanto due domande: chi scende in strada a rischio della propria vita nella strade di Minneapolis, assomiglia di più alle ragazze e ai ragazzi che hanno avuto il coraggio di affrontare la polizia a Torino, o ai commentatori perbenisti che li condannano da casa? Se la rete di organizzazione e solidarietà che si struttura intorno alle rivolte, invece di cedere al ricatto di un ritorno alla normalità, perfezionasse i propri mezzi e si organizzasse per durare, siamo sicuri che un processo di trasformazione più radicale e profondo sarebbe un’opzione così assurda? Noi, dal nostro, sappiamo che quando il fascismo ha avuto battute di arresto è stato proprio quando le rivolte sono esplose, quando invece è intervenuta la sinistra il fascismo ha trionfato. <em>Weimar docet.</em> [In riferimento alla <a href=\"https://crimethinc.com/2026/01/21/being-peaceful-and-law-abiding-will-not-stop-authoritarianism-a-message-from-germany\">repubblica</a> prevalsa prima che i Nazisti salissero al potere in Germania.] Sempre nella storia e ancora oggi, il contrario di destra non è sinistra, ma rivoluzione.</p>\n\n<hr />\n\n<!-- DO NOT DELETE, used for images at half size -->\n<style> #article .e-content table tr td {  width: 50% !important; } </style>\n<p><!-- DO NOT DELETE --></p>\n<table>\n  <tbody>\n    <tr>\n      <td>        <figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/5.jpg\" />\n        </figure>\n</td>\n      <td>        <figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/8.jpg\" />\n        </figure>\n</td>\n    </tr>\n  </tbody>\n</table>\n\n<h2 id=\"ter-la-teoria-del-complotto-degli-infiltrati-e-unoperazione-di-polizia-allaltezza-dei-tempi-quindi-del-tutto-inverosimile-e-di-pessima-fattura\"><a href=\"#ter-la-teoria-del-complotto-degli-infiltrati-e-unoperazione-di-polizia-allaltezza-dei-tempi-quindi-del-tutto-inverosimile-e-di-pessima-fattura\"></a>5ter. La teoria del complotto degli infiltrati è un’operazione di polizia all’altezza dei tempi, quindi del tutto inverosimile e di pessima fattura.</h2>\n\n<p>Ovviamente gli infiltrati esistono, i gruppi rivoluzionari ne hanno scoperti e allontanati in un’infinità di occasioni e si potrebbero citare moltissimi episodi. In nessun caso, è davvero avvilente ribadirlo, gli “infiltrati” possono determinare l’esito di un corteo, raggrupparsi in alcune centinaia con una chiara ed evidente disposizione allo scontro, prendere con naturalezza le prime linee e costringere tramite strumenti di controllo psichico molto sofisticati il resto del corteo a seguirli, supportarli, non abbandonare la piazza. Questo era ovvio nel 2001 a Genova, lo era nel 2011 a Roma, lo è ne 2026 a Torino. Peraltro il 31 gennaio è stata una di quelle occasioni in cui lo scollamento tra chi ha praticato in prima persona lo scontro e il resto dei manifestanti era minima, quasi nessuno è scappato, quasi tutti hanno capito le ragioni di quanto avveniva. Chi pensa che dinamiche del genere siano imputabili all’infiltrazione ha il cervello devastato dalla perenne esposizione all’istupidimento mediatico e alle tecnologie digitali, e fin qui si potrebbe affrontare la cosa con una compassionevole tolleranza. Invecchiare bene non è dato a tutti.</p>\n\n<p>Il problema è che la <a href=\"https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/01/infiltrati-corteo-torino-askatasuna-video-news/8276236/\">denuncia degli infiltrati </a>, quando attecchisce, crea fantasmi collettivi che hanno favorito in molti casi il lavoro poliziesco, portando ad atteggiamenti di sospetto e delazione. Sarebbe bene che per senso del ridicolo e per prudenza, se non per lucidità, la si smettesse con queste scempiaggini.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/10.jpg\" />\n</figure>\n\n<h1 id=\"precisazione-terminologica-sul-significato-del-coraggio-e-della-vigliaccheria\"><a href=\"#precisazione-terminologica-sul-significato-del-coraggio-e-della-vigliaccheria\"></a>6. Precisazione terminologica sul significato del coraggio e della vigliaccheria.</h1>\n\n<p>Una tra le espressioni più odiose dello stravolgimento linguistico spudorato ed orwelliano che caratterizza il discorso pubblico, è quella che evoca per bocca di molti politici e giornalisti la questione del coraggio. Siamo abituati a un uso del vocabolario in cui ogni parola è usata per significare il suo opposto: la pace è il regno dell’economia di guerra, l’economia verde intossica il pianeta e la civiltà consiste nella sottomissione, nell’indifferenza alle sofferenze altrui, nel camminare dritti mentre ogni tipo di ingiustizia e violenza viene perpetrata ad un passo da noi. Se non fossimo così regolarmente educati a un simile uso del linguaggio, ci sarebbe da rimanere attoniti a sentire pennivendoli da quattro soldi e ministri che dall’alto dei loro scranni definiscono vigliacchi i ragazzi che erano in piazza sabato. Fa ribollire il sangue. Proviamo a rendere l’immagine: qualcuno che affronta per ore, tra lacrimogeni sparati ad altezza uomo e cariche continue, a rischio della sua incolumità e di finire in prigione, le forze di polizia armate e iper-equipaggiate di uno Stato, si può chiamare codardo. I mercenari che agiscono nell’impunità assoluta per difendere l’ordine sono invece un esempio di coraggio, ugualmente lo sono gli imbrattacarte e i politicanti che dispensano sentenze morali senza aver mai affrontato un rischio in vita loro. Basterebbe soffermarsi su questo paragone e riflettere sui termini, per dare la misura di quanto non capiate un cazzo.</p>\n\n<hr />\n\n<!-- DO NOT DELETE, used for images at half size -->\n<style> #article .e-content table tr td {  width: 50% !important; } </style>\n<p><!-- DO NOT DELETE --></p>\n<table>\n  <tbody>\n    <tr>\n      <td>        <figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/15.jpg\" />\n        </figure>\n</td>\n      <td>        <figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/16.jpg\" />\n        </figure>\n</td>\n    </tr>\n  </tbody>\n</table>\n\n<h2 id=\"bis-chiamare-lepisodio-dello-sbirro-a-terra-un-esempio-di-violenza-selvaggia-vuol-dire-non-sapere-cosa-sia-la-violenza\"><a href=\"#bis-chiamare-lepisodio-dello-sbirro-a-terra-un-esempio-di-violenza-selvaggia-vuol-dire-non-sapere-cosa-sia-la-violenza\"></a>6bis. Chiamare l’episodio dello sbirro a terra un esempio di “violenza selvaggia” vuol dire non sapere cosa sia la violenza.</h2>\n\n<p>Un celerino finisce a terra mentre cerca di strafare durante una carica. Il resto del plotone lo lascia indietro senza pensarci due volte. Alcuni manifestanti lo prendono a calci per pochi secondi e nella concitazione riceve anche un colpo di martello sulla schiena, del tutto calibrato. Un gesto di autodifesa elementare, misurato, giusto e salutare. Due giorni dopo è già dimesso, quasi incolume, come non sarebbe di certo accaduto se fosse stato preso “a martellate”. Tuttavia questa è la versione dei giornali e della narrazione ufficiale: un’aggressione furiosa, ferina, di una violenza spietata che fa inorridire.\nLa mistificazione è talmente plateale che parla da sé, ma val la pena dire poche cose. La prima è che a forza di subire, la voglia di vendicarsi e di rendere i colpi è il sintomo di un istinto vitale più che comprensibile. Chi ha colpito l’agente a terra, intralciandolo mentre si lanciava con trasporto nel pestaggio dei manifestanti, ha difeso sé stesso e gli altri. E va ringraziato. Alla pari di tutti coloro che hanno distribuito maalox, aiutato chi avevano accanto, protetto in ogni modo il resto del corteo. Il cittadino qualunque che si indigna per le poche bastonate ricevute dallo sbirro è vittima di un’identificazione masochistica con il proprio carnefice, il suo problema è psicopatologico prima che politico.</p>\n\n<p>In un momento storico in cui si usa la parola “rivoluzione” per riferirsi alle cose più bislacche, al punto che persino il capo del governo ha apostrofato i manifestanti di sabato come “pseudo-rivoluzionari”, ci spiegherete in quale rivoluzione i tutori dell’ordine non hanno ricevuto, come minimo, una buona dose di bastonate.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/17.jpg\" />\n</figure>\n\n<hr />\n\n<p><strong>Cosa si può fare dopo una giornata come quella del 31? Una volta che l’evento si è chiuso, ci sono almeno due atteggiamenti possibili verso il suo lascito.</strong></p>\n\n<p>Si potrebbe dire “abbiamo scherzato”, cercare di rendere più digeribile l’intensità e la violenza di qualcosa che ci scavalca, che è pericoloso e potrebbe comportare delle conseguenze impreviste. Conseguenze non soltanto in termini penali o repressivi, ma anche di scompaginamento o crisi di forme organizzative note, di impossibilità a riprodurre i modi di azione politica che abbiamo seguito fino al giorno prima. Le alleanze politiche all’insegna dell’unanimismo si incrinano, la propaganda nemica fende il consenso grazie alla demonizzazione delle pratiche più offensive, ci si trova in una condizione scomoda. La prima opzione comporta il tentativo di ricomporre questo consenso nella ricostruzione di un’unica grande famiglia, di riportare l’esperienza dello scontro – in quanto ha di più disturbante – a una narrazione edulcorata e rassicurante che vada bene per tutti i palati. La tattica della ricomposizione ex post, cercando di ricucire gli strappi, tenta di ridimensionare l’attacco alla polizia, di enfatizzare le violenze verso i manifestanti, di rioccupare il ruolo dei “buoni” nella battaglia comune dell’opposizione alle politiche governative. È una tattica che troverà - a fatica - qualche sostegno in una parte del mondo intellettuale e politico, ma dubitiamo che possa andare molto lontano. Le immagini del disordine sono ancora troppo vivide negli occhi di tutti. Il peggio è che un atteggiamento del genere crea uno scollamento paralizzante in chi quel momento lo ha vissuto, e si ricorda bene quanto poco ci sia stato di “difensivo” nell’esplodere della rabbia collettiva.</p>\n\n<hr />\n\n<!-- DO NOT DELETE, used for images at half size -->\n<style> #article .e-content table tr td {  width: 50% !important; } </style>\n<p><!-- DO NOT DELETE --></p>\n<table>\n  <tbody>\n    <tr>\n      <td>        <figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/11.jpg\" />\n        </figure>\n</td>\n      <td>        <figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/14.jpg\" />\n        </figure>\n</td>\n    </tr>\n  </tbody>\n</table>\n\n<p>Un secondo modo di reagire corrisponde invece a una scommessa: più rischiosa, perché avere contro tutte le voci, tutte le opinioni, non è mai una posizione comoda. Ma anche più autentica e appassionante. Dire alle ragazze e ai ragazzi che hanno combattuto in strada che quel che è accaduto è una cosa seria, che la distruzione ha una sua razionalità politica, che si può credere nell’intensità di quell’esperienza e organizzarla in possibilità concreta e generale. Abbiamo parlato della resistenza contro l’ICE in America, che rappresenta almeno in parte un’immagine del nostro futuro più prossimo, all’insegna di guerra civile e crudeltà fascista. L’incontro tra i gesti di opposizione di strada, in aperta sfida alla polizia, le reti di supporto e organizzazione popolare, e un possibile intensificarsi del conflitto, rappresentano un’indicazione seminale dei nostri compiti futuri.</p>\n\n<p>Chi ha vissuto la piazza del 31, chi si rende conto dello stato del mondo in cui vive e della portata del suo disastro, sa che non può aspettarsi nulla da alleanze politiche istituzionali, tutele giuridiche, movimenti d’opinione. Solo credendo fino in fondo all’impatto della sommossa, alle amicizie che vi si intrecciano, alla chance che si trasformi in un potenza rivoluzionaria, ci si può rendere immuni all’epidemia di stupidità e di cinismo che sembra aver contagiato i nostri contemporanei.</p>\n\n<blockquote>\n  <p>“…di fronte a questa facciata di marmo, se continuiamo a picconare, forse si trova un filone d’oro. Forse è questa la rivoluzione.”</p>\n</blockquote>\n\n<hr />\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/20.jpg\" />\n</figure>\n\n<hr />\n\n<!-- DO NOT DELETE, used for images at half size -->\n<style> #article .e-content table tr td {  width: 50% !important; } </style>\n<p><!-- DO NOT DELETE --></p>\n<table>\n  <tbody>\n    <tr>\n      <td>        <figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/12.jpg\" />\n        </figure>\n</td>\n      <td>        <figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/02/07/13.jpg\" />\n        </figure>\n</td>\n    </tr>\n  </tbody>\n</table>\n\n"
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      "content_html": "<p>In questo articolo, i partecipanti a una marcia contro l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) incoraggiano tutti coloro che partecipano alle manifestazioni a formare gruppi di affinità che abbiano idee precise e piani concreti in merito a quanto vogliono realizzare e che li condividano con gli altri.</p>\n\n<p><strong>Le nostre azioni saranno maggiormente incisive se ciascuno di noi porterà maggiore iniziativa e intraprendenza alla nostra attività collettiva.</strong></p>\n\n<hr />\n\n<p>La notte del 23 gennaio, giorno dello sciopero generale nelle Twin Cities, nel centro di Filadelfia si è svolta una rumorosa marcia contro l’ICE che ha coinvolto circa 300 persone. Una volta terminata, alcune decine di manifestanti si sono staccati dal gruppo e si sono diretti verso il vicino ufficio dell’ICE. All’inizio gli organizzatori della marcia, Socialist Alternative, avevano detto a tutta la folla che avevano intenzione di fare un giro intorno al municipio e poi marciare insieme verso la sede dell’ICE.</p>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/26/2.jpg\" />\n</figure>\n\n<p>Avevamo saputo della marcia il giorno prima. Alcuni di noi hanno rapidamente preparato uno striscione con la scritta “FUCK ICE”. Durante la marcia, siamo riusciti a conquistarci un posto in prima fila nonostante ci fosse stato detto di “spostarci di lato” per fare spazio ai contenuti promozionali degli autoproclamati organizzatori della protesta.</p>\n\n<p>La marcia ha percorso una delle principali arterie della città e il semplice striscione “Fuck ICE” ha attirato il sostegno entusiastico dei passanti. Stranamente, però, quando la folla era a solo un isolato dalla sede dell’ICE, gli organizzatori hanno indirizzato tutti verso il Centro di detenzione federale, che si trovava a due isolati di distanza. Lì, gli organizzatori hanno installato un impianto audio di scarsa qualità e hanno iniziato a parlare alla folla confusa.</p>\n\n<p>Allo stesso tempo, un membro di un gruppo socialista rivale, i Comunisti Rivoluzionari d’America, ha tirato fuori il proprio megafono e ha iniziato a tenere un discorso alla gente attorno a loro sulla classe operaia, cercando di superare i propri concorrenti. L’energia, alta durante tutta la marcia, si è dissipata rapidamente.</p>\n\n<p>Qualcuno ha chiesto a uno degli organizzatori perché non si fossero diretti verso l’edificio dell’ICE. “Non mancano certo altri obiettivi”, hanno risposto.</p>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/26/4.jpg\" />\n</figure>\n\n<p>Questa manifestazione è stata organizzata espressamente in solidarietà con lo sciopero generale di Minneapolis, che a sua volta era una risposta all’invasione della città da parte dell’ICE e al recente omicidio di Renee Nicole Good. Il giorno dopo lo sciopero generale, il 24 gennaio, gli agenti dell’ICE hanno ucciso un’altra persona a Minneapolis: Alex Pretti.</p>\n\n<p>C’era il solito miscuglio di socialisti statali. Oltre agli organizzatori principali, Socialist Alternative, c’erano anche i Revolutionary Communists of America, il Party for Socialism and Liberation e altri. Ogni fazione cercava di conquistarsi un posto sotto i riflettori con tavoli di reclutamento, proselitismo e materiale promozionale. Sono stati fatti molti discorsi sulla necessità di andare oltre la protesta simbolica e di intraprendere azioni dirette contro l’ICE.</p>\n\n<p>Tuttavia, quando i manifestanti si sono staccati dal gruppo per affrontare il vicino ufficio dell’ICE, la maggior parte della folla si è limitata a guardare. Alcuni hanno fischiato, fatto commenti sarcastici o espresso disprezzo. Ciononostante, alcuni erano curiosi o solidali. In particolare, in una manifestazione composta probabilmente per il 95% da bianchi, molti di coloro che si sono uniti alla marcia separatista non erano bianchi, ma giovani neri.</p>\n\n<p>Mentre marciavamo verso la folla di agenti di polizia fuori dall’ufficio dell’ICE, incoraggiati dal ritmo di un entusiasta tamburo, alcuni nella folla hanno iniziato a cantare: “Migra, policia, la misma porqueria!”. Qualcuno ha fatto alcune rapide osservazioni su come l’Autorità per i parcheggi di Filadelfia e la polizia di stessero proteggendo l’ICE. Quando qualcuno nella folla ha gridato “Fuck 12!” in risposta, abbiamo</p>\n\n<p>Chiaramente, c’erano troppi agenti di polizia e troppo poche persone tra la folla per sfondare l’ufficio protetto dalle barricate. Dopo poco tempo, il gruppo se ne andò, mostrando il dito medio ai poliziotti in bicicletta mentre si allontanavano.</p>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/26/3.jpg\" />\n</figure>\n\n<p>Almeno alcuni di coloro che erano confusi sulla posizione della sede dell’ICE ora sanno esattamente dove si trova. Anche sperimentare la marcia di separazione come tattica di protesta è stato utile, dimostrando ciò che un piccolo numero di militanti in prima linea può ottenere come parte di una folla più ampia e mostrando il potenziale dell’azione diretta autonoma all’interno di una gamma più ampia di tattiche.</p>\n\n<p>Non tutti i socialisti statalisti hanno assunto un atteggiamento paternalistico nei confronti dei militanti che hanno attaccato la sede dell’ICE. Uno degli organizzatori della protesta si è unito a noi alla fine e ha fatto un sincero sforzo per mostrarci sostegno e proteggerci mentre ci avvicinavamo all’edificio e alla polizia di guardia all’esterno. Il problema non risiede nelle intenzioni di singoli individui, ma nelle strutture organizzative di questi gruppi, che non sono orientate verso l’azione diretta pratica. Rimangono bloccati nel pantano della politica rappresentativa e spettacolare.</p>\n\n<p>La lotta di classe, che implica necessariamente uno sviluppo dinamico di diversi tipi di azione, non guida lo sviluppo organizzativo e l’innovazione di questi gruppi. Al contrario, essi filtrano la lotta di classe attraverso il setaccio della loro particolare versione di rivoluzione diretta dallo Stato, che i manager del movimento e gli aspiranti politici di ciascuna fazione cercano di venderci. Quando il feticismo organizzativo è la forza motrice di una lotta, i rivoluzionari appaiono come nient’altro che venditori di olio di serpente.</p>\n\n<p>Di conseguenza, l’urgente necessità di un’azione decisiva viene rimandata a tempo indeterminato. Anziché rappresentare un’occasione per interrompere il funzionamento delle infrastrutture della classe dirigente, le manifestazioni militanti diventano invece un’opportunità per vendere giornali, scattare foto, reclutare nuovi membri e competere ideologicamente tra aspiranti leader armati di megafoni.</p>\n\n<p>È stato incoraggiante vedere i detenuti federali che ci salutavano e accendevano e spegnevano le luci dall’interno. È stato bello andare a trovarli. Ma c’è qualcosa di molto sbagliato in una marcia contro l’ICE in cui i responsabili della protesta allontanano la folla da un edificio che l’ICE usa come quartier generale. A un certo punto, i rivoluzionari devono fare una scelta: vi state organizzando per la rivoluzione o state costruendo una cricca politica?</p>\n\n<p>Per coloro che vogliono fare una rivoluzione contro la società di classe, lo spettacolo della protesta simbolica e del feticismo organizzativo è un vicolo cieco. La rivolta di George Floyd del 2020, la ribellione di Eddie Irizarry nel 2023 e la ribellione anti-ICE a Los Angeles dello scorso anno ci mostrano che c’è un’altra strada: quella della solidarietà militante, dell’aiuto reciproco, dell’autoattività autonoma e dell’auto-organizzazione. La rivolta contro l’ICE che si sta svolgendo a Minneapolis è attualmente la versione più avanzata di questa dinamica storica di massa all’interno degli Stati Uniti. Piuttosto che guardare alle fantasie del passato, dovremmo prendere spunto dalla prima linea di Minneapolis e seguire il loro esempio. Dobbiamo combattere con strategia, organizzazione e visione, ma ciononostante dobbiamo fare il grande salto.</p>\n\n<p>Ora è il momento di riunirsi con le persone di cui ci fidiamo, di organizzare più manifestazioni, di creare <a href=\"https://crimethinc.com/2026/01/15/ rapid-response-networks-in-the-twin-cities-a-guide-to-an-updated-model\">reti di risposta rapida</a> con i vostri vicini, per facilitare <a href=\"https://crimethinc.com/2024/11/10/how-to-organize-an-assembly-preparing-to-respond-to-an-era-of-disasters-and -despotismo\">assemblee</a>, elaborare piani, sperimentare tattiche audaci, prendere l’iniziativa, creare slancio, ampliare i limiti del possibile e, soprattutto, adottare ogni strategia a nostra disposizione per abbattere questi bastardi e costruire un mondo nuovo e migliore, compreso l’intervento diretto contro l’ICE e tutti gli agenti della repressione statale.</p>\n\n<p>Ci vediamo nelle strade!</p>\n\n<p><em>– I vostri compagni autonomi al di là delle divisioni partigiane</em></p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/26/1.jpg\" />\n</figure>\n\n"
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      "content_html": "<p>Sabato 24 gennaio, un agente dell’ICE ha ucciso Alex Pretti a Minneapolis. Cinque agenti lo hanno placcato e picchiato, poi un altro gli ha sparato più volte. <a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=cPd_6n4C5Nw\">Le riprese video</a> da diverse angolazioni confermano che l’agente ha sparato a Pretti <em>dopo</em> che era stato disarmato. Subito dopo l’omicidio, il quartiere di Whittier si è ribellato e ha combattuto contro l’ICE, la polizia del Minnesota e la polizia di Stato per oltre quattro ore, costringendoli infine a ritirarsi.</p>\n\n<p>L’omicidio è avvenuto all’indomani di uno storico sciopero generale in cui oltre 100.000 lavoratori delle Twin Cities hanno manifestato contro l’occupazione dell’ICE. Secondo molti, gli agenti federali hanno ucciso Alex per vendicarsi dello sciopero.</p>\n\n<p><a href=\"https://crimethinc.com/2025/11/20/reflections-on-resisting-ice-in-chicago-the-view-from-broadview\">Una volta</a> <a href=\"https://crimethinc.com/2026/01/15/north-minneapolis-chases-out-ice-a-firsthand-account-of-the-response-to-another-ice-shooting\">ancora una volta</a>, siamo consapevoli del ruolo svolto dalla polizia locale e statale nel consentire all’ICE di continuare impunemente le sue sanguinose attività. Sebbene i politici democratici abbiano espresso disapprovazione per le tattiche dell’ICE, loro e gli agenti di polizia, che teoricamente dovrebbero dare loro conto, non hanno ancora intrapreso azioni concrete per impedire agli agenti federali di terrorizzare, rapire e uccidere.</p>\n\n<p>Quella che segue è la testimonianza oculare di un anarchico di Minneapolis.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/25/4.jpg\" />\n</figure>\n\n<hr />\n\n<p>Ho aperto gli occhi alle 9:15 con il cellulare che continuava a vibrare. Il primo messaggio che ho visto diceva: “URGENTE DA WHIT/UPT DAVANTI AL GLAM DOLL DONUTS: l’ICE ha sparato a qualcuno”. Ancora intontito, ho aggiunto un po’ di sciroppo alla caffeina nella mia bottiglia d’acqua mentre riflettevo su questa notizia. Mi sono messo cinque strati di vestiti, un paio di occhiali protettivi e una passamontagna, ho chiamato al lavoro per darmi malato e mi sono precipitato sul posto.</p>\n\n<p>Quando sono arrivato, il nastro giallo della scena del crimine era già stato srotolato lungo tre isolati della 26esima strada. Gli agenti dell’ICE e della polizia di frontiera, a volto coperto e armati di fucili e spray al peperoncino, sorvegliavano il perimetro. L’ambulanza era ancora lì. Una folla si era radunata intorno al nastro della scena del crimine, ma non lo oltrepassava. Un amico mi ha riconosciuto tra la folla e mi ha dato una pacca sulla spalla. Qualcuno mi ha detto che la persona colpita era morta. Qualcuno piangeva. La maggior parte delle persone imprecava contro la polizia. Una donna anziana gridava “Andrai all’inferno!” a un agente della pattuglia di frontiera, che la minacciava con lo spray al peperoncino.</p>\n\n<p>Dietro di noi, sulla 1st Avenue, tre persone hanno iniziato a spingere un cassonetto in mezzo alla strada. Un agente dell’ICE ha lanciato una lacrimogena contro di loro. Io e il mio amico abbiamo iniziato a correre a sud sulla 1st Avenue per sfuggire al gas. Abbiamo svoltato a destra, poi ancora a destra nella Nicollet Avenue, raggiungendo l’incrocio con la 26th Street. Mezz’ora prima, l’ICE aveva ucciso un uomo proprio lì. Lì la folla era molto più numerosa e si fronteggiava con una fila di agenti federali. Abbiamo riconosciuto un altro nostro amico e siamo corsi verso di loro.</p>\n\n<p>All’improvviso, abbiamo sentito lo scoppio delle granate flash-bang, forse a due o tre isolati a nord-ovest da noi. “Prendiamo la mia macchina”, ha urlato il nostro amico. La sua auto era parcheggiata proprio lì sulla Nicollet. Saliti a bordo, ha fatto un’inversione a U e si è allontanato a tutta velocità dagli agenti dell’ICE. Dopo alcune svolte, siamo finiti all’incrocio tra la 25esima strada e Blaisdell Avenue.</p>\n\n<p>Alla fine della strada, più vicino a Nicollet, c’era una fila di poliziotti in tenuta antisommossa della MPD. Li ho riconosciuti dai giubbotti gialli. Tra noi e la polizia, più vicino alla Blaisdell Arena, un gruppo di persone stava costruendo una barricata con cassonetti, bidoni della spazzatura, blocchi di cemento e pallet di legno. Sentivamo i familiari cori di “FUCK ICE, ICE OUT!” La gente batteva sui bidoni a ritmo di musica. Qualcuno stava spargendo quelli che sembravano essere dei triboli fatti in casa davanti alla barricata.</p>\n\n<p>Mentre ci avvicinavamo, la folla ha iniziato a spingere i cassonetti verso la linea della polizia. Qualcuno li ha dati alle fiamme. Un uomo ci urlava contro, cercando invano di fare da paciere, ma nessuno voleva ascoltarlo. Alcune persone lo hanno prontamente allontanato. Le fiamme hanno avvolto il cassonetto, metnre la gente lo spingeva in avanti.</p>\n\n<figure class=\"video-container \">\n  <iframe src=\"https://player.vimeo.com/video/1158046871?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0\" frameborder=\"0\" webkitallowfullscreen=\"\" mozallowfullscreen=\"\" allowfullscreen=\"\"></iframe>\n  <figcaption class=\"caption video-caption video-caption-vimeo\">\n    <p>Le fiamme avvolgono il cassonetto .</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<p>La polizia ha iniziato a lanciare gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Ma non erano molto bravi a mirare. Era la prima volta che li vedevo usare proiettili di gomma invece di palline al pepe o gas lacrimogeni quest’anno. La folla è arretrata, permettendo alla polizia di avanzare e superare la nostra barricata. Tre agenti hanno placcato e arrestato una persona vicino a me, sbattendola a terra. Ho urlato e mi sono voltato per un attimo, ma sono stato immediatamente soffocato dai lacrimogeni e ho dovuto ripiegare verso il Blaisdell Centre. Mentre indietreggiavano, alcune persone hanno lanciato bottiglie di vetro e blocchi di ghiaccio contro la polizia.</p>\n\n<p>La folla ha trascinato altri bidoni dai vicoli e ha rapidamente iniziato a costruire un’altra barricata più indietro. Avevo perso di vista la persona con cui ero arrivato in auto, ma presto ho trovato qualcun altro che conoscevo. Alcuni hanno iniziato a gridare alla gente di ripiegare a ovest sulla 26th Street e continuare a costruire barricate. Questa strategia improvvisata ha avuto successo. La gente correva per la strada, lasciando dietro di sé una scia di bidoni della spazzatura e pneumatici e creando piccole barricate mentre la polizia avanzava.</p>\n\n<p>Da un portico, una donna osservava la scena. Qualcuno le corse incontro e le disse: “Signora, siamo qui per difendere il quartiere dall’ICE. Abbiamo bisogno di materiale per costruire barricate. C’è qualcosa nel suo giardino che non le dispiacerebbe darci?”. Lei annuì con urgenza e li accompagnò nel suo giardino, offrendo loro una fioriera, un vecchio divano e una poltrona da giardino. Tre persone aiutarono a trasportare questi oggetti e ad aggiungerli alle barricate.</p>\n\n<p>Nel frattempo, mentre continuava questo gioco al gatto e al topo, arrivarono dei messaggi Signal da persone che stavano tenendo un’altra barricata a tre isolati di distanza, su Nicollet Avenue, sul lato sud dell’incrocio. Il loro gruppo stava affrontando l’ICE, mentre il nostro stava affrontando la polizia municipale. Io e il mio amico decidemmo di unirci a loro. Attraversammo una serie di vicoli fino a sbucare sulla 27esima strada.</p>\n\n<p>Abbiamo svoltato a sinistra sul tratto di Nicollet Avenue costellato di ristoranti che la gente del posto chiama “Eat Street”. Dietro una barricata fatta in gran parte di pallet di legno c’era una folla molto più numerosa. Sul lato opposto, una linea di agenti dell’ICE e del CBP montava la guardia. Riuscivamo a vedere la paura nei loro occhi. Fu una bella sensazione.\nNon appena ci siamo avvicinati alle barricate, l’ICE ha iniziato a lanciare gas lacrimogeni. Non sono nuovo ai gas lacrimogeni, ma ne hanno sparati più di quanti ne avessi mai visti prima. Nubi bianche e nocive ci hanno avvolto. Mi bruciavano i polmoni. Qualcuno ne ha raccolto uno e l’ha rispedito indietro. Ci siamo precipitati a sud sulla Nicollet Avenue per scappare. Quando mi sono voltato attraverso le nuvole di gas per guardare dietro di me, ho visto i SUV dell’ICE e un’auto blindata Bearcat abbandonare la scena e dirigersi a est verso l’autostrada.\nAbbiamo corso fino alla 1st Street, dove avevo iniziato, nel tentativo di raggiungere gli agenti in ritirata. Abbiamo girato e siamo corsi verso nord fino alla 26th Street. La gente lanciava pietre e blocchi di ghiaccio contro le loro auto mentre si allontanavano verso la rampa di accesso alla 35W. Gli agenti hanno lanciato altri lacrimogeni e fumogeni verdi dai loro veicoli mentre fuggivano sull’autostrada.</p>\n\n<p>Una volta che gli agenti dell’ICE furono scacciati, tornammo alla 26esima e alla Nicollet da est. Un gran numero di poliziotti statali era in fila a un’estremità della 26esima strada, di fronte ai manifestanti sul lato opposto. Avevano un LRAD sopra un blindato Bearcat. Uno dei poliziotti stava leggendo un avviso di dispersione con un megafono.</p>\n\n<p>“CHIUDETE IL BECCO, CAZZO!”, ha gridato qualcuno in risposta.</p>\n\n<p>“TRADITORI!”, ha urlato qualcun altro.</p>\n\n<p>The state troopers launched a barrage of tear gas and flash-bang grenades at us. Someone threw a powerful firecracker back at them. It exploded at their feet.</p>\n\n<p>La folla indietreggiò rapidamente e svoltò a sinistra in un’altra strada. Era stata una mattinata intensa e tutti erano esausti, molti cominciavano a muoversi più lentamente. Vidi i veicoli della polizia statale allontanarsi a tutta velocità attraverso la loro nuvola di gas lacrimogeni, proprio come avevano fatto gli agenti dell’ICE. Mi ci volle un minuto per rendermi conto che se n’erano andati.</p>\n\n<p>Mi allontanai dalla protesta in corso. Era giunto il momento di comprare una vera maschera antigas. Sono andato in un negozio di ferramenta e ho comprato un grosso pacco di scaldamani da distribuire alla folla. Solo quando l’adrenalina è svanita mi sono reso conto che non avevo mangiato nulla in tutto il giorno. Stavo morendo di fame.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/25/1.jpg\" />\n</figure>\n\n<p>Sono tornato sulla scena del delitto circa 45 minuti dopo. Si era radunata una folla enorme di oltre 1.000 persone, che riempiva un intero isolato. Mi ha ricordato inequivocabilmente George Floyd Square. L’isolato che una volta era Eat Street era stato ribattezzato Alex Pretti Square.</p>\n\n<p>Tutte le piccole barricate che gli abitanti di Whittier avevano eretto sembravano essere state spostate qui, bloccando ora Nicollet ad entrambe le estremità. La gente era seduta sui cassonetti e tamburellava sui coperchi. La folla sembrava più eterogenea dal punto di vista razziale di quanto avessi mai visto prima in quel quartiere. Al centro della folla sventolava una bandiera messicana.</p>\n\n<p>In mezzo alla folla, una giovane donna ha montato un amplificatore. Tutti si sono radunati intorno ad esso e le persone, a turno, hanno preso la parola.</p>\n\n<p>Un giovane prese il microfono. Avrà avuto al massimo vent’anni.</p>\n\n<p>“EHI, GENTE. NESSUNO VERRÀ A SALVARCI. IERI ABBIAMO FATTO LA STORIA. ABBIAMO INDETTO UNO SCIOPERO GENERALE. ABBIAMO BLOCCATO TUTTA QUESTA FOTTUTA CITTÀ. È L’ARMA MIGLIORE CHE IL POPOLO HA A DISPOSIZIONE, SIAMO NOI A FAR FUNZIONARE IL MONDO E SIAMO NOI A POTERLO FERMARE. MA UN GIORNO NON È SUFFICIENTE. DOBBIAMO CONTINUARE FINO A LUNEDÌ».</p>\n\n<p>La folla esplose in un applauso fragoroso, acclamando e battendo ritmicamente sui coperchi dei cassonetti.</p>\n\n<p>Il giovane iniziò a scandire: “Basta con la cordialità del Minnesota! LUNEDÌ SCIOPERO IN MINNESOTA!”.</p>\n\n<p>L’eco risuonò in tutta la piazza.</p>\n\n<p>L’invasione dell’ICE nelle Twin Cities ha superato da tempo il punto di non ritorno. È impensabile che la società possa tornare alla “normalità” dopo ciò che abbiamo visto e vissuto. Chi detiene il potere sa bene che ora deve giocare sul serio. E anche noi.</p>\n\n<p>Oggi, nella battaglia di Whittier, abbiamo potuto assaporare un futuro più sereno e gentile, nonostante i gas lacrimogeni. Anche questi assassini federali lo sanno. Li seppelliremo sotto il nuovo mondo nei nostri cuori.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/25/2.jpg\" />\n</figure>\n\n<hr />\n\n<h1 id=\"ulteriori-letture\"><a href=\"#ulteriori-letture\"></a>Ulteriori letture</h1>\n\n<ul>\n  <li><a href=\"/2026/01/27/the-noise-demonstrations-keeping-ice-agents-awake-at-their-hotels-a-model-from-the-twin-cities\">The Noise Demonstrations Keeping ICE Agents Awake at Their Hotels: A Model from the Twin Cities</a></li>\n  <li><a href=\"/2026/01/24/protesters-blockade-ice-headquarters-in-fort-snelling-minnesota-report-from-an-action-during-the-general-strike-in-the-twin-cities\">I manifestanti bloccano la sede dell’ICE a Fort Snelling, Minnesota: resoconto di un’azione durante lo sciopero generale nelle Twin Cities</a></li>\n  <li><a href=\"/2026/01/21/from-rapid-response-to-revolutionary-social-change-the-potential-of-the-rapid-response-networks\">Da una risposta rapida a un cambiamento sociale rivoluzionario: il potenziale delle reti di risposta rapida</a></li>\n  <li><a href=\"/2026/01/15/rapid-response-networks-in-the-twin-cities-a-guide-to-an-updated-model\">Reti di risposta rapida nelle città gemelle: guida a un modello aggiornato</a></li>\n  <li><a href=\"/2026/01/15/north-minneapolis-chases-out-ice-a-firsthand-account-of-the-response-to-another-ice-shooting\">North Minneapolis caccia l’ICE: un resoconto in prima persona di come è stata affrontata un’altra sparatoria dell’ICE</a></li>\n  <li><a href=\"/2026/01/08/minneapolis-responds-to-ice-committing-murder-an-account-from-the-streets\">Minneapolis risponde all’omicidio commesso dall’ICE: un resoconto dalle strade</a></li>\n  <li><a href=\"/2025/11/18/protesters-clash-with-ice-agents-again-in-the-twin-cities-a-firsthand-report\">Nuovi scontri tra manifestanti e agenti dell’ICE nelle Twin Cities: un resoconto di prima mano</a></li>\n  <li><a href=\"/2025/06/04/minneapolis-to-feds-get-the-fuck-out-how-people-in-the-twin-cities-responded-to-a-federal-raid\">Minneapolis ai federali: «Andatevene a fanculo»: come hanno reagito gli abitanti delle Twin Cities a un raid federale</a></li>\n</ul>\n\n"
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      "content_html": "<p>Dopo che gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement hanno sparato ad almeno una persona nella zona nord di Minneapolis la notte del 14 gennaio, una folla si è radunata e li ha affrontati, strappando il nastro giallo che avevano messo intorno all’area. La polizia ha dato manforte ai mercenari federali, unendosi a loro nel lanciare una quantità enorme di gas lacrimogeni e granate flash-bang contro i manifestanti, le auto di passaggio e le case del quartiere residenziale. Ciononostante, gli agenti hanno perso il controllo della zona e si sono ritirati, cedendo le strade a coloro che li avevano sfidati.</p>\n\n<p>Nel corso dell’operazione, gli agenti dell’ICE hanno abbandonato diversi veicoli nella zona. I manifestanti hanno aperto i veicoli e hanno trovato carte d’identità, <a href=\"https://archive.org/details/icHSApapers\">documenti</a>, targhe, piani operativi, equipaggiamento tattico e altri oggetti. Le immagini dei manifestanti che esaminavano questi materiali sono state <a href=\"https://www.youtube.com/live/2l5GY9ZQRk0\">trasmesse in diretta</a> su Internet.</p>\n\n<p>Questo episodio segue l’atroce omicidio, avvenuto una settimana prima, di Renee Good, perpetrato dall’agente dell’ICE Jonathan Ross in pieno giorno e ripreso da diversi video. Potete leggere un resoconto di come hanno reagito i manifestanti <a href=\"https://crimethinc.com/2026/01/08/minneapolis-responds-to-ice-committing-murder-an-account-from-the-streets\">qui</a>.</p>\n\n<p>Nell’ultimo mese e mezzo, il regime di Trump ha inviato sempre più truppe nelle Twin Cities perché sa che ciò che sta accadendo lì ha implicazioni per l’intero Paese e perché <em>stanno perdendo</em>. Se la battaglia di Minneapolis nell’inverno del 2026 avrà lo stesso esito della <a href=\"https://crimethinc.com/2020/07/22/from-portland-to-the-world-a-call-for-solidarity-with-the-struggle-against-the-federal-occupation\">battaglia di Portland</a> nell’estate del 2020, ciò sarà di cattivo auspicio per la capacità di Trump di mantenere il controllo con la forza bruta.</p>\n\n<p>È importante notare il ruolo che la polizia locale di Minneapolis ha svolto nell’aggressione ai manifestanti questa sera, nonostante risponda nominalmente a un governo municipale democratico che ha dichiarato a parole di opporsi all’ICE. La polizia di tutto il Paese <a href=\"https://crimethinc.com/2025/11/20/reflections-on-resisting-ice-in-chicago-the-view-from-broadview\">ha svolto un ruolo essenziale</a> nel consentire all’ICE di terrorizzare le comunità. Senza l’assistenza e il <a href=\"https://bsky.app/profile/mn50501.bsky.social/post/3mbzfyc22x22u\">sostegno</a> continui dei dipartimenti di polizia locali, le agenzie federali sarebbero già state sconfitte dai movimenti di protesta. Quando i politici democratici affermano di voler “mantenere l’ordine”, stanno cercando di posizionarsi come partner minori nel consolidamento del fascismo. Potrebbe essere nel loro interesse “<a href=\"https://crimethinc.com/2014/08/18/feature-what-they-mean-when-they-say-peace\">mantenere l’ordine</a>” mentre i mercenari rapiscono e uccidono le persone, ma non è nel nostro.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/15/3.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>I manifestanti che hanno ispezionato i veicoli abbandonati dell’ICE hanno apparentemente recuperato queste “monete commemorative” che i mercenari dell’ICE ricevono quando rapiscono delle persone. Questa “moneta” è decorata con un teschio che indossa una corona. I mercenari dell’ICE servono il re morte.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<hr />\n\n<p>Mi restavano ancora due ore di turno quando il mio telefono ha iniziato a squillare senza sosta. Diversi compagni non sapevano dove fossi e pensavano che fossi in strada.</p>\n\n<blockquote>\n  <p>“Dove sei??”</p>\n</blockquote>\n\n<blockquote>\n  <p>“Tutto OK????”</p>\n</blockquote>\n\n<blockquote>\n  <p>“Colpi di arma da fuoco a 24 e Lyndale”</p>\n</blockquote>\n\n<blockquote>\n  <p>“Hanno appena sparato a un’altra persona”</p>\n</blockquote>\n\n<p>Tutte le chat dei gruppi di risposta rapida parlavano della stessa cosa. Circolavano voci di ogni tipo. Avevano sparato a una o due persone? Le vittime erano vive o morte? Qualcuno diceva che l’ICE aveva sparato a una gamba a un ragazzo venezuelano di 12 anni. Qualcun altro diceva che la vittima si era nascosta in casa per paura di essere arrestata e aveva un disperato bisogno di cure mediche. Non sapevo a cosa credere.</p>\n\n<p>È sempre così quando si verifica una nuova emergenza. Nel corso degli ultimi 45 giorni di occupazione federale, districarsi nella nebbia della guerra per scoprire cosa stava succedendo era diventata una sensazione familiare. Qualcuno mi ha inviato un live streaming di una folla in fuga mentre gli agenti dell’ICE lanciavano granate lacrimogene e flashbang contro di loro.</p>\n\n<p>Il tempo ha rallentato fino a fermarsi. Mi sono affrettato a finire il lavoro che stavo facendo il più velocemente possibile. Quando ho capito che potevo farla franca, ho detto ai miei colleghi che avevo un’emergenza familiare e che dovevo andare via prima. Sono saltato in macchina e ho superato tutti i segnali di stop sulla strada per la 24esima e North Lyndale.</p>\n\n<p>Ho incontrato un gruppo di street medic due isolati a nord della folla. Mi hanno raccontato quello che avevano visto prima che arrivassi. L’ICE aveva catturato due ragazzi sospettati di aver lanciato un fuoco d’artificio contro di loro: venti teppisti mascherati si erano precipitati per afferrare i ragazzi, solo per rilasciarli mezz’ora dopo sotto la forte pressione del resto della folla. I medic mi hanno avvertito che se ne sarebbero andati prima che la polizia iniziasse ad arrestare le persone in massa. Secondo loro, stavo entrando in una trappola. L’aria puzzava già di gas lacrimogeni.</p>\n\n<p>Alla 24esima strada, ho trovato una folla di circa un centinaio di persone che affrontava una linea di scontro dei porci del dipartimento di polizia di Minneapolis in tenuta antisommossa. I federali se n’erano già andati e avevano lasciato la situazione alla polizia locale. Qualcuno stava lentamente suonando un tamburo. Alla mia destra, dei ragazzi erano in piedi su un prato rialzato e gridavano “Fuck ICE!” e “Fuck 12!” alla polizia di Minneapolis. Qualcuno brandiva una bomboletta di gas lacrimogeno che era stata lanciata contro di loro, mostrandola ai propri amici. C’era una troupe televisiva che cercava di intervistarmi. Mi sono fatto strada tra la folla per allontanarmi dalle telecamere. Oltre la linea di scontro, un isolato a sud sulla Lyndale vicino alla 23esima, ho sentito il rumore di vetri infranti.</p>\n\n<p>Ho fatto inversione e ho girato intorno all’isolato. Sono uscito dall’altra parte della linea di scontro. Anche da questa parte c’era una folla di giovani. Stavano distruggendo due SUV che ho riconosciuto immediatamente come veicoli dell’ICE grazie ai finestrini oscurati e alle targhe di altri stati. I ragazzi prendevano a calci i finestrini. Qualcuno sventolava con orgoglio una grande bandiera messicana. Una ragazza è saltata sul cofano e ha sfondato il parabrezza con un calcio. Qualcuno con una bomboletta di vernice spray rossa ha scritto “HANG KRISTI NOEM” sul lato dell’altra auto.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/15/header.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>Un graffitaro ha identificato i mercenari dell’ICE per quello che sono: Nazisti.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<p>Alcune persone hanno tirato fuori dal bagagliaio di una delle auto una cassaforte chiusa a chiave contenente armi. Qualcuno ha gettato a terra un kit per il rilevamento delle impronte digitali. Qualcun altro stava frugando freneticamente in una cartella di documenti, scattando foto di ciascuno di essi con un cellulare. C’era una maschera dell’ICE nella portiera lato guida del SUV più vicino. Appropriatamente, sul pavimento del veicolo c’era un raschietto per il ghiaccio [ice in inglese].</p>\n\n<p>All’improvviso, ho sentito un forte scoppio dietro di me. Il familiare sapore acre dei gas lacrimogeni mi ha riempito le narici. Ho iniziato a correre verso sud con il resto della folla. Quando siamo arrivati all’incrocio successivo, però, mi sono voltato e ho visto che i poliziotti si stavano ritirando, sparando proiettili contro la folla mentre si spostavano verso est sulla 24esima. La folla ha preso le misure e ci siamo voltati e siamo tornati indietro correndo sulla 24esima. C’erano nuvole di gas lacrimogeno così dense a est che non riuscivo più a vedere i poliziotti.</p>\n\n<p>“Eccolo! È l’ICE!” Ho sentito qualcuno gridare eccitato. Stava indicando un altro SUV argentato parcheggiato sulla 24esima. Ho controllato la targa nel database dei veicoli dell’ICE che gli attivisti tengono aggiornato, ho visto che aveva ragione e mi sono sentito immediatamente stupido per aver fatto un lavoro d’ufficio nel bel mezzo di una rivolta. Qualcuno ha iniziato a colpire uno dei finestrini laterali con il raschietto per il ghiaccio che era nel veicolo precedente, colpendo il più forte possibile. Dopo alcuni colpi, si è sentito un rumore soddisfacente quando il finestrino ha ceduto. Anche le persone intorno a me hanno iniziato a prendere a calci questi finestrini. Qualcuno ha aperto la portiera del lato del conducente e ha lanciato dentro un fuoco d’artificio.</p>\n\n<p>Un cameraman troppo zelante – non saprei dire se fosse lo stesso di prima – si è fatto strada a forza tra la folla per riprendere il veicolo dell’ICE mentre veniva trattato in questo modo. «Niente video!» gli ha urlato qualcuno. «Se gli lasci fare delle foto a questa merda, qualcuno finirà in galera!» Alcune persone hanno incoraggiato con forza il cameraman a voltarsi e ad allontanarsi dalla zona.</p>\n\n<p>Quando il gas lacrimogeno si è diradato, ho visto che i poliziotti se n’erano andati. Sembrava troppo bello per essere vero. Ho corso per un paio di isolati per perlustrare il perimetro. Non si vedevano da nessuna parte.</p>\n\n<p>Sono tornato dove si trovavano i due veicoli dell’ICE distrutti. Si era creata un’atmosfera festosa da block party. La gente faceva esplodere fuochi d’artificio. Qualcuno stava cercando di aprire con la forza la custodia delle armi. Qualcuno ballava di nuovo sul tetto di un veicolo mentre qualcun altro diffondeva a tutto volume “I Don’t Fuck With You” di Big Sean. I giovani si passavano una bottiglia di Hennessy. Si era aperta una corsia di traffico. Alcuni automobilisti di passaggio alzavano i pugni fuori dal finestrino e gridavano “FUCK ICE!”.</p>\n\n<p>“Sono così orgoglioso della mia città”, mi sono ritrovato a mormorare ad alta voce. Dopo sette settimane di atrocità per mano di questi fascisti, la gente finalmente stava reagendo. Ho pensato ai liberali che erano a casa a torcersi le mani perché secondo loro stavamo dando ai federali una scusa per reprimerci (cosa cazzo pensavano che stesse già succedendo?) e a postare su Facebook sul “linguaggio degli inascoltati”. I nuovi compagni con cui stavo festeggiando intorno ai veicoli saccheggiati mi sembravano perfettamente eloquenti.</p>\n\n<p>La rivolta di George Floyd del 2020 non è mai stata molto lontana. Il suo fantasma ha perseguitato Minneapolis durante tutto ciò che è accaduto nell’ultimo mese e mezzo. Stasera, 14 gennaio, ha finalmente ripreso forma corporea. La gente ricorderà questa serata come il primo colpo della controffensiva popolare contro un’invasione fascista.</p>\n\n<p>Quando la storia sarà scritta come dovrebbe essere scritta, non sarà la nostra ferocia, ma piuttosto la moderazione e la lunga pazienza delle Città Gemelle a far scuotere la testa alla gente per lo stupore.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/15/2.jpg\" />\n</figure>\n\n<hr />\n\n<h1 id=\"further-reading\"><a href=\"#further-reading\"></a>Further Reading</h1>\n\n<ul>\n  <li><a href=\"/2026/01/27/the-noise-demonstrations-keeping-ice-agents-awake-at-their-hotels-a-model-from-the-twin-cities\">The Noise Demonstrations Keeping ICE Agents Awake at Their Hotels: A Model from the Twin Cities</a></li>\n  <li><a href=\"/2026/01/25/minneapolis-responds-to-the-murder-of-alex-pretti-an-eyewitness-account\">Minneapolis Responds to the Murder of Alex Pretti: An Eyewitness Account</a></li>\n  <li><a href=\"/2026/01/24/protesters-blockade-ice-headquarters-in-fort-snelling-minnesota-report-from-an-action-during-the-general-strike-in-the-twin-cities\">Protesters Blockade ICE Headquarters in Fort Snelling, Minnesota: Report from an Action during the General Strike in the Twin Cities</a></li>\n  <li><a href=\"/2026/01/21/from-rapid-response-to-revolutionary-social-change-the-potential-of-the-rapid-response-networks\">From Rapid Response to Revolutionary Social Change: The Potential of the Rapid Response Networks</a></li>\n  <li><a href=\"/2026/01/15/rapid-response-networks-in-the-twin-cities-a-guide-to-an-updated-model\">Rapid Response Networks in the Twin Cities: A Guide to an Updated Model</a></li>\n  <li><a href=\"/2026/01/08/minneapolis-risponde-allomicidio-commesso-dallice\">Minneapolis risponde all’omicidio commesso dall’ICE</a></li>\n  <li><a href=\"/2025/11/18/protesters-clash-with-ice-agents-again-in-the-twin-cities-a-firsthand-report\">Protesters Clash with ICE Agents Again in the Twin Cities: A Firsthand Report</a></li>\n  <li><a href=\"/2025/06/04/minneapolis-to-feds-get-the-fuck-out-how-people-in-the-twin-cities-responded-to-a-federal-raid\">Minneapolis to Feds: “Get the Fuck Out”: How People in the Twin Cities Responded to a Federal Raid</a></li>\n</ul>\n\n"
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      "content_html": "<p>Il 7 gennaio 2026, l’agente dell’Immigration and Customs Enforcement degli Stati Uniti Jonathan Ross ha sparato e ucciso a sangue freddo la nostra compagna Renee Good. Quello che segue è un resoconto degli eventi dal punto di vista di un anarchico di Minneapolis dopo l’omicidio. Queste parole sono dedicate alla memoria di Good.</p>\n\n<p>Renee Good è stata uccisa a soli sei isolati dal luogo in cui George Floyd è stato ammazzato nel Maggio 2020. Questo fatto è significativo per due motivi. In primo luogo, South Minneapolis ha una storia e una memoria di resistenza. Migliaia di persone qui ricordano ancora la lotta contro la polizia nel 2020. In secondo luogo, oggi potrebbe verificarsi una dinamica simile a quella dell’infuocata estate del 2020, quando i disordini a Minneapolis hanno fatto da scintilla per innescare una rivolta nazionale.</p>\n\n<p>Da 38 giorni ormai, il Dipartimento della Sicurezza Nazionale occupa le Città Gemelle (in riferimento al fatto che Minneapolis e Saint Paul sono unite, ndt), terrorizzando i nostri vicini immigrati. Questo lunedì, [il Dipartimento della Sicurezza Nazionale] ha schierato altri 2000 agenti dell’ICE per aumentare drasticamente il numero di rapimenti. Si tratta di un’escalation senza precedenti. Nessun’altra città ha ancora subito un’occupazione dell’ICE di questa portata.</p>\n\n<p>Questa escalation è una reazione all’ondata di resistenza contro l’ICE portata avanti dalle nostre comunità nelle ultime settimane. Più di 4000 persone hanno partecipato ad almeno 81 gruppi di risposta rapida, pattugliando, seguendo e bloccando i veicoli dell’ICE, avvertendo i nostri vicini, protestando davanti agli hotel che ospitano gli agenti dell’ICE e affrontandoli mentre tentano di svolgere la loro attività malvagia. L’attuale aumento degli attacchi dell’ICE non ci ha portato alla disperazione; crediamo che [questa situazione] indichi come l’ICE sia un animale selvatico messo alle strette. Il suo comportamento irregolare e violento comincia a suggerire disperazione. È un’agenzia in crisi, un’agenzia che può essere sconfitta.</p>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/08/2.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>Veglia per Renee Good dopo che l’agente dell’ICE, Jonathan Ross, l’ha uccisa.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<hr />\n\n<p>Ieri, 7 gennaio, sono andato all’edificio Bishop Henry Whipple alle 8 del mattino con un amico. L’edificio Whipple è il quartier generale dell’ICE per tutto l’Upper Midwest; è lì che si preparano prima di effettuare le loro retate. Ho fotografato le loro targhe per circa un’ora. Un terzo amico aveva intenzione di unirsi a noi. Poi mi ha mandato un messaggio dicendomi che non poteva venire perché l’ICE aveva sparato a qualcuno.</p>\n\n<p>Io e il mio amico abbiamo lasciato il Whipple e ci siamo diretti a tutta velocità tra la Portland [Avenue] e la East 34th [street], dove era appena avvenuta la sparatoria. Quando siamo arrivati, Signal ha smesso di funzionare per entrambi, come se i nostri telefoni fossero stati disturbati. C’era il nastro giallo sulla scena del crimine e decine di agenti della Minneapolis Police Department (MPD) che proteggevano gli agenti dell’ICE in completo equipaggiamento tattico. I poliziotti avevano un <a href=\"https://it.wikipedia.org/wiki/Lenco_BearCat\">Bearcat</a> con il <a href=\"https://it.wikipedia.org/wiki/Long-range_acoustic_device\">LRAD</a> sul tetto. Greg Bovino in persona, il “comandante in capo” della pattuglia di frontiera, era lì in equipaggiamento tattico. Si stava formando una folla, composta non solo da attivisti riconoscibili, ma anche da normali vicini che vivevano in quel quartiere ed erano usciti per insultarli. Abbiamo iniziato a scandire: “Poliziotti! Maiali! Assassini!”.</p>\n\n<p>La situazione si è surriscaldata quando un agente ha placcato una manifestante a circa un isolato di distanza. L’ha afferrata per i vestiti e ha cercato di costringerla, con le mani dietro la schiena, verso un cumulo di neve. Qualcun altro ha spintonato l’agente, facendolo cadere. Alcune persone della folla sono accorse per vedere cosa stesse succedendo. Un uomo di mezza età del posto ha chiesto perché stessero arrestando quella persona.</p>\n\n<p>“Stava tagliando le gomme”, ha risposto l’agente dell’ICE.</p>\n\n<p>L’uomo ha urlato: “Lo farò anch’io, figlio di puttana!”.</p>\n\n<p>C’è stato un braccio di ferro per un paio di minuti, finché l’agente non ha lasciato andare la persona e si è ritirato verso il gruppo di agenti dell’ICE.</p>\n\n<p>La folla ha iniziato a prendere confidenza, avvicinandosi agli agenti dell’ICE e intonando [contro loro dei] cori sempre più aggressivi. La MPD ha liberato un’uscita per consentire all’ICE di allontanarsi; essa ha iniziato a guidare i propri veicoli verso sud, sulla Portland Avenue. Alcune persone hanno iniziato a gridare alla gente di scendere in strada e bloccarli. All’inizio la folla ha esitato; [successivamente] alcune persone sono scese in strada e hanno bloccato un veicolo dell’ICE. Vedendo questo, altre persone ancora sono scese in strada. Gli agenti della MPD le hanno spinte via. La gente ha preso a calci i veicoli dell’ICE mentre questi si allontanavano a tutta velocità. Una persona rischiava di essere investita.</p>\n\n<p>Mentre un numero maggiore di persone bloccavano Portland Avenue, i poliziotti cercavano di liberare un’altra via di fuga, con l’obiettivo di consentire [all’ICE] di dirigersi verso la West 34th street. La gente ha iniziato a scandire “Pugni in alto, abbasso i federali, levatevi dal cazzo dalla città!” Gli agenti dell’ICE con le armi non letali e i fucili stavano proteggendo un SUV che cercava di allontanarsi. La gente ha iniziato a lanciare palle di neve. La folla si è riversata in avanti e mi sono trovato faccia a faccia con un agente dell’ICE che mi puntava la canna della sua arma [non letale] in faccia.</p>\n\n<p>“Cosa vuoi fare”, gli ho chiesto, “vuoi sparare anche a me?”</p>\n\n<p>Mi ha sparato in faccia e a distanza ravvicinata. Il mio primo pensiero è stato: “Ho appena perso un occhio”. È così che mi sono sentito. I medici di strada mi hanno tirato indietro e mi hanno iniziato a sciacquare gli occhi. Alla mia destra, ho visto delle persone che inseguivano alcuni agenti dell’ICE in un vicolo. Ho visto lo stesso uomo di mezza età intervenuto a favore dell’altra manifestante ricevere, a sua volta, una pepperball<sup id=\"fnref:1\"><a href=\"#fn:1\" class=\"footnote\" rel=\"footnote\" role=\"doc-noteref\">1</a></sup> in faccia e a distanza ravvicinata. Gli agenti hanno sparato gas lacrimogeni e hanno placcato qualcun altro.</p>\n\n<p>Due compagni che mi stavano prestando soccorso medico mi hanno portato in una casa a due isolati di distanza. Ho fatto una doccia e ho messo una garza sulla ferita che avevo sul viso. Quando sono uscito dalla doccia, ho visto un altro trambusto sul marciapiede. Era difficile capire se fossero gli agenti dell’ICE a inseguire le persone o quest’ultime a inseguire le forze poliziesche.</p>\n\n<p>Alcune persone hanno eretto una barricata all’incrocio tra la Portland e la 33th, a un isolato di distanza dal luogo in cui Renee è stata uccisa. La barricata è ancora lì oggi con i manifestanti accampati lì intorno—including alcuni volti familiari che hanno difeso per oltre un anno la zona autonoma George Floyd Square – situata a mezzo miglio di distanza [dall’omicidio di Renee Good].</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/08/3.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>La barricata tra Portland e la 33th, a un isolato di distanza dal luogo in cui Renee è stata uccisa.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<p>Sono tornato a casa per curare le mie ferite e lavare via il peperoncino dai miei vestiti. Un paio d’ore dopo, ho sentito che l’ICE stava facendo irruzione nella Roosevelt High School e aveva speronato l’auto di un “osservatore” con uno dei loro mezzi – usando la macchina come arma, come abbiamo visto fare spesso. Fuori dall’ingresso principale è scoppiata una rissa. Hanno arrestato un manifestante ma non sono riusciti a catturare lo studente che volevano rapire. Questo dovrebbe ricordare a tutti che l’ICE non è invincibile: quando ci impegniamo nelle nostre azioni, possiamo sconfiggerla.</p>\n\n<p>Verso le 16:30, un gruppo di 30 o 40 manifestanti ha sfondato le porte del tribunale federale in centro. Mentre le guardie di sicurezza spingevano le persone contro le porte girevoli – in modo da tenerle fuori –, qualcuno ha rotto una finestra. Nessuno è stato arrestato. La spontaneità del momento e il gran numero di piccole proteste che sono divampate nelle Twin Cities hanno reso impossibile la reazione delle autorità.</p>\n\n<p>Quella notte c’è stata una veglia di massa che ha pianto per la morte di Renee. Circa diecimila persone sono scese in strada, affollandosi attorno ai barili in fiamme che si stagliavano a perdita d’occhio su Portland Avenue. Sembrava che tutta la gente del Southside fosse lì.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/08/1.jpg\" />   <figcaption>\n    <p>Veglia per Renee Good dopo che l’agente dell’ICE, Jonathan Ross, l’ha uccisa.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<p>Dall’inizio dell’invasione delle Twin Cities, sono emerse contraddizioni confuse all’interno della rete dei gruppi di risposta rapida. Nei primi giorni ci sono stati degli scontri importanti contro l’ICE alla fabbrica di carta Bro-Tex e nella zona est di St. Paul. Alcune settimane dopo, c’è stato uno scontro tra la 29th e Pillsbury, dove hanno aggredito una donna incinta. In seguito a questi episodi, ci sono state molte azioni di mantenimento della pace e dibattiti sulla non violenza. Gli elementi liberali hanno guadagnato terreno, e le cose che potevamo dare per scontate nel 2020 non sono più così scontate.</p>\n\n<p>Molte delle persone che fanno parte dei gruppi di risposta rapida provengono dai movimenti 50501 e No Kings e sono molto inesperte. Questo può essere sia una benedizione che una maledizione. C’è un’enorme fonte di energia creativa; vari quartieri stanno provando ogni tipo di strategia per i sistemi di allerta e aiuto reciproco. I liberali che gestiscono le operazioni, a volte, hanno condotto de facto operazioni di contro-insurrezione, dicendo alla gente di non andare sul luogo di un rapimento. I corsi di formazione sulle pattuglie – che sono molto frequentati –, hanno insegnato alle persone a mantenere sempre 30 piedi di distanza dall’ICE. C’è una cultura che ci definisce “osservatori”, un insidioso tarlo mentale per quelli di noi che vogliono fare tutto il possibile per disturbare e interferire con le operazioni dell’ICE.</p>\n\n<p>Si pone molta enfasi sulla raccolta delle targhe dell’ICE – rivelatasi sempre meno utile visto che gli agenti cambiano le loro targhe e 2000 nuovi veicoli infestano le nostre strade. Da quando lunedì è iniziata l’ondata repressiva, abbiamo scoperto che le pattuglie appiedate intorno ai punti caldi come Lake street e Bloomington Avenue sono sempre più efficaci. Non ci vuole molto per trovare un agente dell’ICE che si aggiri furtivo.</p>\n\n<p>A mio parere dovremo combattere su due fronti per sconfiggere l’invasione dell’ICE.</p>\n\n<p>Dobbiamo diventare più agili e coraggiosi nel fermare i rapimenti in modo tempestivo e deciso, e dobbiamo anche sconfiggerli a livello politico, diffondendo l’idea che l’ICE rappresenti un attacco alla società nel suo complesso. Le condizioni per un’altra rivolta come quella del 2020 stanno ribollendo appena sotto la superficie. È un fuoco sotterraneo che i federali non possono spegnere.</p>\n\n<p>Lo dobbiamo alla nostra sorella caduta Renee Good: spingere su queste tensioni fino a quando non riusciremo a sfondare dall’altra parte.</p>\n\n<hr />\n\n<figure class=\"video-container \">\n  <iframe src=\"https://player.vimeo.com/video/1152632837?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0\" frameborder=\"0\" webkitallowfullscreen=\"\" mozallowfullscreen=\"\" allowfullscreen=\"\"></iframe>\n  <figcaption class=\"caption video-caption video-caption-vimeo\">\n    <p>La barricata tra Portland e la 33th, a un isolato di distanza dal luogo in cui Renee è stata uccisa.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<figure class=\"video-container \">\n  <iframe src=\"https://player.vimeo.com/video/1152632860?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0\" frameborder=\"0\" webkitallowfullscreen=\"\" mozallowfullscreen=\"\" allowfullscreen=\"\"></iframe>\n  <figcaption class=\"caption video-caption video-caption-vimeo\">\n    <p>La barricata tra Portland e la 33th, a un isolato di distanza dal luogo in cui Renee è stata uccisa.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<figure class=\"video-container \">\n  <iframe src=\"https://player.vimeo.com/video/1152632895?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0\" frameborder=\"0\" webkitallowfullscreen=\"\" mozallowfullscreen=\"\" allowfullscreen=\"\"></iframe>\n  <figcaption class=\"caption video-caption video-caption-vimeo\">\n    <p>Vaffanculo ICE.</p>\n  </figcaption>\n</figure>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/08/4.jpg\" />\n</figure>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/08/5.jpg\" />\n</figure>\n\n<hr />\n\n<h1 id=\"further-reading\"><a href=\"#further-reading\"></a>Further Reading</h1>\n\n<ul>\n  <li><a href=\"/2026/01/27/the-noise-demonstrations-keeping-ice-agents-awake-at-their-hotels-a-model-from-the-twin-cities\">The Noise Demonstrations Keeping ICE Agents Awake at Their Hotels: A Model from the Twin Cities</a></li>\n  <li><a href=\"/2026/01/25/minneapolis-responds-to-the-murder-of-alex-pretti-an-eyewitness-account\">Minneapolis Responds to the Murder of Alex Pretti: An Eyewitness Account</a></li>\n  <li><a href=\"/2026/01/24/protesters-blockade-ice-headquarters-in-fort-snelling-minnesota-report-from-an-action-during-the-general-strike-in-the-twin-cities\">Protesters Blockade ICE Headquarters in Fort Snelling, Minnesota: Report from an Action during the General Strike in the Twin Cities</a></li>\n  <li><a href=\"/2026/01/21/from-rapid-response-to-revolutionary-social-change-the-potential-of-the-rapid-response-networks\">From Rapid Response to Revolutionary Social Change: The Potential of the Rapid Response Networks</a></li>\n  <li><a href=\"/2026/01/15/rapid-response-networks-in-the-twin-cities-a-guide-to-an-updated-model\">Rapid Response Networks in the Twin Cities: A Guide to an Updated Model</a></li>\n  <li><a href=\"/2026/01/15/north-minneapolis-spinge-fuori-ice-un-resoconto-di-prima-mano-della-risposta-a-un-altra-sparatoria-di-ice\">North Minneapolis caccia ICE: Un resoconto di prima mano della risposta a un altra sparatoria di ICE</a></li>\n  <li><a href=\"/2025/11/18/protesters-clash-with-ice-agents-again-in-the-twin-cities-a-firsthand-report\">Protesters Clash with ICE Agents Again in the Twin Cities: A Firsthand Report</a></li>\n  <li><a href=\"/2025/06/04/minneapolis-to-feds-get-the-fuck-out-how-people-in-the-twin-cities-responded-to-a-federal-raid\">Minneapolis to Feds: “Get the Fuck Out”: How People in the Twin Cities Responded to a Federal Raid</a></li>\n</ul>\n\n<div class=\"footnotes\" role=\"doc-endnotes\">\n  <ol>\n    <li id=\"fn:1\">\n      <p>La pepperball o proiettile di peperoncino è un arma non letale usato in contesti urbani e al chiuso. Il proiettile, all’atto che impatta con l’elemento mirato, si disintegra e rilascia una nube di peperoncino che agisce direttamente sulle mucose del viso (occhi, bocca e naso) della persona malcapitata, inibendone temporaneamente i sensi. Il raggio di azione di questo proiettile sparato con una pistola è di circa 30 metri. <a href=\"#fnref:1\" class=\"reversefootnote\" role=\"doc-backlink\">&#8617;</a></p>\n    </li>\n  </ol>\n</div>\n"
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      "content_html": "<p>A partire dal 28 dicembre 2025, una nuova ondata di protesta è divampata attraverso l’Iran, innescata dalla situazione di instabilità economica si è intensificata ben presto in una chiamata a rovesciare il governo. Questo è almeno il quinto movimento di questo tipo in un decennio, traendo da precedenti ondate di <a href=\"https://it.crimethinc.com/2020/10/08/iran-esiste-uninfinita-quantita-di-speranza-ma-non-per-noi-unintervista-in-cui-si-parla-di-pandemia-crisi-economica-repressione-e-resistenza-in-iran\">agitazioni operaie</a> e resistenze <a href=\"https://it.crimethinc.com/2023/03/08/jin-jiyan-azadi-woman-life-freedom-the-genealogy-of-a-slogan\">femministe</a>. Tuttavia, all’interno di questa rivolta, il movimento popolare si scontra con i monarchici reazionari, in gran parte stanziati al di fuori dell’Iran, che cercano di ottenere il sostegno degli Stati Uniti e di Israele per prendere il potere.</p>\n\n<p>Questo avviene nel mezzo di una situazione geopolitica tumultuosa. Il governo israeliano sta intensificando i bombardamenti a Gaza e in Libano e l’occupazione delle terre a Gaza, in Libano e in Siria; si sta preparando a costruire insediamenti che <a href=\"https://archive.ph/orwl1\">divideranno a metà la West Bank</a> per rendere impossibile uno stato palestinese. Gli Stati Uniti hanno appena rapito il presidente del Venezuela e sua moglie per poter afferrare il petrolio venezuelano, segnalando una <a href=\"https://crimethinc.com/2026/01/06/a-world-governed-by-force-the-attack-on-venezuela-and-the-conflicts-to-come\">disposizione</a> a fare qualunque cosa per dominare le persone dentro e fuori dai propri confini.</p>\n\n<p>Nell’autunno del 2025, manifestanti in <a href=\"https://crimethinc.com/2025/09/22/nepali-anarchists-on-the-toppling-of-the-government-an-interview-with-black-book-distro\">Nepal</a> e altrove hanno dimostrato che è ancora possibile rovesciare governi per i movimenti sociali. Una rivoluzione di successo in Iran potrebbe far partire una ondata di cambiamenti attraverso il globo. Ma se una rivoluzione di questo tipo fosse dirottata da forze reazionarie, potrebbe rimandare indietro di una generazione, o anche più,i movimenti di liberazione.</p>\n\n<p>La posta in gioco è alta. Lo dobbiamo ai movimenti popolari in Iran di imparare a conoscerli e supportarli, sia perché si stanno confrontando a una situazione disperata che per assicurarsi che un regime fantoccio al soldo di Israele e degli Stati Uniti non possa salire al potere. <strong>Qui presentiamo tre prospettive sulla rivolta dell’ultima settimana e mezzo.</strong></p>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/07/3.jpg\" />\n</figure>\n\n<hr />\n\n<h1 id=\"report-sullattuale-ondata-di-proteste-in-iran\"><a href=\"#report-sullattuale-ondata-di-proteste-in-iran\"></a>Report sull’attuale ondata di proteste in Iran</h1>\n\n<p class=\"darkred\"><em>Questo testo è un contributo di un anarchico che fa base in Iran che sta attivamente documentando e riportando sulla situazione attuale. A causa di serie preoccupazioni sulla sicurezza l’autore preferisce rimanere anonimo.</em></p>\n\n<p>Per quasi un decennio, la società iraniana ha ripetutamente visto ondate di proteste di strada dirette contro il sistema politico governante, la Repubblica Islamica. Mentre queste proteste sono emerse come conseguenza di fattori scatenanti diversi, sono radicate in profonde e irrisolte crisi strutturali – economiche, politiche e sociali- che continuano a dare forma alla vita di tutti i giorni in Iran.</p>\n\n<p>In tutti questi anni la primaria risposta dello stato al dissenso pubblico è stata la repressione sistematica. Movimenti di protesta hanno incontrato in maniera consistente forza letale, arresti di massa, imprigionamenti e intimidazioni diffuse. Ben lontano dal risolvere le situazioni di fondo, questo approccio ha contribuito all’accumulazione di rabbia e alla crescita di un profondo senso di ingiustizia attraverso la società.</p>\n\n<p>Le più recenti proteste sono state provocate dal drammatico collasso della valuta nazionale iraniana e dalla grave deteriorazione delle condizioni di vita. La rapida svalutazione del rial, combinata con una impennata dell’inflazione e una povertà diffusa ha spinto ampi segmenti della popolazione oltre alla sopravvivenza economica. Queste condizioni hanno portato molti a concludere che la crisi non è temporanea né riformabile, ma strutturale e inseparabile dal sistema di potere esistente.</p>\n\n<p>A differenza di episodi precedenti, le proteste attuali riflettono un più ampio livello di coscienza collettiva. Manifestazioni non sono più limitate a città o gruppi sociali specifici; si sono invece diffuse simultaneamente attraverso multiple regioni, coinvolgendo diversi segmenti della società. Lamentele sull’economia si sono trasformate rapidamente in richieste politiche esplicite, con manifestanti che chiamano apertamente alla fine del governo autoritario e allo smantellamento della Repubblica Islamica.</p>\n\n<p>Allo stesso tempo, parti dell’opposizione- in particolare i gruppi monarchici- stanno tentando di capitalizzare sul movimento di protesta. Attraverso media satellite e piattaforme social, questi attori cercano di presentarsi come valide alternative politiche, attingendo a narrative nostalgiche dell’era pre-rivoluzionaria mentre cercano di reindirizzare la rabbia popolare attraverso i propri progetti di potere.</p>\n\n<p>Nel frattempo, la repressione statale si è intensificata in modo significativo. I report indicano che più di dieci persone sono state uccise e centinaia arrestate in giorni recenti, anche se i numeri reali sono probabilmente più alti. Forze di sicurezza hanno espanso l’uso di violenza, sorveglianza e detenzione arbitraria, ponendo immensa pressione sui manifestanti e sulla più ampia popolazione.</p>\n\n<p>Sopratutto, la situazione corrente in Iran rappresenta molto più di uno scoppio di disordini spontanei. Segnala una profonda crisi di legittimità, il collasso della pubblica fiducia nelle istituzioni di governo, e una fase critica nel confronto tra società e ordine regnante. La traiettoria di questo momento dipenderà dal bilancio tra resistenza sociale, repressione di stato e capacità delle persone di organizzarsi indipendentemente al di fuori sia del potere statale che delle forze elitarie di oppposizione.</p>\n\n<hr />\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/07/1.jpg\" />\n</figure>\n\n<hr />\n\n<h1 id=\"proteste-in-iran-tra-lassedio-di-nemici-interni-ed-esterni-un-report-sulle-recenti-rivolte-di-massa\"><a href=\"#proteste-in-iran-tra-lassedio-di-nemici-interni-ed-esterni-un-report-sulle-recenti-rivolte-di-massa\"></a>Proteste in Iran tra l’assedio di nemici interni ed esterni: un report sulle recenti rivolte di massa</h1>\n\n<p class=\"darkred\"><em>L’analisi che segue è un contributo di <a href=\"https://www.instagram.com/roja.paris/\">Roja</a>, un collettivo femminista e anticapitalista con base a Parigi. Roja è nato dopo il femminicidio di Jina (Mahsa) Amini, in corrispondenza con l’inizio dell’insurrezione del settembre 2022 “<a href=\"https://crimethinc.com/2023/03/08/jin-jiyan-azadi-woman-life-freedom-the-genealogy-of-a-slogan\">Jin, Jiyan, Azadi</a>”. Il collettivo è composto da attiviste politiche provenienti da diverse nazionalità e geografie politiche dell’Iran, incluse Kurde, Hazara, Persiane e altre. Le attività di Roja non sono connesse solo a movimenti sociali in Iran e nel Medio Oriente, ma anche a lotte locali a Parigi al passo con lotte internazionaliste, incluse quelle in supporto alla Palestina. Il nome “Roja” è ispirato dalla risonanza di una serie di parole in differenti lingue: in spagnolo</em> roja <em>vuol dire “rosso” ; in kurdo</em> roj <em>significa “luce” e “giorno”; in mazandarani</em> roja <em>significa “stella del mattino” o “Venere”, considerato il corpo celeste più luminoso di notte.</em></p>\n\n<p><strong>Aggiornamento, 9 gennaio</strong>: Questo intervento politico è stato scritto da Roja il 4 gennaio 2026, nel sesto giorno di proteste nazionali in Iran. Molto è successo da quel momento- sopratutto la notte del 8 gennaio che non ha precedenti storici, il dodicesimo giorno di rivolta. La giornata è iniziata con uno sciopero generale dei dei negozianti e dell’economia di mercato, notabilmente in Kurdistan, chiamato dai partiti curdi. La chiusura dei negozi è coincisa con mobilitazioni nelle strade e nei campus attraverso la nazione. Scontri con le forze di polizia attraverso dozzine di città, dalla capitale alle province di frontiera; un report di un osservatorio dei diritti, ha contato azioni di protesta in almeno 46 città attraverso 21 province quel giorno. Arrivati alla notte, le immagini che circolavano mostravano folle di dimensioni scioccanti, ingestibili da parte della polizia: milioni di persone che si riprendevano le strade e in molti posti, spingevano la presenza di forze di sicurezza a ritirarsi- un’atmosfera che, per molti, rimandava nella memoria ai mesi che portatono alla rivoluzione del 1979.</p>\n\n<p>La sera dell’8 gennaio mentre l’apparato repressivo della Repubblica Islamica vacillava e le strade sfuggivano dalla sua presa, implementava un quasi totale shutdown di internet. Il blackout continua mentre scriviamo, un tentativo di dividere i circuiti di coordinamento e di impedire la documentazione degli omicidi.</p>\n\n<p>Allo stesso tempo Donald Trump ha reiterato minacce di ritorsione se la Repubblica Islamica continua con gli omicidi, mentre si - soltanto parzialmente- distanzava da Reza Pahlavi, dicendo che non era sicuro un incontro fosse appropriato e che “dovremmo lasciare che tutti vadano fuori e vedere chi emerge”. La fissazione sul “figlio dello Scià” oscura un’altra tendenza, comunque vera, su cui ci focalizziamo in questo testo: il prospetto di una transizione controllata attraverso la riconfigurazione interna- cambiamento senza rottura- sulla falsariga di ciò che è recentemente successo in Venezuela.</p>\n\n<h2 id=\"i-la-quinta-insurrezione-dal-2017\"><a href=\"#i-la-quinta-insurrezione-dal-2017\"></a>I. La quinta insurrezione dal 2017</h2>\n\n<p>Dal 28 dicembre 2025 l’Iran è nuovamente attraversato da una febbre di proteste diffuse. Gli slogan “Morte al dittatore” e “Morte a Khamenei” risuonano nelle strade in <a href=\"https://www.hra-news.org/2026/hranews/a-6898ac56/\">almeno 222 località, distribuite in 78 città e 26 province</a>. Non si tratta solo di proteste contro la povertà, l’aumento vertiginoso dei prezzi, l’inflazione e l’espropriazione, ma di un’insurrezione contro un intero sistema politico marcio fino al midollo. La vita è diventata insostenibile per la maggioranza della popolazione — in particolare per la classe operaia, le donne, le persone queer e le minoranze etniche non persiane. Ciò dipende non solo dal crollo della valuta iraniana dopo <a href=\"https://crimethinc.com/2025/06/23/women-life-freedom-against-the-war-a-statement-against-genocidal-israel-and-the-repressive-islamic-republic\">la guerra dei dodici giorni</a>, ma anche dal collasso dei servizi sociali di base, dai continui blackout, dall’aggravarsi della crisi ambientale (inquinamento atmosferico, siccità, deforestazione e cattiva gestione delle risorse idriche) e dalle esecuzioni di massa (<a href=\"https://www.hra-news.org/periodical/a-205/\">almeno 2.063 nel 2025</a>). Tutti questi fattori hanno contribuito a un peggioramento drastico delle condizioni di vita. La crisi della riproduzione sociale costituisce il fulcro delle proteste attuali, e il loro orizzonte ultimo è rivendicare migliori condizioni di vita.</p>\n\n<p>Questa insurrezione rappresenta la quinta ondata di una catena di proteste iniziata nel dicembre 2017 con la cosiddetta “rivolta del pane”, proseguita con la sanguinosa insurrezione del novembre 2019 contro l’aumento del prezzo del carburante e l’ingiustizia sociale. Nel 2021 è stato il turno della rivolta degli “assetati”, iniziata e guidata dalle minoranze arabe. Questa ondata ha raggiunto un picco con l’insurrezione “Donna, Vita, Libertà” del 2022, che ha posto al centro le lotte per la liberazione delle donne e quelle anticoloniali delle nazionalità oppresse, come curdi e beluci, aprendo nuovi orizzonti. L’insurrezione attuale torna a mettere al centro la crisi della riproduzione sociale, questa volta su un terreno postbellico più radicale. Si tratta di proteste che nascono da rivendicazioni materiali che colpiscono, con sorprendente rapidità, le strutture del potere e l’oligarchia corrotta al governo.</p>\n\n<h2 id=\"ii-uninsurrezione-assediata-da-minacce-interne-ed-esterne\"><a href=\"#ii-uninsurrezione-assediata-da-minacce-interne-ed-esterne\"></a>II. Un’insurrezione assediata da minacce interne ed esterne</h2>\n\n<p>Le proteste in corso in Iran sono assediate da ogni lato, da minacce sia esterne sia interne. Il giorno prima dell’attacco imperialista statunitense al Venezuela, Donald Trump — sfoggiando un linguaggio di “sostegno ai manifestanti” — ha lanciato un avvertimento: se il governo iraniano “ucciderà manifestanti pacifici, come è sua abitudine, gli Stati Uniti d’America verranno in loro soccorso. Siamo pronti e armati”. È il copione più antico dell’imperialismo: usare la retorica del “salvare vite” per legittimare la guerra, come in Iraq o in Libia. Gli Stati Uniti continuano a seguire questo schema: solo nel 2025 hanno lanciato attacchi militari diretti contro <a href=\"https://www.aljazeera.com/news/2025/12/31/how-many-countries-has-trump-bombed-in-2025\">sette Paesi</a>.</p>\n\n<p>Il governo genocida di Israele, che al grido di “Donna, Vita, Libertà”, aveva già attaccato l’Iran nella guerra dei dodici giorni, ora scrive in persiano sui social: “Siamo al vostro fianco, manifestanti”. I monarchici, braccio locale del sionismo — <a href=\"https://crimethinc.com/2025/06/23/women-life-freedom-against-the-war-a-statement-against-genocidal-israel-and-the-repressive-islamic-republic\">che si sono macchiati dell’infamia di sostenere Israele durante la guerra dei dodici giorni</a> — cercano oggi di presentarsi ai loro padrini occidentali come l’unica alternativa possibile. Lo fanno attraverso una rappresentazione selettiva e una manipolazione della realtà, lanciando una campagna informatica volta ad appropriarsi delle proteste, falsificando e alterando gli slogan di strada a sostegno della causa monarchica. Questo rivela la loro natura ingannevole, le ambizioni monopolistiche, il loro potere mediatico e, soprattutto, la loro debolezza interna, dovuta all’assenza di una reale forza materiale nel paese. Con lo slogan “Make Iran Great Again”, questo gruppo ha accolto con favore l’operazione imperialista di Trump in Venezuela e ora attende il rapimento dei dirigenti della Repubblica Islamica da parte di sicari statunitensi e israeliani.</p>\n\n<p>Ci sono poi i campisti pseudo-di-sinistra, autoproclamatisi “anti-imperialisti”, che assolvono la dittatura della Repubblica Islamica proiettando su di essa una maschera antimperialista. Mettono in dubbio la legittimità delle proteste sostenendo che “un’insurrezione in queste condizioni non è altro che un gioco sul terreno dell’imperialismo”, poiché leggono l’Iran esclusivamente attraverso la lente del conflitto geopolitico, come se ogni rivolta fosse un progetto orchestrato da Stati Uniti e Israele. Così facendo negano la soggettività politica del popolo iraniano e concedono alla Repubblica islamica un’immunità discorsiva e politica mentre continua a massacrare e reprimere la propria popolazione.</p>\n\n<p>“Arrabbiati contro l’imperialismo” ma “spaventati dalla rivoluzione” – per riprendere <a href=\"https://www.iran-archive.com/sites/default/files/2021-08/amirparviz-pouyan-tarsaan-az-enghelab.pdf\">la formulazione di Amir Parviz Puyan</a> – la loro postura è una forma di anti-reazionismo reazionario. Arrivano persino a sostenere che non si dovrebbe scrivere delle recenti proteste, uccisioni e repressioni in Iran in nessuna lingua diversa dal persiano negli spazi internazionali, per non offrire un “pretesto” agli imperialisti. Come se, al di là dei persiani, non esistessero altri popoli capaci di destini condivisi, esperienze comuni, connessioni e solidarietà di lotta. Per i campisti non esiste alcun soggetto al di fuori dei governi occidentali, né alcuna realtà sociale al di fuori della geopolitica.</p>\n\n<p>Contro tutti questi nemici, rivendichiamo la legittimità delle proteste, l’intersezione delle oppressioni e la condivisione delle lotte. La corrente monarchica reazionaria si espande nell’estrema destra dell’opposizione iraniana, e la minaccia imperialista contro il popolo iraniano — incluso il pericolo di un intervento straniero — è reale. Ma altrettanto reale è la rabbia popolare, forgiata in oltre quattro decenni di brutale repressione, sfruttamento e “colonialismo interno” dello Stato contro le comunità non persiane.</p>\n\n<p>Non abbiamo altra scelta che affrontare queste contraddizioni per quello che sono. Ciò che vediamo oggi è una forza insorgente che emerge dall’inferno sociale iraniano: persone che rischiano la vita per sopravvivere affrontando frontalmente l’apparato repressivo.</p>\n\n<p>Non abbiamo il diritto di usare il pretesto della minaccia esterna per negare la violenza inflitta a milioni di persone in Iran — né per negare il diritto di sollevarsi contro di essa.</p>\n\n<p>Chi scende in strada è stanco di analisi astratte, semplicistiche e paternalistiche. Chi scende in strada combatte all’interno delle contraddizioni: vive sotto le sanzioni e allo stesso tempo subisce il saccheggio di un’oligarchia interna; teme la guerra e teme la dittatura interna. Ma non si paralizza. Rivendica di essere soggetto attivo del proprio destino — e il suo orizzonte, almeno dal dicembre 2017, non è più la riforma, bensì la caduta della Repubblica islamica.</p>\n\n<h2 id=\"iii-la-diffusione-della-rivolta\"><a href=\"#iii-la-diffusione-della-rivolta\"></a>III. La diffusione della rivolta</h2>\n\n<p>Le proteste sono state innescate dal crollo verticale del rial — esplodendo inizialmente tra i commercianti della capitale, in particolare i rivenditori di telefoni cellulari e di computer — ma si sono rapidamente trasformate in un’insurrezione ampia ed eterogenea, che ha coinvolto lavoratori salariati, venditori ambulanti, facchini e lavoratori dei servizi dell’economia di Teheran. La rivolta si è poi spostata rapidamente dalle strade della capitale alle università e ad altre città, in particolare quelle più piccole, che sono diventate l’epicentro di questa ondata di proteste.</p>\n\n<p>Fin dall’inizio, gli slogan hanno preso di mira l’intera Repubblica islamica. Oggi la rivolta è portata avanti soprattutto dai poveri e dagli espropriati: giovani, disoccupati, lavoratori e lavoratrici precarie e studenti.</p>\n\n<p>Alcuni hanno liquidato le proteste sostenendo che esse sono nate nel Bazar (l’economia mercantile di Teheran), spesso percepito come alleato del regime e simbolo del capitalismo commerciale. Le hanno etichettate come “piccolo-borghesi” o “legate al regime”. Questa reazione ricorda le prime risposte al movimento dei <a href=\"https://crimethinc.com/2018/11/27/the-yellow-vest-movement-in-france-between-ecological-neoliberalism-and-apolitical-movements\">Gilet Gialli in Francia nel 2018</a>: poiché la rivolta era emersa al di fuori della “tradizionale” classe operaia e delle reti riconosciute della sinistra, e poiché veicolava slogan contraddittori, molti si affrettarono a liquidarla come reazionaria.</p>\n\n<p>Ma il punto di partenza di un’insurrezione non ne determina l’esito. L’origine non predetermina la traiettoria. Le proteste attuali in Iran avrebbero potuto riaccendersi a partire da qualsiasi scintilla, non solo dal Bazar. Anche qui, ciò che è iniziato nel Bazar si è rapidamente diffuso nei quartieri poveri urbani in tutto il Paese.</p>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/07/2.jpg\" />\n</figure>\n\n<h2 id=\"iv-la-geografia-della-rivolta\"><a href=\"#iv-la-geografia-della-rivolta\"></a>IV. La geografia della rivolta</h2>\n\n<p>Se nel 2022 il cuore pulsante di “Jin, Jiyan, Azadi” batteva nelle regioni marginalizzate – Kurdistan e Belucistan – oggi le città più piccole dell’ovest e del sud-ovest sono diventate nodi centrali del malcontento: Hamedan, Lorestan, Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, Kermanshah e Ilam. Le minoranze lor, bakhtiari e lak di queste regioni sono doppiamente schiacciate dal peso delle crisi interne alla Repubblica Islamica: da un lato la pressione delle sanzioni e l’ombra della guerra, dall’altro la repressione etnica e lo sfruttamento, la distruzione ecologica che minaccia le loro vite, in particolare lungo la catena degli Zagros. È la stessa regione in cui Mojahid Korkor – un manifestante lor – è stato giustiziato dalla Repubblica Islamica durante l’insurrezione per Jina/Mahsa Amini, il giorno prima dell’attacco israeliano, e in cui Kian Pirfalak, un bambino di nove anni, è stato ucciso dalle forze di sicurezza durante l’insurrezione del 2022.</p>\n\n<p>Tuttavia, a differenza dell’insurrezione per Jina – che fin dall’inizio si era espansa consapevolmente lungo fratture di sesso, genere ed etniche – nelle proteste recenti l’antagonismo di classe è stato più esplicito e, finora, la loro diffusione ha seguito una logica più marcatamente di massa.</p>\n\n<p>Tra il 28 dicembre e il 4 gennaio 2025, almeno 17 persone sono state uccise dalle forze repressive della Repubblica Islamica con l’uso di munizioni vere e fucili a pallini — la maggior parte lor (in senso ampio, soprattutto in Lorestan e Chaharmahal e Bakhtiari) e curde (in particolare a Ilam e Kermanshah). Centinaia di persone sono state arrestate (almeno 580, di cui almeno 70 minorenni); decine sono rimaste ferite. Con l’avanzare delle proteste, la violenza della polizia è aumentata: il settimo giorno a Ilam, le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nell’ospedale Imam Khomeini per arrestare i feriti; a Birjand, hanno attaccato un dormitorio universitario femminile. Il bilancio delle vittime continua a crescere man mano che l’insurrezione si approfondisce, e i numeri reali sono certamente superiori a quelli ufficiali.</p>\n\n<p>La violenza però non è ugualmente distribuita: la repressione è più dura nelle città più piccole, soprattutto nelle comunità marginalizzate e minoritarie che vengono spinte ai margini. Le sanguinose uccisioni a Malekshahi (Ilam) e Jafarabad (Kermanshah) testimoniano questa disparità strutturale di oppressione e repressione.</p>\n\n<p>Il quarto giorno di protesta, il governo — coordinandosi tra le varie istituzioni — ha annunciato chiusure diffuse in 23 province con il pretesto del “freddo” o della “carenza energetica”. In realtà si trattava di un tentativo di spezzare i circuiti attraverso cui la rivolta si sta diffondendo — Bazar, università e strade. Parallelamente, le università hanno spostato sempre più lezioni online per recidere i legami tra gli spazi di resistenza.</p>\n\n<h2 id=\"v-limpatto-della-guerra-dei-dodici-giorni\"><a href=\"#v-limpatto-della-guerra-dei-dodici-giorni\"></a>V. L’impatto della guerra dei dodici giorni</h2>\n\n<p>Dopo la guerra dei dodici giorni, il governo iraniano — nel tentativo di compensare il crollo della propria autorità — ha fatto ricorso in modo ancora più aperto alla violenza. Gli attacchi israeliani contro siti militari e civili iraniani hanno portato ad un’ulteriore militarizzazione e securitizzazione dello spazio politico e sociale, in particolare conducendo una campagna razzista di deportazione di massa degli immigrati afghani. E mentre lo Stato invoca incessantemente la “sicurezza nazionale”, continua ad essere il principale produttore di insicurezza: un’insicurezza che attacca la vita delle persone attraverso un’impennata senza precedenti delle esecuzioni, il maltrattamento sistemico di detenuti e detenute e l’intensificazione dell’insicurezza economica tramite la brutale riduzione dei mezzi di sussistenza.</p>\n\n<p>La guerra dei dodici giorni — seguita dall’inasprimento delle sanzioni statunitensi ed europee e dall’attivazione del meccanismo di snapback del Consiglio di Sicurezza dell’ONU — ha aumentato la pressione sui proventi petroliferi, sul sistema bancario e sul settore finanziario, soffocando l’afflusso di valuta estera e aggravando la crisi di bilancio.</p>\n\n<p>Dal 24 giugno 2025, data della fine della guerra, alla notte del 18 dicembre, quando sono esplose le prime proteste nel Bazar di Teheran, il rial ha perso circa il 40% del suo valore. Non si è trattato di una fluttuazione “naturale” del mercato, ma del risultato combinato dell’escalation delle sanzioni e dello sforzo deliberato della Repubblica islamica di scaricare dall’alto verso il basso gli effetti della crisi attraverso una svalutazione della moneta nazionale.</p>\n\n<p>Le sanzioni devono essere condannate senza riserve. Nell’Iran di oggi, tuttavia, esse operano anche come strumento di potere di classe interno. La valuta estera è sempre più concentrata nelle mani di un’oligarchia militare-securitaria che trae profitto dall’elusione delle sanzioni e dall’intermediazione opaca del petrolio. I proventi delle esportazioni sono di fatto tenuti in ostaggio e immessi nell’economia formale solo in momenti specifici e a tassi manipolati. Anche quando le vendite di petrolio aumentano, i profitti circolano all’interno di istituzioni parastatali e di uno “Stato parallelo” (soprattutto <a href=\"https://crimethinc.com/2026/01/06/a-world-governed-by-force-the-attack-on-venezuela-and-the-conflicts-to-come\">il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica</a>), invece di tradursi nella vita quotidiana delle persone.</p>\n\n<p>Per coprire il deficit prodotto dal calo delle entrate e dai ritorni bloccati, lo Stato ricorre alla rimozione dei sussidi e all’austerità. In questo quadro, il crollo improvviso del rial diventa uno strumento fiscale: forza la valuta “ostaggio” a rientrare in circolazione secondo le condizioni volute dallo Stato e amplia rapidamente le risorse in rial del governo — dal momento che lo Stato stesso è uno dei maggiori detentori di dollari. Il risultato è un’estrazione diretta dai redditi delle classi popolari e medie e il trasferimento dei profitti derivanti dall’elusione delle sanzioni e dalla rendita valutaria a una ristretta minoranza, approfondendo così ulteriormente la divisione di classe, l’instabilità materiale e la rabbia sociale. In altre parole, i costi delle sanzioni sono pagati direttamente dalle classi inferiori e dai ceti medi.</p>\n\n<p>Il collasso della valuta nazionale va dunque inteso come un saccheggio statale organizzato in un’economia segnata dalla guerra e strangolata dalle sanzioni: una manipolazione del tasso di cambio a favore delle reti di intermediazione legate all’oligarchia dominante, al servizio di uno Stato che ha elevato la liberalizzazione neoliberale dei prezzi a dottrina sacra.</p>\n\n<p>I campisti pseudo-di-sinistra riducono la crisi alle sanzioni statunitensi e all’egemonia del dollaro, cancellando il ruolo della classe dominante della Repubblica Islamica come agente attivo di espropriazione e accumulazione finanziarizzata. I campisti di destra, generalmente allineati all’imperialismo occidentale, attribuiscono invece tutta la colpa alla Repubblica Islamica e trattano le sanzioni come irrilevanti. Queste posizioni si rispecchiano a vicenda — e ciascuna riflette interessi molto chiari. Contro entrambe, insistiamo sul riconoscimento dell’intreccio tra saccheggio ed espropriazione globali e locali. Sì, le sanzioni devastano la vita delle persone — attraverso la carenza di medicinali, le carenze all’interno di specifici segmenti industriali, la disoccupazione e i danni psicologici — ma il peso più grosso viene distribuito sulla popolazione, non sull’oligarchia militare-securitaria che accumula immense ricchezze controllando i circuiti informali della valuta e del petrolio.</p>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/07/4.jpg\" />\n</figure>\n\n<h2 id=\"vi-le-contraddizioni\"><a href=\"#vi-le-contraddizioni\"></a>VI. Le contraddizioni</h2>\n\n<p>Nelle strade si sentono slogan contraddittori, che vanno dalle invocazioni per il rovesciamento della Repubblica Islamica agli appelli filomonarchici. Allo stesso tempo, gli studenti scandiscono slogan contro il dispotismo della Repubblica Islamica e contro l’autocrazia monarchica. Gli slogan pro-Shah e pro-Pahlavi riflettono le contraddizioni reali in campo, ma sono anche amplificati e fabbricati attraverso distorsioni mediatiche di destra, inclusa la vergognosa sostituzione delle voci dei manifestanti con slogan monarchici. Il principale responsabile di questa manipolazione mediatica è Iran International, divenuto un megafono della propaganda sionista e monarchica. Il suo bilancio annuale si aggira, secondo quanto riportato, intorno ai 250 milioni di dollari, <a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=lw6p3ULIaYM&amp;t=708s\">finanziati da individui e istituzioni legati ai governi di Arabia Saudita e Israele</a>.</p>\n\n<p>Nell’ultimo decennio, la geografia iraniana è diventata un campo di tensione tra due orizzonti socio-politici, mediati da due diversi modelli di organizzazione contro la Repubblica Islamica. Da un lato vi è un’organizzazione sociale concreta e radicata lungo le fratture di classe, genere, sesso ed etnia — visibile soprattutto nelle reti che sono nate durante l’insurrezione Jina del 2022, e che vanno dal carcere di Evin alla diaspora, producendo un’unità senza precedenti tra forze diverse, dalle donne alle minoranze etniche curde e beluci, che si oppongono alla dittatura e che riportano a orizzonti femministi e anticoloniali. Dall’altro lato vi è una mobilitazione populista che viene rappresentata nelle reti televisive satellitari come una sorta di “rivoluzione nazionale”, come una massa omogenea di individui atomizzati. Sostenuta da Israele e dall’Arabia Saudita, questa massa mira alla costruzione di un corpo unico il cui “capo” — il figlio dello Scià deposto — possa essere successivamente inserito dall’esterno, tramite un intervento straniero. Nell’ultimo decennio, i monarchici, armati di un enorme potere mediatico, hanno spinto l’opinione pubblica verso un nazionalismo estremista e razzista, approfondendo ulteriormente le fratture etniche e frammentando l’immaginazione politica dei popoli dell’Iran.</p>\n\n<p>La crescita di questa corrente negli ultimi anni non è il segno di un’“arretratezza” politica delle persone, ma il risultato dell’assenza di una vasta organizzazione e di un potere mediatico di sinistra capaci di produrre un discorso contro-egemonico alternativo — un’assenza dovuta in parte alla repressione e al soffocamento, che ha però lasciato spazio a questo populismo reazionario. In mancanza di una narrazione forte da parte delle forze di sinistra, democratiche e non nazionaliste, anche slogan e ideali universali come libertà, giustizia e maggiori diritti per le donne possono essere facilmente appropriati dai monarchici e rivenduti alla popolazione in vesti apparentemente progressiste che nascondono però un nucleo autoritario. In alcuni casi vengono persino confezionate all’interno di un vocabolario socialista: è precisamente qui che l’estrema destra divora anche il terreno dell’economia politica.</p>\n\n<p>Allo stesso tempo, con l’intensificarsi dell’antagonismo con la Repubblica Islamica, si sono accentuate anche le tensioni tra questi due orizzonti e modelli; oggi la frattura tra di essi è visibile nella distribuzione geografica degli slogan di protesta. Poiché il progetto del “ritorno dei Pahlavi” rappresenta un orizzonte patriarcale fondato su un etno-nazionalismo persiano e su un orientamento profondamente di destra, nei luoghi in cui sono emerse forme di organizzazione operaia e femminista dal basso — come le università e le regioni curde, arabe, beluci, turkmene e turche — gli slogan pro-monarchia sono in larga parte assenti e spesso suscitano reazioni negative. Questa situazione contraddittoria ha prodotto diverse incomprensioni sull’insurrezione recente.</p>\n\n<h2 id=\"vii-lorizzonte\"><a href=\"#vii-lorizzonte\"></a>VII. L’orizzonte</h2>\n\n<p>L’Iran si trova in un momento storico decisivo. La Repubblica Islamica è in una delle posizioni di maggiore debolezza della sua storia — sul piano internazionale, dopo il 7 ottobre 2023 e l’indebolimento del cosiddetto “Asse della Resistenza”, e sul piano interno, dopo anni di insurrezioni e sollevazioni ripetute. Il futuro di questa nuova ondata resta incerto, ma l’ampiezza della crisi e la profondità dell’insoddisfazione popolare garantiscono che una nuova esplosione di proteste può verificarsi in qualsiasi momento. Anche se l’insurrezione attuale dovesse essere repressa, essa ritornerà. In questa congiuntura, qualsiasi intervento militare o imperialista non può che indebolire la lotta dal basso e rafforzare la mano della Repubblica Islamica nella repressione.</p>\n\n<p>Nell’ultimo decennio, la società iraniana ha reinventato l’azione politica collettiva dal basso. Dal Belucistan e dal Kurdistan durante l’insurrezione per Jina, alle città più piccole del Lorestan e di Isfahan nell’attuale ondata di proteste, l’azione politica — priva di qualsiasi rappresentanza ufficiale dall’alto — si è spostata nelle strade, nei comitati di sciopero e nelle reti locali informali. Nonostante la brutale repressione, queste capacità e connessioni restano vive nella società; la loro possibilità di riemergere e cristallizzarsi in potere politico persiste. Ma l’accumulazione della rabbia non è l’unico fattore che ne determinerà la continuità e la direzione. Decisiva sarà anche la possibilità di costruire un orizzonte politico indipendente e una reale alternativa.</p>\n\n<p>Questo orizzonte affronta due minacce parallele. Da un lato, può essere appropriato o marginalizzato da forze di destra che hanno base all’estero, che strumentalizzano la sofferenza delle persone per giustificare sanzioni, guerra o interventi militari. Dall’altro lato, da segmenti della classe dominante — sia appartenenti alle fazioni militari-securitarie sia agli attuali riformisti — che lavorano dietro le quinte per presentarsi all’Occidente come un’opzione “più razionale”, “meno costosa”, “più affidabile”: un’alternativa interna alla Repubblica Islamica, non per rompere davvero con l’ordine del dominio esistente, ma per riconfigurarlo sotto un altro volto. (Donald Trump punta a <a href=\"https://crimethinc.com/2026/01/06/a-world-governed-by-force-the-attack-on-venezuela-and-the-conflicts-to-come\">fare qualcosa di simile</a> in Venezuela, piegando elementi del governo al proprio volere anziché provocare un vero cambiamento di regime). È un freddo calcolo interno alla gestione della crisi: contenere la rabbia sociale, ricalibrare le tensioni con le potenze globali e riprodurre un ordine in cui ai popoli è negata l’autodeterminazione.</p>\n\n<p>Contro entrambe queste correnti, la rinascita di una politica internazionalista di liberazione è più necessaria che mai. Non si tratta di una “terza via” astratta, ma dell’impegno a porre le lotte delle persone al centro dell’analisi e dell’azione: organizzazione dal basso invece di copioni scritti dall’alto da leader auto-proclamati, o di false opposizioni costruite dall’esterno. Oggi l’internazionalismo significa tenere insieme il diritto dei popoli all’autodeterminazione e l’obbligo di combattere tutte le forme di dominio — interne ed esterne. Un vero blocco internazionalista deve essere costruito a partire dall’esperienza vissuta, da solidarietà concrete e da capacità indipendenti.</p>\n\n<p>Ciò richiede la partecipazione attiva di forze della sinistra, femministe, anticoloniali, ecologiste e democratiche nella costruzione di un’ampia organizzazione di classe all’interno dell’ondata di proteste — sia per riappropriarsi della vita sia per aprire orizzonti alternativi di riproduzione sociale. Al tempo stesso, questa organizzazione deve collocarsi in continuità con l’orizzonte di liberazione delle lotte precedenti, in particolare con il movimento “Jin, Jiyan, Azadi”, la cui energia conserva ancora il potenziale di destabilizzare simultaneamente i discorsi della Repubblica Islamica, dei monarchici, del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e di quegli ex riformisti che oggi sognano una transizione controllata e una reintegrazione nei cicli di accumulazione statunitensi e israeliani nella regione.</p>\n\n<p>Questo è anche un momento decisivo per la diaspora iraniana: essa può contribuire a ridefinire una politica di liberazione, oppure può riprodurre l’esausto binarismo tra “dispotismo interno” e “intervento straniero”, prolungando così l’impasse politica. In questo contesto, è necessario che le forze della diaspora compiano passi verso la formazione di un vero blocco politico internazionalista — capace di tracciare linee nette contro il dispotismo interno e contro il dominio imperialista. Questa posizione lega l’opposizione all’intervento imperialista a una rottura esplicita con la Repubblica Islamica, rifiutando qualsiasi giustificazione della repressione in nome della lotta contro un nemico esterno.</p>\n\n<figure class=\"portrait\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/07/6.jpg\" />\n</figure>\n\n<hr />\n\n<h1 id=\"la-vista-dalla-siria\"><a href=\"#la-vista-dalla-siria\"></a>La vista dalla Siria</h1>\n\n<p class=\"darkred\"><em>Questo è un estratto da una dichiarazioni di anarchici internazionalisti sul campo in Siria del Nord.</em></p>\n\n<p>L’Iran è un attore importante nelle geopolitiche del Medio Oriente. La sua influenza ha avuto un grande impatto sulla Siria durante l’era di Assad. Contrabbando e altre vie di trasporto passavano attraverso la Siria, approvigionando Hezbollah.</p>\n\n<p>Dopo la caduta del regime di Assad, l’Iran è stato spinto fuori dalla Siria e ha tendenzialmente perso i poteri che aveva nella regione. Il danno sostenuto durante gli attacchi israeliani del giugno 2025 è diventato un altro fattore che ha condizionato la situazione della Repubblica Islamica.</p>\n\n<p>Proteste stanno regolarmente infiammando l’Iran. Le proteste del 2022 sotto lo slogan “Donna, Vita, Libertà” sono globalmente famose. Come allora, la protesta è divampata in tutto il paese. Il discontento delle persone si è diffuso a causa di fattori economici- inflazione, prezzi in crescita e povertà, ma eventualmente sono arrivati a chiamare per la caduta del regime. I manifestanti si scontrano con la polizia nelle strade, e alcuni sono stati uccisi e feriti.</p>\n\n<p>Durante l’escalation Israele-Iran nel 2025, un dettaglio interessante da notare erano le testimonianze di Trump e Netanyahu sull’intenzionale destabilizzazione dell’Iran mirato al cambio di regime. È abbastanza standard come approccio da parte degli USA verso governi “inconvenienti” nelle regioni di loro interesse: sgomberare la strada per politici più coperativi, come hanno provato a fare in Afghanistan.</p>\n\n<p>Durante la più recente intensificazione della guerra tra Iran e Israele, c’erano rumori sul fatto che esistesse già una figura di governo provvisoria “democratica”, sostenuta e preparata dagli Stati Uniti. Anche se questa informazione non è stata confermata, possiamo certo immaginare esser vero, considerando i metodi degli Stati Uniti in altre istanze (ad esempio il recente rapimento del presidente Venezuelano). In questo contesto il significato della dichiarata intenzione di Trump di venire in soccorso dei manifestanti iraniani se l’Iran “uccide crudelmente manifestanti pacifici, come fa”, diviene chiara.</p>\n\n<p>Il Kurdistan iraniano, il Rojihilat, è una delle regioni più ribelli dell’Iran. I loro tentativi di dichiararsi autonomi sono falliti per decenni, ma la lotta di guerriglia nei territori dell’Iran continua.Il PJAK (il partito della vita libera del Kurdistan) ha supportato i manifestanti e di nuovo condannato il regime corrente.</p>\n\n<p>Il movimento di liberazione curda sta combattendo per la libertà non solo in Siria o in Turchia. Notizie da Rojhilat arrivano nelle prime pagine meno spesso ma la situazione in Iran è particolarmente dura per la lotta di liberazione. Le forze PJAK includono un braccio femminile armato, che è particolarmente importante nel contesto di una dittatura che esegue “polizia morale” sulla popolazione e, come sempre, danneggia i gruppi più vulnerabili, incluse le donne.</p>\n\n<p>L’instabilità a Tehran potrebbe beneficiare le regioni curde e potrebbe indebolire le alleanze imperialiste dell’asse Russia-Iran-Cina. Nondimeno, un governo fantoccio imposto dagli USA, Israele o chiunque altro non affronterà la questione curda in Iran. Oltretutto, affrontare la questione curda in un contesto neoliberale imperialista non apporterà soluzioni reali per un Medio Oriente multi etnico e multi religioso. Il confederalismo democratico, già implementato nel nord est della Siria  dal Partito dell’Unione Democratica (<em>Partiya Yekîtiya Demokrat,</em> PYD) e sostenuto dal PJAK in Rojhilat, offre una opzione molto più promettente per la pace.</p>\n\n<figure class=\"\">\n<img src=\"https://cdn.crimethinc.com/assets/articles/2026/01/07/5.jpg\" />\n</figure>\n\n<hr />\n\n<h1 id=\"appendice--altre-letture\"><a href=\"#appendice--altre-letture\"></a>Appendice:  altre letture</h1>\n\n<ul>\n  <li><a href=\"https://crimethinc.com/2025/05/19/iran-precarious-work-means-precarious-life-how-the-rajaee-port-disaster-exemplifies-the-assault-on-baluch-ethnic-minorities\">Iran: Lavoro precario significa vita precaria</a>—How the Rajaee Port Disaster Exemplifies the Assault on Baluch Ethnic Minorities</li>\n  <li>“<a href=\"https://it.crimethinc.com/2025/06/23/jin-jiyan-azadi-contro-la-guerra-una-dichiarazione-contro-il-genocidio-perpetrato-da-israele-e-la-repressione-della-repubblica-islamica\">Jin, Jiyan, Azadi” contro la guerra</a>—Una dichiarazione contro il genocidio perpetrato da Israele e la repressione della Repubblica Islamica</li>\n  <li><a href=\"https://crimethinc.com/2024/06/03/against-apartheid-and-tyranny-for-the-liberation-of-palestine-and-all-the-peoples-of-the-middle-east-a-statement-from-iranian-exiles\">Against Apartheid and Tyranny</a>—For the Liberation of Palestine and All the Peoples of the Middle East: A Statement from Iranian Exiles</li>\n  <li><a href=\"https://crimethinc.com/2023/03/08/jin-jiyan-azadi-woman-life-freedom-the-genealogy-of-a-slogan\">Jin, Jiyan, Azadi (Woman, Life, Freedom)</a>—The Genealogy of a Slogan</li>\n  <li><a href=\"it.crimethinc.com/2022/09/28/rivolta-in-iran-la-resurrezione-femminista-e-linizio-della-fine-del-regime-1\">Rivolta in Iran</a>—La resurrezione femminista e l’inizio della fine del regime</li>\n  <li>“<a href=\"https://it.crimethinc.com/2020/10/08/iran-esiste-uninfinita-quantita-di-speranza-ma-non-per-noi-unintervista-in-cui-si-parla-di-pandemia-crisi-economica-repressione-e-resistenza-in-iran\">Iran: ‘Esiste un’infinita quantità di speranza… ma non per noi’</a>”—Un’intervista in cui si parla di pandemia, crisi economica, repressione e resistenza in Iran</li>\n  <li><a href=\"https://it.crimethinc.com/2020/02/05/contro-tutte-le-guerre-contro-tutti-i-governi-comprendere-la-guerra-stati-uniti-iran\">Contro tutte le guerre, contro tutti i governi</a>—Comprendere la guerra Stati Uniti-Iran</li>\n</ul>\n\n"
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